A che punto siamo arrivati con l’indagine su Daniela Santanchè
La ministra, ad oggi, non ha nessun avviso di garanzia ma la situazione è complessa: è stata presentata una mozione di sfiducia.

Il punto sull’inchiesta Santanchè
Tutto è iniziato il 19 giugno scorso quando Report, il programma di punta per le inchieste giornalistiche di Rai 3, ha condotto un lungo servizio sull’attività imprenditoriale di Daniela Santanchè, attuale ministra del Turismo e senatrice nelle ultime due legislature. L’inchiesta di Report, a firma Giorgio Mottola, riporta testimonianze di alcuni dipendenti delle aziende di Santanchè che la accusano di essere stata una pessima amministratrice, di aver imposto la cassa integrazione a un’impiegata senza avvisarla (e facendola comunque lavorare) e in generale di una gestione societaria poco accorta che ha portato in crisi le aziende in suo possesso. Le società in questione sono due: Ki Group e Visibilia. La prima, tra il 2018 e il 2019, avrebbe accumulato debiti con i fornitori, che a un certo punto sarebbero arrivati fino a 8 milioni di euro. La situazione economica sarebbe stata così precaria che Ki Group aveva difficoltà a farsi approvare i bilanci annuali, per cui è stata creata una nuova società (la Ki Group SRL) per incorporare i rami in attivo e lasciare i debiti alla società originaria, Ki Group SPA. In tutto ciò, Santanché e Canio Mazzaro (suo ex compagno nel 2006) avrebbero gestito il patrimonio di Ki Group in maniera poco trasparente, pagando per esempio a Mazzaro un appartamento a Milano dal costo di 100mila euro all’anno registrato come “ufficio di rappresentanza”.
Le accuse potrebbero avere conseguenze giudiziarie?
Alcune delle accuse emerse dall’inchiesta appaiono più che altro sconvenienti, ma senza conseguenze giudiziarie: come il fatto che durante la pandemia Santanchè si fosse più volte vantata pubblicamente di aver anticipato la cassa integrazione ai suoi dipendenti, mentre diverse testimonianze dirette raccolte da Report tra i lavoratori di Ki Group hanno poi smentito che lo avesse fatto davvero. Altre – come il caso di una dipendente messa in cassa integrazione a zero ore a sua insaputa – potrebbero invece avere ripercussioni giudiziarie che, nel caso fossero verificate, sarebbe ipotizzabile il reato di truffa ai danni dello Stato.
In aula, Santanchè ha tenuto un discorso dai toni combattivi, in cui ha cercato di presentarsi come la vittima di una “campagna di vero e proprio odio”, negando tutte le accuse di Report. Ma prima di difendersi nel merito della gestione delle sue aziende, Santanchè ha voluto insistere su un punto: “Affermo innanzitutto sul mio onore che non sono stata raggiunta da alcun avviso di garanzia, e che anzi per scrupolo ho chiesto ai miei avvocati che non ci fossero dubbi in proposito”. In sintesi, quindi, sembra essere plausibile che Santanchè sia indagata, come riporta anche Domani, e che lei non ne sia stata informata. Questo perché l’iscrizione nel registro degli indagati sarebbe stata fatta segretamente; un’eventualità comunque prevista dalla legge. In generale, poi, le procure non sono tenute a dare informazioni su questo, neanche su specifica richiesta di avvocati che assistono persone potenzialmente coinvolte.

E adesso?
Daniela Santanchè è indagata già dallo scorso 5 ottobre nell’inchiesta milanese con al centro Visibilia, uno dei due gruppi editoriale che ha fondato. Oltre a lei sono indagate altre cinque persone che hanno avuto ruoli societari, tra cui la sorella Fiorella Garnero (consigliera) e il compagno della senatrice di FdI Dimitri Kuntz D’Asburgo (ex presidente di Visibilia Editore). Da quanto si è appreso da fonti ANSA, la secretazione del nome della ministra è del giorno successivo all’iscrizione, ossia il 6 ottobre ed è decaduta tre mesi dopo. Gli indagati nell’inchiesta sono per bancarotta e falso in bilancio di cui i PM hanno chiesto la proroga, mentre Santanchè, ad ora, non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. Così ha precisato anche ieri nel corso dell’informativa in Aula al Senato.




