Verità proibite: la storia di “Osservatore Politico”
L’Osservatore Politico non è mai stato una rivista come le altre. Non si limitava a riportare le notizie che facevano comodo al potere, né seguiva passivamente il flusso dell’informazione ufficiale. OP era qualcosa di diverso: una voce fuori dal coro, capace di andare oltre la superficie, alla ricerca di verità scomode che, altrimenti, non sarebbero mai venute alla luce.
Cos’è OP?
Dietro il nome Osservatore Politico non c’è solo una rivista: c’è molto di più. C’è un’arma contro l’omertà del potere. Nato come agenzia stampa ciclostilato, è diventato, nel 1978 una rivista settimanale unica nel suo genere. Nessuna pubblicità, nessun compromesso: solo inchieste e denunce. Con indagini dettagliate su politici, militari e magistrati, si è da subito distinta per la qualità e l’audacia delle sue informazioni. Un attacco frontale alla corruzione, ai giochi di potere, e a quella partitocrazia che si era andata diffondendo con la crisi del centro sinistra. La testata si occupava di politica, ma con un focus in particolare. Tutti i riflettori erano puntati sugli scandali e sui retroscena delle manovre di palazzo. Descrizioni di quadri illeciti, anticipazioni di mosse, intuizioni tradimenti, e anteprima erano il pane quotidiano della rivista.
Chi ha fondato OP?
La mente e le mani dietro Osservatore Politico erano quelle di Mino Pecorelli. Per la stampa ufficiale, un ricattatore, uomo vicino alla massoneria e ai servizi segreti, portavoce di affari oscuri e dei gruppi di pressione più influenti. Nella realtà, un giornalista spregiudicato, capace di muoversi con disinvoltura nei meandri della Repubblica. Maestro nell’arte dell’indiscrezione, dell’allusione, dell’analisi tagliente e della preveggenza politica, Pecorelli divenne ben presto una figura scomoda per molti. I suoi articoli non si limitavano a raccontare: insinuavano e anticipavano, spesso colpendo nel segno.
Le fonti da cui Pecorelli attingeva erano tra le più disparate. Le raccoglieva grazie alle sue numerose frequentazioni di ambienti dello Stato, della finanza e dello spettacolo. Attraverso i suoi rapporti personali riuscì a creare una fitta rete di fonti che gli permettevano non solo di conoscere in anteprima notizie riservate, ma anche di entrare in possesso di documenti scottanti su vicende delicate e di grande interesse pubblico.
Durante la sua carriera il giornalista italiano ha indagato sui colpi di Stato, sulla massoneria piduista, sulla strage di Piazza Fontana, sul fallito colpo di stato di Valerio Borghese e sul coinvolgimento di Avanguardia Nazionale. Ha cercato risposte sia sullo stano suicidio di Renzo Rocca, sia sul sequestro e sull’omicidio di Aldo Moro. Mino Pecorelli è arrivato a scoprire verità nascoste. E’ arrivato a intravedere un unico filo nero che collegava tutte le vicende, attirando verso di sé persecuzioni e minacce. Pedinato, fatto oggetto di attentati contro la sua auto, accusato di falso in bilancio e per continui reati di diffamazione, arrivò lui stesso a profetizzare la sua fine.
Cronaca di una morte annunciata
La sua stessa profezia non tardò ad avverarsi. Alle 20:45 del 20 marzo 1979, mentre usciva dalla sua redazione, Carmine “Mino” Pecorelli venne assassinato. Quattro colpi di pistola, uno dei quali sparato in bocca, zittirono per sempre il giornalista. Trovare un solo mandante per l’omicidio di Mino Pecorelli è più difficile che non trovarne. I nemici erano molti. Troppi i poteri infastiditi dalle sue rivelazioni, troppe le verità scomode che aveva messo nero su bianco. Tra le più scomode vi era anche quella sul caso Moro. Pubblicò stralci delle lettere scritte dallo statista durante la prigionia, rivelando retroscena compromettenti per la Democrazia Cristiana. Nelle sue pagine aleggiava l’ombra di Giulio Andreotti, figura al vertice del potere di allora. Proprio Andreotti, anni dopo, fu processato come presunto mandante dell’omicidio: condannato in appello e poi assolto in Cassazione, rimase comunque per sempre legato a quel delitto rimasto impunito.
Mino Pecorelli rimane un personaggio controverso della politica italiana degli anni 70. Chi fosse realmente è difficile da stabilire: la scomodità delle sue posizioni ha ridipinto la sua immagine in modo, forse, distorto. Tremendi giudizi furono a lui attribuiti, ma chi fu davvero non lo sapremo mai. La sua storia è diventata un simbolo e ha lasciato dietro di sé alcuni interrogativi. Raccontare la verità è un rischio che si paga con la vita?




