Tekken: Bloodline – Sì o no per la serie animata di Netflix?
Le trasposizioni cinematografiche e televisive dei videogames, nonostante il successo commerciale di alcune di queste (come la saga cinematografica di Resident Evil) non sono mai state particolarmente fortunate da un punto di vista qualitativo.
Le trasposizioni di Tekken, purtroppo, non fanno eccezione, con il dimenticabile lungometraggio in live action, e un altro film in CGI meritevole per le animazioni ma non per la trama.
Ma i tempi cambiano, i videogiocatori sono più attenti anche riguardo produzioni del genere. Come dimenticare il meraviglioso Arcane, la serie animata di League of Legends approdata su Netflix lo scorso anno?
Non a caso Geoff Keighley ha annunciato l’aggiunta del premio per il miglior adattamento ai prossimi The Game Awards, che si svolgeranno il 12 dicembre. Una categoria alla quale vorrà sicuramente candidarsi la serie animata Tekken: Bloodline.
Get ready for the next battle
Cos’è che ti tormenta? Di chi sono gli occhi che ti scrutano dall’oscurità?
I meno avvezzi potrebbero non saperlo, ma la serie di Tekken ha sempre avuto una trama, sebbene fino al quinto capitolo sia stata esclusivamente narrata tramite cutscene finali dei personaggi, brevi filmati narrativi, racconti presenti nei libretti di istruzioni e poche altre informazioni rilasciate dagli sviluppatori. Inoltre, non è una storia priva di retcon.
La storia trattata in Tekken: Bloodline è una delle più popolari della serie, perfetta per attrarre sia gli appassionati che i fan di vecchia data: la storia di Tekken 3, il capitolo più famoso della saga, seppur con qualche rivisitazione.
Il protagonista è il giovane (e celebre) Jin Kazama, cresciuto da sua madre Jun, educato sia negli studi che nel combattimento, tramite la disciplina della famiglia Kazama.
Jun vorrebbe preparare con attenzione suo figlio alle difficoltà del mondo all’esterno dell’isola dove vivono, ma la loro esistenza viene sconvolta dall’aggressione di un essere maligno conosciuto come Ogre.
Impotente di fronte al tragico evento, Jin decide di seguire le ultime volontà di sua madre: andare in cerca di suo nonno Heihachi Mishima, ricchissimo e crudele proprietario della Mishima Zaibatsu, nonché uno dei più grandi lottatori al mondo.
Jin viene così sottoposto alla durissima educazione dello stile Mishima, al fine di essere pronto per il The King of Iron Fist Tournament: un torneo di combattimento organizzato da Heihachi al fine di attirare Ogre allo scoperto.
Jin brama la sua vendetta, ma dovrà anche far attenzione agli inganni da cui viene messo in guardia dagli altri partecipanti del torneo, e all’oscurità insita in lui, derivante dal suo defunto padre Kazuya Mishima.

La storia di Jin Kazama
Tekken: Bloodline è una miniserie TV di sei puntate, ognuna delle quali ha una durata che varia dai 23 ai 27 minuti. In pratica, si può vedere l’intera miniserie nell’arco di due ore, come fosse un film.
Le vicende seguono quanto fu raccontato di Tekken 3 nel lontano 1998, nonostante la serie sia palesemente ambientata in tempi moderni, vista la presenza di smartphone, PC portatili, e l’accessibilità al web.
Da notare soprattutto la presenza di personaggi apparsi solo nei capitoli successivi a Tekken 3, quali Steve Fox, Feng Wei, e Leroy Smith, sebbene solo quest’ultimo abbia un piccolo ruolo in questa storia.
Una scelta che può essere vista come un tentativo di spingere l’utenza occasionale o di vecchia data a conoscere la serie oltre il celebre terzo capitolo.

Indipendentemente dalla loro provenienza, i personaggi secondari non sono particolarmente caratterizzati e hanno un ruolo marginale, il tutto in funzione della caratterizzazione di Jin: regolare e tutt’altro che scontata, come si può notare in alcuni piccoli dettagli. Ad esempio, il non reagire mai troppo istintivamente, tipico invece di una caratterizzazione adolescenziale.
Al personaggio di Jin fa spalla quello di Heihachi, vero antagonista della storia, in grado di trasmettere tutta la sua crudeltà e la sua forza combattiva.
Anche il personaggio di Jun è in grado di distinguersi, sebbene a lei sia dedicata solo una puntata, mentre bastano pochi minuti a Kazuya per bucare lo schermo: sarebbe bello rivederlo in un sequel.
Tuttavia, sarebbe stato bene approfondire alcuni aspetti che i fan di Tekken conoscono bene ma che sfuggono alla narrazione di questa miniserie TV, come il rapporto tra Jun e Kazuya, il ruolo di Heihachi nelle vicende di Ogre (dato che qui viene anche incolpato) e la natura del suo obiettivo, e soprattutto il tatuaggio sul braccio sinistro di Jin, mostrato come un tatuaggio qualsiasi ma con un significato ben più importante nella storia di Tekken.
Un peccato, considerando che viene data una caratterizzazione persino alle fiamme dipinte sui suoi pantaloni.

The King of Iron Fist Tournament
Uno degli aspetti più difficili di una trasposizione televisiva di Tekken, come si è visto sia nel live action che nel film d’animazione risalente al 1998, è riprodurre fedelmente lo stile di combattimento del videogioco.
Tekken: Bloodline ha voluto riprodurre il più fedelmente possibile la visuale a scorrimento dell’opera videoludica, così come i combattimenti tecnici e allo stesso tempo esagerati, con tanto di effetti visivi di fuoco e fulmini.
Non sempre l’effetto riesce benissimo, come nei momenti in cui la telecamera ruota di 90° o 180° intorno ai due contendenti fermi, così come non sempre rende bene l’effetto del bordo dei personaggi disegnato di colore rosso.
Inoltre, gli effetti visivi dei colpi avrebbero reso molto meglio con meno esagerazione in un paio di momenti.
Apprezzabili invece le musiche realizzate da Rei Kondoh, le quali strizzano l’occhio proprio allo stile della colonna sonora di Tekken 3.

Non di sole lotte è composta questa serie TV, che propone invece un buon minutaggio sia per le scene d’azione che per quelle di dialogo, offrendo sempre un buonissimo ritmo per tutta la sua durata.
Tuttavia, nelle ultime puntate vengono proposti un po’ troppi flashback, considerando che la serie non è così lunga e che in quei momenti sarebbero state giustificate più scene d’azione nuove.
Tekken: Bloodline – Promosso o bocciato?
Tekken: Bloodline non è una serie d’animazione esaltante, ma è un buon prodotto che potrebbe far piacere soprattutto ai fan di Tekken, sia a quelli di vecchia data che agli appassionati in toto.
Meriterebbe anche un seguito, ma avrebbe sicuramente meritato molta più pubblicità dalla stessa Bandai Namco, tenendo conto che già l’averla piazzata sul catalogo Netflix il 18 agosto (non esattamente il periodo da serate davanti la TV) non rende facile la diffusione.




