Elezioni in Spagna: i Popolari vincono senza maggioranza
Vince il PP ma non ha i numeri per governare. Cade Vox, tiene Sánchez. Ecco i possibili scenari post elezioni in Spagna

Come sono andate le elezioni in Spagna
Il 23 luglio si è votato in Spagna. Pur crescendo nettamente rispetto al 2019 e pur essendo il primo partito sia in termini di seggi che di voti (con il 33,05%), il Partido Popular (PP) di Alberto Núñez Feijóo, alla fine dello scrutinio, si è notato come non abbia i numeri per formare un governo né in autonomia, né in coalizione con altri partiti, a partire proprio da Vox di Santiago Abascal, che ha ottenuto soltanto il 12,39% dei voti. Proprio Vox, che alle elezioni del novembre 2019 aveva raggiunto la percentuale record del 15,08%, giusto quattro anni dopo non è riuscita a replicarsi e a confermarsi, ma, addirittura, ha anche perso dei voti. L’unione tra PP e Vox, infatti, si fermerebbe a 171 seggi, mentre un allargamento con il centrosinistra di Pedro Sánchez (31,70%) toccherebbe quota 172, comunque sempre meno della soglia della maggioranza assoluta fissata a 176 su 350. L’ago della bilancia saranno i 7 eletti di Junts per Catalunya, il partito indipendentista di Carles Puigdemont: se Sánchez li convincesse ad astenersi (o, nella migliore delle ipotesi per il PSOE, a votare a favore) si potrebbe evitare il ritorno alle urne, che risulta essere comunque molto probabile, con una data fissata per dicembre 2023.

Qualche numero
Il quotidiano online El Diario ha mostrato che la percentuale ottenuta dal PSOE di Sánchez tende a diminuire all’aumentare del reddito medio dei residenti del comune e, inoltre, supera rispettivamente PP e Vox nei comuni dove c’è la maggior percentuale di residenti nati all’estero. Il dato è di quelli che fanno riflettere, ma ancora più interessante è il fatto che il PP è andato meglio di tutti nelle città più popolose (Madrid, Valencia e Siviglia) mentre a Barcellona ha prevalso il PSOE, causando una perdita di voti agli indipendentisti di ERC e Junts, che, come visto, anche se sono rispettivamente il quarto e il quinto partito nel capoluogo catalano, saranno decisivi per gli equilibri politici nella nuova legislatura. È interessante notare come PP e PSOE insieme abbiano comunque sfiorato il 65%: la Spagna, quindi, risulta essere in controtendenza con gli altri grandi Paesi europei, dove i due partiti tradizionali di centrodestra e centrosinistra hanno negli ultimi anni subito un calo dei voti. Infine Vox ha praticamente dimezzato i suoi seggi, mentre i socialisti di Pedro Sánchez hanno tenuto, a differenza di quanto ogni previsione aveva previsto.

Vox, il partito uscito più sconfitto
Il vero grande sconfitto è, quindi, Santiago Abascal che, indirettamente, ha anche bloccato le aspirazioni di Alberto Nunez Feijòo, già proiettato alla Moncloa. Il PP, secondo fonti interne, nonostante si confermi il primo partito, starebbe già pensando a come sostituire Feijòo (il nome che si fa è quello di Isabel Díaz Ayuso, presidente del PP della Comunità di Madrid da agosto 2019), eppure, già nella serata del 23 luglio, a scrutinio appena completato, Feijòo ha rivendicato il diritto di provarci: “Come candidato del partito più votato, credo che il mio dovere sia aprire il dialogo, guidare questo dialogo e cercare di governare il nostro Paese”. Ha continuato dicendo: “Il nostro dovere è evitare un periodo di incertezza e che nessuno abbia di nuovo la tentazione di bloccare la Spagna”. Ma la strada è tutta in salita.




