Il PKK si scoglie: una sconfitta per la rivendicazione dei diritti curdi in Turchia?
Il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) annuncia il suo suo scioglimento. Il gruppo ne ha dato la notizia al termine di un loro congresso. La decisione sembra essere una volontà già espressa dal suo storico fondatore Abdullah Öcalan.
Le origini del PKK
Il PKK nasce nel 1978 ed è formato da un gruppo di studenti universitari guidati da Abdullah Öcalan. Il PKK è formato da una maggioranza curda che rivendica l’indipendenza di questa minoranza nel territorio turco. La popolazione del Kurdistan si sente oppressa da una Turchia che vieta la lingua curda nelle scuole e sui mezzi di informazione. Nessun diritto culturale e politico riconosciuto a questa popolazione. La loro identità viene sminuita: non hanno il diritto di definirsi curdi, ma vengono derisi come “turchi delle montagne”.
L’obiettivo del PKK è formare uno Stato indipendente curdo attraverso la lotta armata, come contrattacco a tutte le oppressioni turche subite finora dalla minoranza curda.
Foto: @Kurdishstruggle – Flickr – Licenza: CC BY 2.0
Dopo decenni di lotte armate, che portano a migliaia di morti, il PKK abbandona gli obiettivi iniziali della creazione di uno Stato indipendente curdo, ma si “limita” ad un riconoscimento costituzionale e dei diritti culturali della popolazione curda in Turchia. Negli anni ‘90 le lotte combattute dal partito hanno lo scopo di introdurre la lingua curda nelle scuole della Turchia e maggiore autonomia territoriale del Kurdistan (all’est del Paese). Le richieste del PKK sono sempre state respinte dalla Turchia. La lotta per i diritti curdi sfuma alla fine dello scorso secolo, arrivando il PKK a rinunciare agli obiettivi più ambiziosi, limitandosi a richiedere una maggiore autonomia per la popolazione curda. È negli stessi anni che il fondatore del gruppo Abdullah Öcalan comincia un approccio più cauto. Nel 1998 presenta un piano di pace e l’anno seguente chiede un cessate il fuoco alla Turchia. Questa “tregua” durerà per qualche anno, fino al 2004.
Dagli anni ’90 il PKK è riconosciuto come organizzazione terroristica da diversi Stati e organizzazioni internazionali, tra cui Stati Uniti Turchia, Unione Europea e Nato. Al gruppo sono associati anche degli attacchi a forze di sicurezza, ma anche sequestri ed estorsioni. Questo tipo di ricoscimento non ha favorito la sua posizione all’interno degli equilibri politici interni ed internazionali.
Il PKK nell’era Erdogan
I cambiamenti politici in Turchia dei primi anni 2000 cambiano gli equilibri del PKK. L’elezione del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan dà una lume di speranza al gruppo. Nei primi anni della presidenza Erdogan sono approvate alcune riforme per il riconoscimento dell’autonomia curda. Il nuovo Presidente appare come un politico dall’approccio moderato e questo fa sperare in un dialogo tra il rappresentante turco e gli esponenti della popolazione curda. Questa speranza si spegnerà presto, dopo i fallimenti di dialogo avvenuti tra il 2009 ed il 2015. Da quel momento in poi, il Primo Ministro Erdogan ha attuato politiche di repressione verso i curdi attraverso arresti di massa e operazioni militari.
Foto: Reuters / Tolga Uluturk
Negli ultimi tempi, alcuni esponenti del PKK hanno dichiarato la volontà di cambiare la linea del gruppo verso un approccio più moderato e civile. Tuttavia, la continua repressione turca e la mancanza di dialogo a livello politico ha sempre ostacolato questo processo.
Dopo anni di fallimenti del raggiungimento di un accordo, sembra che il PKK abbia deciso di sciogliersi. La volontà di questa decisione proviene dal fondatore del gruppo Öcalan in una sua lettera inviata a fine febbraio proveniente dal carcere. La dura scelta è stata annunciata alla fine di un congresso del partito.




