Lutto nazionale e funerali di Stato: un altro caso Berlusconi
Si sono svolti ieri i funerali di Stato per Silvio Berlusconi. Il Duomo di Milano è stato blindato e chiuso al normale flusso di fedeli e curiosi per ovvi motivi di sicurezza. Ma se i funerali di Stato non hanno lasciato interdetto nessuno, diversa è stata la proclamazione del lutto nazionale. Cerchiamo di capire meglio quali sono stati i precedenti e vediamo di distinguere le due diverse tipologie di “istituzionale cordoglio”.
Un primo distinguo è prettamente giuridico e, in parte, delinea in maniera netta i funerali dal lutto nazionale. I primi sono regolamentati da una specifica legge, il secondo è di struttura più fumosa al punto da essere, nella sua quasi totalità, in mano al Governo.

I funerali di Stato
L’articolo 1 della legge n. 36 del 7 febbraio 1987, titolata Disciplina delle esequie di Stato, così recita: “sono a carico dello Stato le spese per i funerali del Presidente della Repubblica, del Presidente del Senato, del Presidente della Camera dei deputati, del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Presidente della Corte costituzionale, sia che il decesso avvenga durante la permanenza in carica, sia che avvenga dopo la cessazione della stessa”.
La legge, promulgata sotto la presidenza della Repubblica di Francesco Cossiga e durante il Governo Craxi II, è molto chiara e consta di sette articoli. Nei successivi sei si delineano i tecnicismi economici e gli altri casi in cui, a seguito di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, lo Stato possa farsi carico delle esequie di personaggi di spicco, italiani e stranieri, che “abbiano illustrato la Nazione italiana nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, del lavoro, dell’economia, dello sport e di attività sociali”.
Di fatto, i funerali di Stato di Silvio Berlusconi hanno rappresentato una prassi che, nella storia della Repubblica è stata ostacolata solo dalla volontà della famiglia del defunto. Così avvenne per Giovanni Goria nel 1994, per lo stesso Bettino Craxi nel 2000 e per Giulio Andreotti nel 2013. In quest’ultimo caso, i funerali si svolsero in forma privata e su richiesta dei familiari che non vollero neanche fosse allestita la camera ardente. Diversamente, vi furono funerali di Stato per gli ex premier Giovanni Spadolini, Amintore Fanfani e Giovanni Leone.

Il lutto nazionale
Chi lo ha ritenuto lecito e chi si è indignato, il lutto nazionale dichiarato per la morte di Silvio Berlusconi sta facendo molto discutere sia in Italia che all’estero. Molto va ricondotto alle modalità con cui, a differenza delle esequie di Stato, viene proclamato il lutto nazionale. Quest’ultimo è di fatto dichiarato “secondo le modalità e i contenuti indicati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Si noti che il lutto nazionale è previsto per “morti celebri” o catastrofi e disastri naturali, basti pensare che l’ultimo è stato dichiarato proprio il 24 maggio scorso in onore delle vittime delle alluvioni in Emilia-Romagna. Non è nuova a questa cerimonia neanche la figura del pontefice, si ricordi il lutto nel 1963 per Giovanni XXIII il papa buono e, ancora, per l’amatissimo Karol Wojtyla nel 2005. Per quanto riguarda i capi di governo, solo due ex primi ministri hanno goduto di tale cerimonia, Giovanni Leone e Carlo Azeglio Ciampi, ma bisogna sottolineare come entrambi fossero stati, in seguito, Presidenti della Repubblica.
Ecco dunque il busillis, Silvio Berlusconi è ad oggi il primo e unico ex premier della storia della Repubblica italiana ad aver goduto, ovviamente post mortem, del lutto nazionale.



