La potenza è nulla senza il controllo: auguri Fenomeno!
I più giovani non potrebbero mai immaginare che nei panni di quel riccioluto signore, alquanto robusto, con giacca – ma senza cravatta – ora Presidente di una squadra di calcio spagnola, si possa nascondere uno dei più talentuosi calciatori di tutti i tempi.
Se si pronuncia il suo nome, Ronaldo, viene da associargli il più famoso Cristiano, ma, per i puristi del calcio, gli amanti di rabone, dribbling e indimenticabili gol, il vero Ronaldo è solo lui, Il Fenomeno, Ronaldo Luis Nazario de Lima.
Vede la luce il 22 settembre 1976 a Berto Ribeiro, un quartiere povero alla periferia di Rio de Janeiro, terzo figlio di Nelio e Sonia che lo chiamano Ronaldo in onore del medico che lo ha aiutato a nascere, Ronaldo Valente.
Dadado, così lo chiama il fratello Nelinho, inizia, come nelle migliori storie di campioni, a giocare in cortile, con un pallone fatto di stracci.
Inizia a giocare nel Tennis Club Valqueire, una squadra di calcetto, nel ruolo di portiere ma ben presto butta i guanti e si sposta in attacco facendosi notare per il suo fiuto del gol e, dopo un breve passaggio al Social Ramos, inizia a fare sul serio vincendo il titolo di capocannoniere a soli quattordici anni con il Sao Cristovao.
Dopo aver partecipato al campionato sudamericano under 17 Ronaldo, per la cifra di 50.000 dollari, passa al Cruzeiro di Belo Horizonte.
Il suo talento lo porta alla convocazione dei mondiali 1994 ed il suo nome inizia a circolare nel calcio che conta, tanto che viene acquistato dal PSV Eindhoven, realizzando 54 gol in 58 presenze in due anni di permanenza nel club olandese, iniziando così una carriera europea indimenticabile.
Oltre al freddo ed alla saudade, già in Olanda inizia a manifestarsi il problema al ginocchio, ma con l’aiuto del suo fisioterapista di fiducia riesce a tenerlo a bada partecipando così alle Olimpiadi del 1996 ad Atlanta.
Il Barcellona è lì ad attenderlo ed il PSV non si oppone alla cessione: il fenomeno sbarca in Spagna e vince subito il suo primo titolo di Pichichi, premio al miglior cannoniere della Liga, 34 gol in 37 partite.
Ronaldo ricorda un extraterrestre. Impressionante la sequenza di gol, 7 in 7 giorni: fa due gol al Compostela, 2 alla Lituania in Brasile, torna e ne fa altri 2 al Logrones, tutto ciò con due voli transoceanici nel mezzo. Nello stesso anno vince Coppa delle Coppe, Coppa e Supercoppa di Spagna. Ciliegina sulla torta vince il Fifa World Player 96. Si, il Fenomeno è arrivato in cima.
Il Barcellona però non mantiene la promessa di aumentargli l’ingaggio e Ronaldo finisce tra le braccia di Moratti, che l’anno precedente poteva acquistarlo, anche grazie al diritto di prelazione sul calciatore in virtù della cessione i Wim Jonk agli olandesi, ma che rinuncia a causa dell’elevato prezzo, 30 miliardi.
Moratti lo acquista quasi per il doppio, quasi 51 miliardi di lire, nel 1997 ma Ronaldo, Pallone d’Oro, li vale tutti, fino all’ultimo centesimo.
Il primo gol in serie A lo mette a segno contro il Bologna e continua inarrestabile contro Piacenza, Milan, Roma e poi all’estero fino al capolavoro in finale di Coppa Uefa contro la Lazio, proprio a Parigi, teatro di una finale di Coppa del Mondo che avrebbe sconvolto il mondo del calcio.
A poche ore dall’inizio della finale della Coppa del Mondo contro la Francia, padrona di casa, Ronaldo ha un malore. Roberto Carlos sente i lamenti del compagno, si alza dal letto e lo vede in preda alle convulsioni, bava alla bocca, un attacco ancora tutto da scoprire, gli fa perdere conoscenza. Furono Cesar Sampaio ed Edmundo che gli srotolarono la lingua per evitare che soffocasse.
Ronaldo viene trasportato d’urgenza alla clinica Les Lilas dove viene sottoposto ad esami approfonditi che non danno alcun esito, alcuna spiegazione sulla crisi del ragazzo. Tac, encefalogrmma ed elettrocardiogramma non riescono a trovare la patologia per la quale il Fenomeno è stato quasi per morire.
Il mistero rimane ancora oggi e molteplici sono state le ipotesi avanzate da più parti.
Sta di fatto che Ronaldo, in un primo momento non presente sulla lista dei giocatori per la finale, scende in campo.
Ma è il fantasma di Ronaldo a giocare, o meglio a girovagare nel campo per 90 minuti.
Innumerevoli le critiche a Zagallo per la scelta di averlo messo in campo in quelle condizioni ma era stato proprio lui ad assicurare il tecnico, “sarebbe stato ingiusto tenermi fuori” come dichiarerà lui stesso tempo dopo.
Nella memoria di tutti, oltre alla Coppa vinta da Zidane e i suoi, negli occhi rimane l’incedere esitante, quasi insicuro ed incerto di Ronaldo mentre scende la scaletta dell’aereo che lo riporta a casa.
Il Fenomeno si riprende da quell’inspiegabile malore ma i guai sono in agguato. E’ il 12 novembre 1999 quando Ronaldo rompe il tendine rotuleo che il Professor Sailant gli ricostruisce. E’ pronto a tornare in campo, felice per la nascita del suo primo figlio. La partita è all’Olimpico contro la Lazio, il brasiliano entra in campo all’inizio della ripresa, un dribbling dei suoi ed un urlo agghiacciante ammutoliscono lo stadio intero.
Il tendine rotuleo della gamba destra si strappa ancora.
E stavolta, oltre al dolore, nelle sue lacrime c’è la paura di non tornare in campo.
Invece ce la farà ancora una volta ma dovrà attendere il 2001 per tornare in campo ed il Brescia per ritrovare il gol ed in tempo per veder sfumare il sogno scudetto quel maledetto 5 maggio, sempre in casa della Lazio, con quelle lacrime a rigargli le guance.
Sarà comunque protagonista nel Mondiale di Corea e Giappone portandosi a casa Coppa del Mondo e titolo di Capocannoniere con 8 gol ed in tasca un contratto miliardario con il Real Madrid.
La “camiseta blanca” la indosserà dal 2002 fino al 2007 vincendo tutto quello che si può vincere: Liga, Supercoppa di Spagna, Champions League, Coppa Intercontinentale, Pichichi con 104 gol in 177, Fifa World Player e Pallone d’Oro.
Terminata l’esperienza madridista torna in Italia. Il Milan non è proprio la squadra ideale considerando i suoi trascorsi ma ha fatto lo stesso con Barcellona e Real, quindi per lui non ci sono problemi. I problemi li hanno i tifosi interisti, Moratti in testa, che non gli perdonano di essere andato altrove anche alla luce del suo oneroso stipendio pagato regolarmente dalla società nerazzurra durante la sua assenza per infortunio.
Ora lo sgarbo si fa doppio, anzi triplo di fronte alla sua esultanza proprio al derby quando insacca la palla alle spalle del compatriota Julio Sergio.
E’ al Milan quando inizia a scoprire di soffrire di ipotiroidismo che non riesce a curare al meglio visto che i farmaci adatti sono ormoni considerati sostanze dopanti. Ed arriva anche il crac al tendine rotuleo del ginocchio sinistro stavolta. Operato nuovamente torna in Brasile e, scaduto il contratto con il Milan, sceglie il Corinthians dove rimane fino alla decisione, sofferta, del suo ritiro dal calcio.
Seduto sulla vetta della gloria, come il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, con le braccia larghe ad abbracciare il cielo che lo accoglie, il Fenomeno si ferma ed annuncia al mondo il suo ritiro dal calcio il giorno di San Valentino del 2011, simbolo di quell’amore che era cresciuto in lui, che era l’essenza della sua stessa vita e che, mestamente doveva rompere, con il dolore immenso con cui si conclude un amore eterno ma impossibile da vivere.
“Mi sembra di morire” sono le parole che pronunciò in conferenza stampa il 14 febbraio 2011, e sono le parole di un amante che vede allontanarsi per sempre il suo grande amore.




