Puff Daddy: il caso che sta facendo tremare Hollywood
Il 16 settembre, il produttore e rapper americano Sean Combs (per gli amici Puff Daddy o P. Diddy) è stato arrestato, con l’accusa di abuso, violenza e traffico sessuale su donne, uomini e minori.
Diddy è finito sotto i riflettori dopo la diffusione di un video, registrato dalle telecamere dell’InterContinental Hotel di Los Angeles (marzo 2016), in cui si vede il rapper maltrattare l’ex Cassie Ventura.
Puff Daddy è attualmente in carcere, a Brooklyn, dove rischia 15 anni, forse persino l’ergastolo.
I party di Puff Daddy
Il caso Puff Daddy sembra più ampio del precedente caso Epstein, per via del numero di persone coinvolte ed l’arco temporale di riferimento.
Nello specifico, è recentemente diventata virale una lista anonima, contenente tutti i big del panorama musicale statunitense, che avrebbero frequentato i famosi party di Diddy: i nomi ammontano a circa 90.

Le feste (tenute dalla fine degli anni Novanta, fino ai primi anni Duemila, nella villa del producer) si dividevano in due categorie: White Party e freak off.
I White Party erano aperti ad una lista ampia ed erano così chiamati per via del dress-code imposto da Diddy: tutti dovevano vestirsi di bianco, per eliminare le differenze. Gli ingredienti centrali di questi eventi erano alcol e musica.
Ma il cuore dello scandalo è rappresentato dai freak off. Secondo quanto testimoniato, durante questo secondo livello di party (a cui non avevano tutti accesso, in quanto erano riservati ad una cerchia più intima) si tenevano performance sessuali, orge e abusi, facilitati dall’utilizzo forzato di una serie di droghe: cocaina, ossicodone, GHB (la “droga dello stupro”), MDMA e ketamina.
I freak off potevano durare anche giorni ed i presenti sarebbero stati obbligati a idratarsi e “ricaricarsi” con sostanze somministrate endovena, per resistere.
Diddy avrebbe inoltre ricattato tutte le sue vittime, registrando video per comprare il loro silenzio.

Il caso Diddy tra TikTok e teorie
Nell’ultimo periodo, le accuse rivolte a Puff Daddy si sono moltiplicate, insieme alla quantità di contributi e reazioni online, specie su TikTok.
Una delle questioni più delicate riguarda sicuramente Justin Bieber. Il cantante ha infatti conosciuto Diddy all’età di 15 anni, tramite Usher, partecipando poi alcune feste. Non è impossibile quindi che il cantante canadese sia stato vittima di abusi.

E poi ci sono le teorie sui tunnel sotterranei (un mito sfatato da CNN, che ha confermato solo la presenza di una grotta usata come piscina), quelle sulla colpevolezza di Beyoncé e Jay-Z e quelle sulle 1000 bottigliette di olio Johnson Baby, rinvenute dalla procura statunitense. Non è chiaro l’utilizzo di queste ultime: per alcuni potrebbero essere state usate come lubrificante durante gli atti sessuali, per altri potrebbero aver contenuto ecstasy liquida.
Al di là delle speculazioni, il caso Diddy rimane uno scandalo la cui portata è senza precedenti, così come lo è l’impatto sull’opinione pubblica e sui media. Il silenzio di molte star, la dichiarazione di innocenza da parte del rapper e la mancanza di molte prove ci suggeriscono che la storia continuerà a lungo, forse prendendo pieghe imprevedibili.




