Start up innovative: qualifica estesa anche alle imprese culturali

Start up innovative: qualifica estesa anche alle imprese culturali

Un progetto di legge all’esame della Commissione Cultura della Camera prevede che la qualifica di “Start up innovativa” potrà essere assunta anche da imprese che hanno come mission la promozione dell’offerta culturale italiana.

Agevolazioni in favore delle start-up culturali e modifiche al D.Lgs. n. 58/1998, in materia di raccolta di capitali tra il pubblico per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali (A.C. 2950): questa è la denominazione della proposta di legge  – attualmente all’esame della VII Commissione Cultura della Camera dei deputati –  finalizzata alla promozione dell’imprenditoria giovanile under 35 nel settore culturale. Il testo in discussione prevede sia di estendere il regime fiscale previsto per le start up innovative a quelle culturali sia di creare nuovi canali di raccolta di risorse per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.

Dunque, facciamo il punto su come potrebbe essere strutturato il documento.

Articolo 1- Cosa sono le Start up culturali? Queste, inserendosi a pieno titolo nella categoria delle start-up innovative, altro non sono che  quelle start up che mirano alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale attraverso lo sviluppo, la produzione o la distribuzione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. In particolare ci si riferisce a opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, teatro, cinematografia. E, last but not least, il patrimonio culturale costituito dai beni paesaggistici.

Articolo 2- Quali sono i pro di questa proposta di legge? Incentivi e sgravi fiscali. In tal senso le start up composte all’80% da persone fisiche che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età all’atto della costituzione della società stessa, sono esenti da imposta di registro, diritti erariali e tasse di concessione governativa. Inoltre, dal primo gennaio 2016 (per due anni) verrà concesso un credito d’imposta agevolato pari al 65% dei costi sostenuti dalle startup culturali che abbiano investito in acquisto di software e tecnologie innovative, comunicazione web e relativa consulenza, iscrizione a una piattaforma di crowdfounding. Il credito sarà innalzato al 75% se la start up avrà sede in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia e Basilicata.

Articolo 3- Nel documento in discussione si parla anche della creazione di un portale per la raccolta di capitali per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali. In poche parole si tratta di una piattaforma online che faciliti la raccolta del capitale di rischio delle start up e le donazioni da parte di enti pubblici che gestiscono beni culturali.

Questo è quanto: ora bisogna solo aspettare la campagna informativa da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo che partirà il primo giugno di quest’anno. Forse è finalmente arrivato il momento di riqualificare il patrimonio culturale investendo sulla creatività delle nuove leve? Ai posteri l’ardua sentenza.

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