Pasticcio all’Europea: tutte le grane della nuova Commissione Europea targata Von Der Leyen tra veti incrociati e la graticola delle Audizioni parlamentari
La nuova Commissione Europea targata Ursula Von Der Leyen è alle prese con il pericolo delleaudizioni all’Eurocamera, dove, prima della formale approvazione e votazione dell’intera Commissione, i commissari “nominati” dovranno superare il test delle commissioni Parlamentari che in questa legislatura, viste le opposizioni manifestate ad alcuni commissari nominati dalla Presidente Von der Leyen, saranno tutt’altro che pro forma.
Con l’attuale assetto istituzionale definito dal Trattato di Lisbona, il Parlamento Europeo e le audizioni parlamentari hanno assunto un maggiore peso “politico” nel processo di nomina e di composizione della Commissione Europea andando a creare un maggiore rafforzamento del legame politico tra le due istituzioni come un ulteriore passo verso una maggiore democratizzazione del processo decisionale dell’UE.
Le audizioni, quindi,sono diventate uno snodo rilevante in vista della “consuetudine” della Commissione nelpresentare al Parlamento i potenziali Commissari e stanno acquisendo importanza come strumento che consente al Parlamento di svolgere un ruolo “politico” più incisivo nella definizione della composizione della Commissione UE.
Le Sfide Politiche Di Von Der Leyen
Essendo stata nominatalo scorso 17 ottobre dopo diversiempasse politici, la nuova Commissione Von der Leyen è nata in una condizione di estrema fragilità “politica”, che hanno visto la Presidente Von der Leyenchiamata fin da subito a trovare soluzioni di “buon senso” riguardo la rosa dei Commissari Europei, viste le resistenze di alcuni partiti politici della maggioranza Ursula 2.0, Liberali, Verdi e Partito socialista europeo, sulle nomine di alcuni Commissari Europei fatte dagli Stati membri, e i governi nazionali che in taluni casi, vedasi il caso italiano con il Ministro Fitto, non hanno voluto arretrare nominando un diverso candidato commissario.
La “Questione italiana”, con la lunga trattativa tra il governo Meloni e la Presidente rinominata che ha chiesto e infine ottenutoper l’Italiaun commissario di peso avente la vicepresidenza esecutiva, Fitto è stato nominato Vice Presidente esecutivo con deleghe alla coesione, con il capitolo PNRR, e alle riforme, nonchéi veleni lasciati dalla “Questione francese” delle dimissioni dell’ex commissario per il Mercato interno Thierry Breton, critico nei confrontidella gestione “politica” della Commissione da parte della Presidente Von der Leyen, hanno offuscato l’immagine e la capacità di gestione della Presidente stessa, rappresentando due momenti di grave tensione dialettica dove ci si è anche domandati se la Von der Leyen fosse in grado di trovare una soluzione che riuscisse a convogliare i partiti della Maggioranza Ursula 2.0, sostenitori della sua candidatura, e il partito dei Conservatori Europei (ECR), formalmente all’opposizione ma sostanzialmente di rinforzo “esterno”,attorno la sua Presidenza e la nuova Commissione che dovrebbe costituirsi.
Le avvisaglie per la nuova Commissione Von DerLeyen, dunque, sono all’orizzonte e si avvicinano sempre più minacciose in concomitanza delle audizioni al Parlamento Europeo a cui i Commissari nominati dovranno sottoporsi per ottenere l’approvazione dell’Eurocamera e che si concluderanno con il voto all’intera Commissione del prossimo ottobre e con la nomina da parte del Consiglio Europeo.
La Graticola delle Audizioni
La procedura per le audizioni è stabilita dal regolamento dell’Europarlamento, all’articolo 125 e sono organizzate dalla Conferenza dei presidenti su raccomandazione della Conferenza dei presidenti di commissione. Il presidente e i coordinatori di ciascuna commissione sono responsabili delle modalità specifiche.
Ogni Commissario designato è soggetto a un’unica audizione della durata di tre ore dinanzi, a seconda del portafoglio designato, o ad un’unica commissione parlamentare, oppure a più commissioni parlamentari nel caso in cui il portafoglio di un Commissario designato rientri equamente tra le competenze di più di una commissione, (commissioni congiunte).
In questo meccanismo di audizioni e approvazione della Commissione e dei Commissari, il pericolo maggiore per gli equilibri della Commissione stessa è rappresentato dall’effetto domino dei veti incrociati annunciatidai partiti della maggioranza Ursula 2.0, il partito socialista europeo (PSE)insieme ai liberali e ai Verdi su alcuni candidati Commissari, uno su tutti il commissario Fitto,cheinnescherebbero un meccanismodi reazione da parte dell’altro partito di maggioranza, il Partito popolare Europeo (PpE), sui candidati Commissari “forti” del PSE e dei liberali, aprendo a uno scenario di paralisi con la possibile rottura della coalizione di maggioranza chedeterminerebbeequilibri politici totalmente nuovi.
D’altronde non è affatto scontato che qualche Commissario nonpossa “saltare” una volta concluso il ciclo di audizioni all’Eurocamera, infatti dal 2004, a seguito del rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo avvenuto con l’entrata in vigore del Trattato di Nizza, il Parlamento ha respinto almeno un candidato in ogni nuova Commissione.
Il pericolo dei “veti incrociati” nelle Commissioni e i potenziali Commissari “fragili”
Tra i casi più eclatanti di “bocciature” dei candidati, nel 2004 per l’appunto, l’allora candidato commissario Rocco Buttiglione, nominato dal governo Berlusconi, e anche lui nominato come Vicepresidente esecutivo con delega alla giustizia non superò l’esame dell’Europarlamento a seguito delle sue frasi contro l’omosessualità venendo ritenuto un candidato “non idoneo” per le sue posizioni radicali sul tema dell’omosessualità; un pericoloso dejavùche il governo Meloni a distanza di 20 anni non vorrebbe rivivere con Raffaele Fitto.
I malesseri più o meni manifesti che accompagnano la nomina di Fitto ad un ruolo “importante” nella Commissione riguardano fondamentalmente due aspetti che trascendono dalla “persona” del Commissario, ovvero, in primo luogo la minaccia che la Commissione Von der Leyen sposti i suoi equilibri politici e la sua agenda programmatica 2024-2029 su posizioni maggiormente conservatrici a danno dei partiti e dei temi progressisti, quali green deal e diritti civili; in secondo luogo, l’insofferenza nel riconoscere al partito dei conservatori europei(ECR) guidato da Giorgia Meloni un Commissario di “peso”, significherebbe riconoscere a quest’ultimo e alla sua leader una duplice vittoria politica, ovveroessere riuscita leiad uscire dall’isolamento nel quale si era posto con il voto contrario a VdL, ed essere presente l’(ECR), seppur formalmente rimanendo all’opposizione, nel cuore del potere “esecutivo” dell’Unione Europea mettendo un Commissario che per i prossimi cinque anni che definirà gli interventi e le politiche di riforma, di coesione dell’Unione e del PNRR.
In questo scenario di estrema fragilità, pertanto,prevedere ribaltoni dell’ultimo minuto o colpi di scena dall’Eurocamera sarà tutt’altro che impensabile a maggior ragione se si tiene conto delle dichiarazioni degli esponenti dei partiti progressisti della maggioranza Ursula alla luce della nomina dei Commissari, che sono pronti a dare battaglia a suon di domande nelle Commissioni parlamentari competenti.
Oltre al citato caso del Commissario Fitto, se il Parlamento dovesse decideredi affondare il colposulla rosa dei Commissari di von der Leyen, ecco un elenco dei candidati che potrebbero non uscire indenni dalla graticola delle audizioni:
L’ungherese Olivér Várhelyi, profilo indicato da Viktor Orban e già commissario per il vicinato e l’allargamento nella prima Commissione Von der Leyen, nominato questa volta come Commissario per la Salute e il benessere degli animali.
Articolo a cura di Gabriele Mezzacapo



