La posizione dei paesi esteri nello scontro Russia-Ucraina
Ad ogni azione corrisponde una reazione, ancor più in tempo di guerra. Giornalmente le forze politiche alleate nella Nato e nell’Unione Europea di stanno confrontando su come poter rispondere agli appelli del presidente ucraino Zelensky, che fin da gli inizi dello scontro armato contro la Russia ha esortato i paesi esteri a dimostrare con le parole, ma soprattutto con i fatti, il proprio aiuto e solidarietà.
Complici gli sviluppi di una situazione che si pensava potesse essere risolta solo sedendosi attorno ad un tavolo, giornalmente le notizie di sanzioni nei confronti di Putin e della Russia si sono fatte via via più numerose e restrittive. Una mediazione è stata ricercata ma il primo incontro di lunedì al confine fra Ucraina e Biellorussia fra le delegazioni diplomatiche russa e ucraina si è concluso con un nulla di fatto; un’altra riunione è prevista per oggi. Nel frattempo gli scontri si stanno facendo sempre più accesi.
La posizione italiana
Il nostro Paese è stato criticato per essere stato troppo prudente nella presa di decisioni e sanzioni. Alcuni osservatori hanno spiegato questa scelta come la paura per l’Italia di mettere in pericolo le proprie riserve di gas naturale, per la maggior parte importato nella penisola dalla Russia. Preso coraggio, Draghi confrontandosi con le altre nazioni e dopo una telefonata intercorsa con Zelensky, negli scorsi giorni ha dichiarato di voler contribuire a mandare 3.400 uomini e donne dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, e altri militari, all’interno del bacino della Nato per difendere i confini europei.
Inoltre fin da subito si è detta favorevole all’espulsione della Russia dallo Swift.
Dalle 15 di domenica è inoltre stata fra le prime nazioni a dichiarare la chiusura dello spazio aereo per le compagnie russe. Lunedì scorso il consiglio dei ministri tramite decreto ha inoltre autorizzato l’invio di armi e attrezzature militari a supporto dell’esercito ucraino.
La posizione europea
Fra sabato e domenica l’Unione Europea, gli Stati Uniti, Canada, Inghilterra sono riusciti a trovare un accordo sull’esclusione di alcune banche russe dallo Swift. Questo particolare sistema finanziario è così rilevante perché permette alla banche in tutto il mondo di parlarsi e condividere dati.
Tra le altre cose, nei giorni precedenti, la Ue aveva già deciso di congelare i beni all’estero di Putin e del suo Ministro degli Esteri, Sergei Lavrov; di sanzionare i membri del consiglio di sicurezza di Putin e tutti i membri del Parlamento russo, di limitare l’accesso della Russia ai mercati europei e la possibilità per i cittadini di condurre operazioni finanziarie in Europa, vietare l’esportazione in Russia di beni e tecnologie specifici per la raffinazione del petrolio, introdurre forti limitazioni alle esportazione dall’Ue alla Russia di tecnologie dell’aeronautica, della difesa, della sicurezza e settori strategici come quello dei semiconduttori; vietare ai diplomatici e altri uomini d’affari russi di viaggiare per l’Unione Europea senza visto.
Inoltre, dopo che alcuni paesi avevano annunciato di farlo singolarmente, tutta l’Europa ha deciso di chiudere lo spazio aereo alla Russia,e per la prima volta ha espresso la volontà di finanziare l’acquisto e la consegna di armi ad un paese sotto attacco. Ursula von der Leyen ha poi dichiarato la presa di nuove sanzioni questa volta nei confronti della Bielorussia e un’offensiva contro i media legati al governo russo, accusati di diffondere dubbia informazione. Nella stessa giornata la Ue ha bloccato le trasazioni con la Banca centrale russa con lo scopo di isolare ancora di più tutto il sistema economico.
Fatto ancor più rilevante quello che ha visto nella giornata di lunedì il presidente ucraino firmare la domanda per entrare nella UE, procedimento che si prevede non sarà di breve corso.
La posizione della Nato
Fin da subito i leader dei paesi Nato, seguendo la linea dettata dal presidente degli Stati Uniti Biden hanno scelto di non scendere nel campo di battaglia direttamente con le armi, cosa che porterebbe ad una forzatura delle regole che prevedono che la Nato lo faccia solo nel caso in cui un paese membro della Nato venga attaccato, ma ci entri portando ‹‹appoggio politico o militare›› ovvero l’invio di armi e mezzi per arginare i russi. Così per la prima volta nella storia i paesi membri si sono visti costretti a mobilitare la Forza di reazione rapita, ovvero 44mila soldati e 100 jet. L’obiettivo sarebbe quello di potenziare i confini sul fianco est.
La posizione americana
La Casa Bianca si è poi mossa anche singolarmente nelle sanzioni contro il Cremlino, imponendone alcune nei confronti di Putin e del Ministro degli Esteri Lavrov. Inoltre, in queste settimane, Biden si è molto speso nel cercare di allargare il fronte di alleati nella lotta contro la Russia, cosa che al momento si è dimostrata più difficile del previsto.
La posizione cinese
La posizione cinese è quella più controversa dal momento che in questo scontro, come altrettanti paesi, ha molti interessi in gioco. Xi Jinping infatti, invitando alla moderazione, si è astenuto dal condannare l’attacco russo in Ucraina dichiarando di comprendere le motivazioni di Mosca, e negli scorsi giorni, quando già si discuteva delle sanzioni europee, le ha definite inammissibili perché a suo avviso utilizzate “per servire gli interessi egoistici di alcuni Paesi”. La Cina ha interessi nel mantenere i rapporti economici per tutti: è interessata ai rapporti con Putin con cui poco prima delle Olimpiadi Invernali ha stipulato un accordo di partnership – termine che ben si differenzia dall’alleanza – trentennale per incrementare del 60% le importazioni di gas russo,ma è interessata anche all’Ucraina, nazione di passaggio per creare la nuova via della seta cinese.
Xi Jinping è a favore di Putin ma non della sua invasione anche perché, per la seconda volta dopo il 2008 quando Mosca ha invaso la Georgia, si è macchiato di aver violato la tregua olimpica – periodo che avrebbe dovuto durare fino al 20 marzo – unica cosa che proprio la Cina aveva chiesto non accadesse.
Ma proprio per la sua posizione e per gli innumerevoli interessi in gioco, più volte l’Europa ha chiesto al politico cinese di lavorare per arrivare ad un accordo per far terminare il conflitto.
Altre posizioni
In questi giorni hanno detto la propria anche altri paesi non direttamente coinvolti nelle alleanze, spaventati dall’entità e dall’avanzamento del conflitto. I talebani sono stati fra i primi a chiedere a Russia e Ucraina di risolvere il conflitto in modo pacifico; a loro hanno fatto eco anche Estonia e Lituania che fortemente preoccupate per la situazione la scorsa settimana hanno deciso di bloccare le trasmissioni delle emittenti russe sul proprio territorio. In seguito anche Svezia e Finlandia, paesi storicamente neutrali, hanno chiesto di partecipare alle riunioni dell’Alleanza Atlantica preoccupate per i loro confini. La Svezia, nei giorni precedenti, ha annunciato la volontà di fornire assistenza militare, tecnica e umanitaria all’Ucraina. Anche la Svizzera ha accettato le diverse sanzioni decise.
Hanno fatto invece arrivare il loro sostegno a Putin la Siria, tramite il suo presidente Bashar al-Assad, e l’India, che in questi giorni tramite il proprio primo ministro Narendra Modi ha concordato un sistema di pagamento in rupie con il Cremlino per poter continuare le importazioni di fertilizzanti dalla Russia.




