Siria: l’oro nero che finanzia l’ISIS

Siria: l’oro nero che finanzia l’ISIS

Grazie allo sfruttamento del petrolio, lo Stato islamico riuscirebbe ad intascarsi una somma di circa 500 milioni di dollari all’anno, come affermato dall’autorevole Financial Times al termine di una vasta e dettagliatissima inchiesta. Tutto questo, nonostante i colpi della coalizione internazionale

SIRIA – Una vastissima inchiesta, fondata su decine di interviste, ha permesso al Financial Times di giungere alla conclusione, nemmeno troppo celata, che il commercio del Califfato è assolutamente intatto. L’ISIS, nato come Jamāʿat al-Tawḥīd wa l-jihād nel 2004 e oggi la più ricca organizzazione terroristica in attività, produrrebbe tra i 34 000 e i 40 000 barili al giorno per il territorio sotto il loro controllo, in Siria e in Iraq. Barili che vengono venduti, a 26-35 dollari (quello meno pregiato) a uomini d’affari e trader, locali o situati in Iraq e Libano ma anche in Kurdistan, in Iran o in Turchia dove sono venduti a prezzo minori in confronto alle quotazioni di mercato. Talvolta, sono destinati al regime siriano di Assad. Una controprova del volume di scambi generati da questo mercato è l’ammissione di Ankara circa i sequestri di petrolio illegale aumentati del 300% dal 2011.Documenti sensibili, sequestrati dalla Delta Force americana, durante un raid lo scorso luglio, hanno dimostrato e permesso di capire come effettivamente l’ISIS sfrutta i giacimenti di grezzo. La grande maggioranza dei guadagni finiscono per essere impiegati come budget primario il resto è diviso per i lavoratori degli impianti e per coloro che sostengono il movimento. Gli stessi documenti hanno rivelato come un ristretto consiglio segreto di 9 membri, pianificherebbe rapimenti e omicidi «eccellenti».

Fonte: Financial Times

In un anno, gli introiti petroliferi avvicinano, e non di poco, i 500 milioni di dollari (440 milioni di euro), sostegno primario per il Pil del terrore. Daesh dispone di un Ministero delle Finanze, per controllare un’economia che vanta l’estrazione di materie prime e un sistema di tassazione esteso nell’estorsione organizzata. Lo Stato islamico è anche finanziato grazie a ricchi donatori e grazie alle somme versate per il riscatto degli ostaggi (si, se ve lo state chiedendo ci sono anche gli 11 milioni di euro italiani versati per la liberazione di Greta e Vanessa, rapite in Siria lo scorso anno. Con buona pace del ministro degli esteri Gentiloni, contestatissimo dalle polemiche susseguenti al caso). L’ISIS può impegnare le risorse di cui ha bisogno sul proprio territorio, e lo fa molto bene. In modo professionalmente impeccabile. Daesh, recluta personale qualificato – ingegneri, manager e figure propedeutiche allo sviluppo del suo settore economico attraverso il lavoro di figure esperte nella gestione delle risorse umane.

Il gruppo estremista, approfitta soprattutto della creazione del suo monopolio nella regione che controlla, ma lo fa anche nei territori nemici, come riporta l’inchiesta del Financial Times. Fornisce il carburante necessario ai trattori, ai gruppi elettrogeni degli ospedali ed altre infrastrutture.

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