La guerra in Ucraina non si placa
Nel mese di ottobre 2023 la guerra russo-ucraina ha superato i 600 giorni dall’inizio del conflitto. Sono molte le battaglie combattute, ed i morti e sfollati che esse hanno causato; se inizialmente le forze ucraine sostenute dalla NATO sono riuscite a respingere le forze armate russe nel nord e nord-est del paese, dopo, a partire dalla imponente controffensiva del settembre 2022 grazie alle quale Kiev era riuscita a riconquistare gran parte dell’oblast’ di Kharkiv , il fronte si è spostato più verso est e sud. Dove tutt’ora si combatte.

Armi in ballo
Stando alle parole del ricercatore associato in tecnologia militare e sicurezza internazionale Mauro Gilli, la controffensiva ucraina, esclusi alcuni importanti successi come la liberazione di Kherson nel novembre 2022, ha prodotto risultati limitati. Infatti il controllo militare russo è pari al 17,48% del territorio; 10,44% in più rispetto al periodo precedente l’invasione. Secondo molti esperti, a mancare sono state proprio armi e sistemi di difesa adeguati, come carri armati, droni e mezzi aerei, e, soprattutto, un decisivo e puntuale supporto europeo, sia sul lato militare che diplomatico con le sanzioni.
Negli ultimi giorni gli scontri si sono intensificati lungo il fronte orientale, con le forze russe determinate a catturare la città di Avdiivka, nonostante le numerose perdite e le condizioni climatiche di imminenti piogge e basse temperature. Il Presidente Zelenskyy ha inoltre affermato che un raid di droni sulla parte occidentale della regione di Khmelnytskyi ha preso di mira la centrale nucleare della zona e che l’Ucraina reagirà se la Russia decidesse di intraprendere una campagna aerea volta a paralizzare la rete elettrica nazionale. Preoccupanti sono le dichiarazioni del Cremlino sul successo dei test finalizzati a verificare la capacità russa di sferrare un massiccio attacco nucleare via terra, mare e aria.

La distrazione statunitense può costare caro all’Ucraina
In risposta al discorso tenuto da Biden il 20 ottobre in cui il Presidente americano ha affermato che Washington avrebbe dovuto “unire il mondo” per forgiare una nuova pace, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov si è espresso sì a favore della costruzione di un nuovo ordine mondiale, ma non sarebbero dovuti essere gli Stati Uniti a costruirlo e guidarlo. Fuori da una visione “americo-centrica”.
Nel frattempo i piani militari di Kyev sono fortemente legati alla politica americana, sia interna che estera, ed entrambe sono allarmanti per l’alleato ucraino. Per quanto riguarda la prima, gli Stati Uniti stanno per entrare in un anno di campagna elettorale ed elezioni, e questo potrebbe distogliere l’attenzione dal conflitto o far ritardare l’invio di armi, essenziali per la difesa e offensiva ucraina. Lo stesso potrebbe accadere anche per via del conflitto in Palestina, che vede Hamas contrapposto ad Israele, fortemente sostenuta dagli Stati Uniti.
Articolo a cura di Sara Speziali



