C’è posta per te: retorica di un terrorista
La struttura epistolare sembra essere stata il veicolo perfetto di comunicazione per far circolare e trasmettere le proprie idee e opinioni: lettere che imbottigliate navigano nelle acque salate e dolci di oceani e fiumi, che inscatolate viaggiano lungo sentieri e autostrade, e che virtuali, si diffondono, con dei rapidi “Tik-Tok”. Questo suono, che ricorda lo scandire del tempo da parte delle lancette, è il nome del frizzante e popolare social network attraverso il quale, negli ultimi giorni, sono stati diffusi i discutibili contenuti di una missiva attribuita al capo di Al Qaida, Osama Bin Laden. La lettera in questione sembra essere stata scritta in seguito agli attentati terroristici compiuti contro gli obiettivi civili e militari Statunitensi durante l’11 settembre del 2001: le torri nord e sud del World Trade Center (New York); il Pentagono, sede e quartier generale del dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America (Contea di Arlington, Virginia); il Campidoglio e la Casa Bianca (Washington).
In concomitanza con l’attuale conflitto in Medio Oriente, tra Israele e le forze di Hamas, le improbabili motivazioni risalenti a circa vent’anni fa, sono state condivise (in parte anche apprezzate) dagli utenti delle piattaforme social, in risposta all’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Di fronte all’avanzata del fenomeno virale, l’app cinese, insieme al quotidiano britannico, The Guardian, che ha ospitato per oltre vent’anni la missiva corredata della sua versione originale in arabo, ha optato per la rimozione dei contenuti riguardanti la lettera, con il reindirizzamento agli articoli che promuovono una sua contestualizzazione.
«La trascrizione pubblicata vent’anni fa è stata diffusa estesamente sui social media senza il suo contesto originale. Per questo abbiamo deciso di rimuoverla e di indirizzare i lettori sull’articolo che al tempo forniva il contesto» (The Guardian)
La “Letter to America” considerata ed esposta come documento storico ha subito una “ri-significazione”, adattandosi alla drammatica situazione presente e trasformandosi in un potenziale strumento politico mediatico. Le quattro pagine della lettera, rivolte in particolar modo ai giovani americani, evocano ripetitivamente l’insofferenza nei confronti del capitalismo americano con il suo dollaro, i suoi lobbisti e le sue corporation. La chiara avversione “impreziosita” da ulteriori motivi anti-occidentali e “adornata” da pregiudizi antisemiti, tramutata in un linguaggio semplicistico, epistolare e mediatico, può sfumare in una pericolosa istigazione. Questa retorica altro non è che un insieme di parole note e vuote che, in quanto tali, offrono la possibilità di essere riempite, volta per volta, di significati più contemporanei. È attraverso questa capacità mediatica, che le giustificazioni più insignificanti, in tempi di guerra, diventano familiari e attraenti, tramutando la retorica spicciola di un terrorista in un incontro virtuale tra vecchi mittenti e giovani destinatari.
Articolo a cura di Ilaria Ricci




