Pugno duro di Salvini su scioperi Cgil-Uil, ma l’Italia manifesta meno della media Ue
Venerdì a Roma, poi il 24 al Nord e il 1 dicembre al Sud. Cgil-Uil organizzano le manifestazioni, ma Salvini non ci sta

Effetto Salvini
Dopo le indicazioni dei sindacati e le modifiche apportate in seguito all’effetto Salvini che ha ridotto lo sciopero dei trasporti (esclusi i voli) da otto a quattro ore, lo sciopero di venerdì 17 (la data potrebbe un po’ preoccupare gli scaramantici) ha bloccato soprattutto la città di Roma, dove, oltre allo stop di quattro ore per bus, metro e treni, si sono aggiunte anche le proteste degli studenti universitari, chiamati a raccolta per la manifestazione di Cgil e Uil a Piazza del Popolo. Le richieste sono aumenti salariali, più assunzioni e protestare contro il taglio delle pensioni. Landini e Bombardieri, i due segretari generali dei sindacati coinvolti nella protesta, si sono riuniti a Roma questo venerdì, ma le manifestazioni continueranno: le regioni del Nord si bloccheranno il 24 novembre e quelle del Sud il 1 dicembre. In tutto saranno 58 le piazze convocate a manifestare.
Le richieste nelle piazze
La mobilitazione, si legge sul sito Cgil, è promossa dalle due Confederazioni “per alzare i salari, per estendere i diritti e per contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati e non offre futuro ai giovani. A sostegno di un’altra politica economica, sociale e contrattuale, che non solo è possibile ma necessaria e urgente”.
Il timore di Meloni è che la stretta di Salvini abbia, in realtà, aiutato la piazza di Landini e soci nel compattarsi di più. La premier sembra aver coperto la precettazione: “Non è intenzione del governo modificare la normativa sul diritto di sciopero”, ma la freddezza nei confronti del Ministro dei Trasporti Matteo Salvini è ben rintracciabile. La tematica del lavoro è il vero ostacolo di questo primo anno di governo Meloni: dal contrasto al salario minimo (che alla fine piaceva un po’ anche a qualche elemento del centro-destra) alle questioni più specifiche riguardanti la contrattazione collettiva.
E in Europa si protesta?
Eccome. In tutta l’Ue, da mesi, i sindacati stanno guidando con forza le lotte per difendere alcuni diritti fondamentali dei lavoratori. Francia, Belgio, Germania, Olanda e Spagna, praticamente tutti uniti con una stessa richiesta, l’aumentare i salari per compensare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione. In Germania, ad esempio, una delle ultime ondate di scioperi ha comportato il blocco praticamente totale della circolazione dei treni. E non è un caso raro o isolato. Dati dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) hanno segnalato come nel decennio 2008-2018 in Italia si protesta e si manifesta meno rispetto alla media dei paesi Ue. Se infatti nel Bel Paese ci sono stati in media 42 giorni di sciopero all’anno, la Spagna ne ha contati 76 e la Francia addirittura più di cento (112). Ultimamente, una ricerca dell’Osservatorio Cpi dell’Università Cattolica ha rilevato che anche nel biennio 2021-2022 gli scioperi proclamati in Italia dal servizio pubblico siano diminuiti anche soltanto rispetto al biennio precedente preso in esame (2017-2018).
Questo dice sicuramente qualcosa sull’effettiva efficienza degli scioperi proclamati in Italia rispetto al resto dell’Unione Europea.




