Wi-fi libero: un’opportunità di sviluppo che il Paese deve saper cogliere

Wi-fi libero: un’opportunità di sviluppo che il Paese deve saper cogliere

wifiDopo vari tentennamenti e fibrillazioni che avevano fatto pensare al peggio, lo scorso 23 luglio il  wi-fi è stato liberalizzato, attraverso l’azione congiunta di alcuni parlamentari e del capo Dipartimento Comunicazioni allo sviluppo economico, è stata apportata una modifica sostenziale all’articolo 10 del cosiddetto ‘Decreto del fare’, che ri-introduceva l’obbligo per i gestori di ristoranti e bar, di tracciare i dispositivi utilizzati dagli utenti, per accedere alla connessione wireless. Va detto che, ad oggi, il wi-fi libero, è uno dei temi centrali, e più dibattuti nell’azione del Governo per quanto attiene la realizzazione della famosa Agenda Digitale, e cioè l’organo volto ad incentivare l’innovazione tecnologica.
Ad onor del vero sino a pochi giorni fa, appariva ancora arduo il sentiero da percorrere, per larrivare alla piena liberalizzazione del wi-fi. In particolare nella prima versione del Decreto era riemerso il famigerato MacAddress, ovvero l’indirizzo fisico dei dispositivi connessi all’hotspot al posto di quello di rete della normativa precedente, che, se fosse stata confermata quella versione della norma, avrebbe costretto i titolari di bar e ristoranti, a registrare su un computer ciascun fruitore del servizio e ad assegnargli un identificativo per renderlo tracciabile.
Il percorso che ha portato, alla liberalizzazione di questa tecnologia, è stato lungo e difficile, a causa di una atavica diffidenza, e sottovalutazione da parte delle istituzioni, delle potenzialità e dello sviluppo delle infrastrutture di rete, wireless e più in generale la banda larga, avrebbe potuto garantire già da svariati anni.
In Italia da molto tempo si discute del digital divide, e cioè del gap esistente tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione, e chi ne è al di fuori, in modo parziale o totale: un problema, che ancora oggi non è stato risolto, e che può essere chiarito attraverso alcuni dati. Un recente studio pubblicato sul sito della Commissione europea, evidenzia che nel 2012 in Italia solo il 53% della popolazione, ha utilizzato internet in modo sistematico, a fronte di una media europea pari al 70%.
Ma il dato che emerge in modo più eclatante da questo studio, è il consistente numero di italiani che non hanno mai utilizzato internet, il 37% nel 2012, e cioè quasi il doppio della media di analfabeti digitali che in Europa è pari al 22%.
Tornando alla vicenda wi-fi, non sono mancati i tentativi da parte dei diversi governi che si sono succeduti in questi anni, di disciplinare la connessione agli hotspot pubblici.
In alcuni casi, le misure adottate si sono focalizzate sulla sicurezza e l’anti-terrorismo, in altri casi l’operato del governo è stato frenato più che altro da una pletora di cavilli burocratici che hanno impedito di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nel 2005, il Decreto Pisanu, imponeva ai fornitori di connessione wi-fi pubblica, di richiedere all’utente-cliente dei servizi, un documento identificativo da trasmettere sotto forma di copia, alla questura: non ci vuole poi molto a capire come questo provvedimento abbia di fatto frenato lo sviluppo della connessione wireless, per almeno cinque anni.
Ricordiamo ancora le aspettative suscitate dai proclami del governo Monti, in relazione  all’avvio dell’Agenda Digitale, una “general purpose technology”, fatta propria peraltro dallo stesso governo Letta, che spaziava dalle smart cities, al domicilio digitale. Nonostante gli sforzi, e la centralità attribuita alla diffusione della banda larga e della banda ultralarga, “il governo dei tecnici”si è limitato ad abrogare parzialmente alcuni decreti della legge Pisanu, senza tuttavia proporre delle contromisure valide per favorire fattivamente lo sviluppo di infrastrutture di rete.
Se l’iniziativa sul wi-fi libero presa governo Letta lascia ben sperare, possiamo comunque dire che a fronte di questa situazione normativa tutt’altro che propizia, le vere contromisure le abbiano prese gli italiani stessi, moltiplicando i punti di accesso libero nelle loro città a dispetto di un apparato normativo che fino a ieri metteva i bastoni fra le ruote a chi intendeva offrire alla propria clientela la connessione a internet: in Italia infatti ad oggi si contano circa ventiquattromila hotspots.
Quali sono allora i nuovi scenari che si aprono?
Probabilmente, in un primo momento il wi-fi libero, aiuterà ad incrementare il successo commerciale degli esercenti (pensiamo a bar, negozi, alberghi) che semplicemente saranno in grado di offrirlo prima di altri. Ma non è tutto. La diffusione sul territorio di questa risorsa tecnologica, consentirà nel medio-lungo termine lo sviluppo di politiche di marketing d’avanguardia. Qualche esempio? Il cosiddetto ‘marketing di prossimità’, già presente in diversi contesti commerciali, subirà un ulteriore sviluppo. Di che si tratta? Con questo termine ci si riferisce ad una serie di modalità di comunicazione, che prevedono l’utilizzo di specifici di dispositivi, per comunicare con i potenziali clienti presenti su una certa area territoriale. Detto in parole semplici, con il free wi-fi, sarà ulteriormente potenziata la possibilità di essere raggiunti via smartphone, da promozioni commerciali, comunicazioni di eventi che si svolgono nell’area dove ci si trova, informazioni aggiuntive sulle offerte presenti magari proprio nel momento in cui si guarda una vetrina; da sondaggi per comprendere il livello di qualità percepita da parte dei fruitori di uno specifico servizio. Aumenterà, da parte degli utenti la possibilità di consultare e rilasciare commenti sui luoghi visitati:  questo spingerà gli esercenti, e i in particolare quelli che offrono dei servizi wireless, sia a tener conto dei feedback della clientela sui social media, sia a garantire un livello di qualità alto per mantenere alto il loro ranking nelle varie classifiche a disposizione degli clienti-internauti.
Nonostante ciò, le vere potenzialità del free wi-fi emergeranno nel momento in cui, saranno coperte dalle connessioni wireless, quelle aree, che per lungo tempo ne sono state prive. Sotto questo profilo, la rete internet gratuita potrà garantire la valorizzazione dei parchi pubblici, e delle aree in prossimità dei luoghi periferici, limitandone il degrado e aumentandone la sicurezza.
In che modo? Attraverso la sosta delle persone, che per diverse finalità si troveranno a fermarsi in quelle aree per navigare su internet.
D’altra parte, il Web è sinonimo di aggregazione virtuale, e dove la connessione libera è presente, le persone si avvicinano anche in senso fisico.

Massimo Pasquetto
30 luglio 2013

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