Met Gala 2026: i look ispirati all’arte che sembrano usciti da un museo
È arrivata la 79ª edizione del Met Gala, celebrata come da tradizione il primo lunedì di maggio al Metropolitan Museum of Art di New York. Con il tema “Costume Art” e un dress code intitolato “Fashion is Art”, l’attesa per look spettacolari sul red carpet è più che giustificata. L’obiettivo è lasciare totale libertà alla creatività, trasformando il corpo in una tela e l’abito in una vera e propria opera d’arte.
I migliori look ispirati ad opere specifiche
Molte celebrità hanno interpretato il dress code in modo molto letterale, presentandosi con look ispirati a celebri opere d’arte della storia, reinterpretate per l’occasione sul red carpet. Alcuni outfit sono fedelmente ispirati a opere specifiche, mentre altri ne richiamano semplicemente lo stile o l’estetica, con riferimenti più sottili e simbolici.
Kendall Jenner e Vittoria alata di Samotracia

Mike Coppola/Getty Images //Steve Christo/Corbis via Getty Images
La modella Kendall Jenner ha indossato un abito firmato Gap Studio by Zac Posen, ispirato alla celebre scultura Vittoria di Samotracia, una delle opere più importanti dell’arte ellenistica. L’opera raffigura la dea greca Nike, simbolo di vittoria, rappresentata come una figura femminile con le ali spiegate. L’abito reinterpreta questo immaginario classico attraverso linee e volumi che richiamano il senso di movimento e maestosità della statua originale.
Kylie Jenner in veste di Venere di Milo di Alessandro di Antiochia

Dimitrios Kambouris // 2011 Louvre / Thierry Olivier
Kendall non è l’unica delle Jenner ad essersi ispirata alle sculture greche dell’epoca ellenistica. La modella Kylie Jenner è arrivata con un abito Schiaparelli caratterizzato da un corpetto color carne che valorizza le forme del corpo e del seno, creando un effetto scultoreo che richiama in modo evidente la Venere di Milo. La statua raffigura la dea Afrodite, simbolo di bellezza e amore. La sua caratteristica più nota è l’assenza delle braccia, un dettaglio che da possibile “difetto” è diventato nel tempo il suo elemento distintivo e parte del suo fascino. La scultura rappresenta un ideale di armonia e proporzione, incarnando una bellezza senza tempo che l’ha consacrata come uno dei simboli più importanti dell’arte greca.
Anne Hathaway e l’Ode su un urna di greca di John Keats

Foto: Theo Wargo/FilmMagic
Una delle attrici più chiacchierate del momento, Anne Hathaway, ha scelto di sfilare con un abito firmato Michael Kors che non si ispira a un’opera d’arte visiva, ma a una poesia. Il look è infatti un omaggio all’Ode su un’urna greca(1819) di John Keats, testo che riflette sul rapporto tra arte, bellezza e eternità. Il designer ha collaborato con il suo amico artista Peter McGough per realizzare i decori bianchi dell’abito: elementi essenziali ma d’impatto, che creano un forte contrasto con il nero del tessuto e richiamano le scene raffigurate sulle antiche urne greche. Un look quindi concettuale, chetraduce la poesia in moda attraverso simboli e riferimenti classici reinterpretati in chiave contemporanea.
Heidi Klum come Vestale velata di Raffaele Monti

Michael Buckner // decoraconarte.com
La modella Heidi Klum ha fatto il suo ingresso sul red carpet con un abito firmato Mike Marino, decisamente insolito ma di grande impatto. Ancora una volta ha puntato sull’effetto sorpresa, confermandosi una vera maestra dei look più eccentrici e inaspettati. Il suo stile sembra ormai orientato a stupire a ogni costo, e anche questa volta l’obiettivo è stato centrato. L’ispirazione del look è chiara: la maestosità e la bellezza delle statue di marmo. In particolare, il riferimento è alla Vestale velata di Raffaele Monti, artista capace di rendere il marmo sorprendentemente leggero e quasi etereo, esaltando le forme del corpo con un realismo quasi sovrannaturale. Forse il concept è stato interpretato in modo molto letterale, ma il risultato resta comunque scenografico e d’effetto. Il coraggio e l’anti convenzionalità la ripagano consacrando la regina di questa edizione del red carpet.
Angela Bassett come Ragazza in abito rosa di Laura Wheeler Waring,

Dimitrios Kambouris/Getty Images per The Met Museum/Vogue // Metropolitan Museum of Art
Angela Bassett ha attraversato il red carpet completamente vestita di rosa, indossando un abito firmato Prabal Gurung. Il look rappresenta una chiara rievocazione del dipinto Ragazza in abito rosa di Laura Wheeler Waring, realizzato nel 1927. L’opera è una delle più significative del movimento della Harlem Renaissance e ritrae una giovane donna afroamericana con un elegante abito rosa in stile flapper, simbolo della moda degli anni Venti. In questo contesto, la figura femminile viene rappresentata come emblema di eleganza, modernità e raffinatezza.
Il dipinto ha un forte valore storico e culturale perché contribuisce a rompere gli stereotipi dell’epoca, offrendo una rappresentazione dignitosa e sofisticata degli afroamericani nell’arte. Il tributo di Angela Bassett porta quindi sul red carpet non solo un riferimento estetico, ma anche un pezzo di storia e identità culturale, rendendo omaggio a un’opera che ha un valore universale e non esclusivamente legato alla comunità afroamericana.
Due bonus look che meritano una menzione speciale
Due look d’eccezione meritano una menzione speciale: non solo per la forza estetica degli abiti, ma soprattutto per il significato e le figure che rappresentano nel panorama della moda contemporanea e in occasione del Met Gala.
Aariana Rose Philip in minimal black

Foto: Photo: Dimitrios Kambouris/Getty Images
La modella trans e tetraplegica antiguano-americanaAariana Rose Philip ha fatto il suo debutto sul red carpet del Met Gala, vivendo un momento di grande emozione e forte significato personale. Per la prima volta, ha infatti varcato il tappeto rosso come la prima persona in sedia a rotelle a prendere parte all’evento.
Il suo look, essenziale ma carico di significato, è stato realizzato dal brand Collina Strada sotto la direzione creativa della designer Hillary Taymour, con cui la modella collabora da tempo. Tuttavia, al di là dell’abito, la sua presenza ha rappresentato un traguardo ancora più importante: un primato che segna un passo significativo verso una maggiore inclusività nel mondo della moda e delle grandi passerelle internazionali.
Anna Wintour contornata da piume

Foto: Angela Weiss
Non si può non riservare una menzione d’onore all’organizzatrice del Met Gala: Anna Wintour. La direttrice editoriale globale di Vogue è arrivata sul red carpet con un abito Chanel che riflette perfettamente il suo stile: semplice, raffinato ed elegante, arricchito da delicati dettagli piumati.
Immancabili i suoi occhiali da sole, anch’essi Chanel, ormai parte integrante del suo signature look a ogni evento pubblico. Pur non seguendo in modo letterale il dress code della serata, Wintour continua a incarnare ogni anno l’impeccabilità e la visione che rendono il Met Gala un evento di riferimento nel mondo della moda, mantenendo sempre un’eleganza sobria e senza prendersi eccessivamente sul serio.




