Scene da un matrimonio: tutto comme il faut!
É uno sguardo maturo quello di Raphael Tobia Vogel che firma la regia di Scene di un matrimonio nell’adattamento teatrale del film di Bergmann di Alessandro D’Alatri. Lisa Capaccioli è aiuto alla regia. Lo spettacolo è stato in scena al Teatro Franco Parenti di Milano sino al 24 marzo 2024.
Vogel non cerca verità inesistenti, né consolazioni illusorie. Sembra conoscere, come uomo prima che come artista, quei grovigli intricati all’interno di una relazione, tra Freud, Proust e tracciati genitoriali in cui inconsapevolmente si resta impantanati.
Colpisce la sua compassione nei riguardi dei suoi due giovani personaggi: una donna e un uomo, moglie e marito, programmati a diventare quello che la famiglia d’origine e la società si aspettano da loro.
Vogel li guarda con estrema dolcezza, così scollegati come sono dai loro bisogni, mentre li accompagna in un lungo percorso di rinnovamento identitario, costellato da cambi d’abito.
Quasi che, il processo di costituzione dell’identità di entrambi, non passi attraverso la loro esperienza diretta della vita, dai loro bisogni, dalla conoscenza di se stessi, ma principalmente dallo sguardo dell’altro.
Incontriamo i due giovani sposi sulla bella e armonica scena costruita presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti. Si presentano online alla psicologa cui si rivolgono perché la moglie Marianna, la bravissima Sara Lazzaro, comincia a percepire che l’assenza di problemi all’interno della loro coppia, può essere di per sé un problema.
Lui, l’incisivo Fausto Cabra, è riluttante e vorrebbe ridurre tutto a isterismo femminile. Infatti, secondo lui, va tutto bene. Si è sempre comportato da bambino bravo, educato, ponderato, ubbidiente, zitto, quando gli intimavano di tacere. Non vede il motivo per andare ad indagare su una relazione che forse non è soddisfacente, ma che è socialmente irreprensibile.
Scene da un matrimonio: entrambi hanno fatto tutto “comme il faut”, proprio come l’Ivan di Tolstoj, cercando di realizzare quel quadro di vita borghese, socialmente approvato, tranquillo, elegante, lontano da eccessi di qualsiasi tipo.
Ma si cominciano ad intravedere le prime crepe.
Le loro bambine mai presenti in scena, se riempiono il bel quadretto familiare, vengono vissute come elementi ingombranti. La genitorialità impone infatti che si sia fatta pace con le proprie frustrazioni, i propri fallimenti, le proprie contraddizioni. E si sia autonomi mentalmente. Solo allora ci si può fare carico di un’altra vita.
Inizialmente Marianna e Giovanni fanno ridere e ci fanno ridere, tra battute e movimenti goffi nei pantani della quotidianità borghese.
Poi i demoni si scoperchiano. La barca dell’amore si è ormai schiantata contro l’esistenza quotidiana, come diceva Majakovskij.
Cominciano i rimproveri reciproci. Ognuno vuole uccidere nell’altro l’ombra che non vuole accettare in se stesso. Ne segue la separazione dolorosa, la guerra, il fallimento di false partenze amorose. Anche un episodio di violenza fisica. Si scoprono così entrambi, analfabeti dei sentimenti.
E quando spogliati di tutti quegli abiti pesanti, si ritrovano a contatto con se stessi realizzando che la loro coppia non è stata affatto quello che avrebbe dovuto essere, solo allora sono pronti a incontrarsi davvero. E ad amarsi.
Lo fanno su una scena che ha perso l’armonica geometria di quella iniziale. É ingombra di cartoni pieni di macerie. Sono i pezzi del mondo illusorio andato in frantumi: ubbidienza, raccomandazioni di mamme e suocere, vacanze al mare… Molti tra gli spettatori, potrebbero aggiungere i propri.
Scene da un matrimonio
traduzione Piero Monaci
adattamento Alessandro D’Alatri
regia Raphael Tobia Vogel
con Fausto Cabra, Sara Lazzaro
luci Oscar Frosio
musiche Matteo Ceccarini
costumi Nicoletta Ceccolini
contenuti e montaggio video Luca Condorelli
aiuto regista Lisa Capaccioli | assistente scenografa Sabina Bratu
seconda assistente scenografa Matilde Casadei | pittore scenografo Santino Croci direttore dell’allestimento Marco Pirola | direttore di scena Paolo Roda
elettricista Martino Minzoni | sarta Marta Merico
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
Si ringrazia Silvia Giulia Mendola per aver prestato la sua voce
produzione Teatro Franco Parenti.




