State of the net: a Trieste si è discusso dello stato della rete nell’era della complessità

Il tema della complessità ha rappresentato il fil rouge tra i diversi interventi effettuati dagli speakers coinvolti nella conferenza ‘State of the net’ tenutasi a Trieste dal 31 maggio al primo di giugno scorsi. Il cambio di paradigma sancito dai nuovi media, ci pone difronte a nuovi scenari, e nuove domande: àmbiti nei quali è necessario distinguere ciò che è effimero e transeunte, e quindi destinato a cambiare, da ciò che invece è realmente fondativo e che pertanto sarà in grado di persistere negli anni a venire. Queste le premesse contenute in uno degli interventi- Luca de Biase e il suo “Long term thinking”- che ha aperto i lavori.
Nel corso della conferenza, si sono succeduti diversi blogger e tecnologi, i quali, con approcci differenti, hanno tracciato una sorta di bilancio provvisorio sull’uso e l’evoluzione della società digitale: una realtà questa che, parafrasando Zygmunt Bauman, potremmo definire iperliquida.

Da queste analisi, se ce ne fosse stato bisogno, è emersa la netta preferenza da parte del pubblico nostrano verso il social network Facebook, che vanta da noi la bellezza di circa 23 milioni di iscritti, di cui 13 milioni di utenti connessi ogni giorno con un +4,7% rispetto al 2012. Ma non è solo alla creatura di Mark Zuckerberg, che vanno appannaggio gli incrementi di traffico più significativi perché crescono considerevolmente le quotazioni in termini di utenti mensili di Google+, che registra un +56,7% e Linkedin con un +18,3%. Cinguetta di meno invece Twitter, che tra il 2012 e il 2013, si è perso per strada da noi il 11,6% di utenti al mese. In base agli studi effettuati da Blogmeter, gli italiani sembrerebbero aver sviluppato infatti un uso dei cinguettii più consapevole rispetto al passato.

Tuttavia, questa conferenza è stata anche l’occasione per capire in quale direzione si stanno spingendo le nuove tecnologie applicate alla rete. E dunque alla domanda – ‘Cosa ci sta offrendo il 2013 in termini di innovazione?’- ecco le risposte alcune più significative registrate nella due giorni triestina. Siamo entrati nell’era dell’internet anywhere ed anytime.

L’anno 2013 sotto questo profilo rappresenta uno spartiacque con il passato, disponiamo infatti in modo sempre più diffuso e pervasivo di smart devices, che segnano una crescita impetuosa delle tecnologie hardware cui fa da sponda una finalmente una crescita significativa di contenuti e servizi, veicolati su internet attraverso la connettività mobile a larga banda. Ogni oggetto di cui disponiamo contiene un computer, ma il computer per come lo abbiamo conosciuto di fatto sparisce o meglio evolve in modo darwiniano per ripresentarsi in una forma in grado di colonizzare il mercato in modo più efficace. Un esempio fra i tanti: è del 2013 la nascita di un nuovi dispositivo, il cosiddetto ‘phablet’, un oggetto che si caratterizza per delle dimensioni intermedie tra quelle di uno smartphone e quelle di un mini-tablet, ereditando da entrambi i genitori le principali funzionalità e non, almeno si spera, i difetti.

Ma non di sola evoluzione dell’hardware ci si è occupati a Trieste, ma anche dell’evoluzione del software. Indubbiamente, uno dei fenomeni più interessanti nati in questo periodo è costituito dall’impennata di quella che gli addetti ai lavori chiamano gergalmente ‘personal cloud’: la nuvola ovvero il simbolo con cui gli informatici indicano internet, in cui ci si ritaglia uno spazio disco privato, una sorta di hard-disk individuale, accessibile in remoto tramite la nostra connessione in banda larga, perciò realmente anywhere ed anytime senza avere la necessità di portarsi dietro chiavette o altre ingombranti memorie di massa. In merito a questo tema, Doc Searls, giornalista ed autore del best seller ‘Cluetrain manifesto’, nel suo intervento, ha delineato un futuro, si spera non troppo lontano, dove sarà possibile pensare all’idea che i nostri dati viaggino nell’etere attraverso una “nuvola personale”, condivisibile con l’ufficio delle poste dove ci rechiamo per effettuare un pagamento, oppure con l’addetta al check-in di un aeroporto che ci sta richiedendo i dati del nostro biglietto: pensate alla comodità di bypassare una fila, demandando al vostro smartphone l’onere di comunicare i vostri dati sanitari, anagrafici, professionali ed economici residenti sulla vostra personal cloud che vi segue come un angelo custode semplificandovi la vita. Senza tema di voler apparire sacrileghi: potremo con ciò assaporare un pezzetto di paradiso in terra?

La conferenza ‘State of the net’ è stata però anche motivo di riflessione su come la rete possa aiutarci a risolvere qualcuno dei diversi problemi che ogni giorno la vita ci pone di fronte, e su come migliorare nostri atteggiamenti e comportamenti in relazione ad essi.
A questi proposito, l’intervento di Luca Conti, un blogger piuttosto affermato, si è concentrato sui benefici che si possono trarre dalle applicazioni e dai software che monitorano le azioni svolte in un unità di tempo definita. Questi contenuti hanno l’obiettivo di apportare dei miglioramenti alle nostre abitudini alimentari, agli approcci umorali, e infine di ottimizzare le spese inerenti le diverse attività nelle quali siamo coinvolti. Il blogger ha analizzato due macroaree , la categoria della salute, e quella dei consumi di informazioni presenti sul web. Nel primo caso, Conti ha parlato dalla sua esperienza con un’app denominata fitbit, un contapassi per iphone che consente di controllare il numero di passi, le distanze percorse, e le calorie bruciate. I dati ottenuti tramite il contapassi ci consentono di ottenere delle informazioni, tali da renderci coscienti delle nostre abitudini, e di quanto dovremmo eventualmente cambiarle. La seconda sua riflessione ha riguardato l’informazione: quanto tempo dedichiamo alla lettura degli articoli? Quali sono i contenuti che ci interessano di più? Scoopinion è l’applicazione che fornisce una risposta alle nostre domande proiettando in un grafico a bolle le nostre letture preferite e aiutandoci a difenderci dai condizionamenti cui siamo sottoposti.

In conclusione, ‘State of the net’ ci fornisce un quadro clinico buono sulla salute della rete, tuttavia resta senza risposta il quesito iniziale in relazione a cosa persisterà nel tempo, e cosa invece è destinato a cambiare nella società digitale: in una realtà a elevata complessità quale quella della rete è una previsione sulla quale, al dunque, pochi nella conferenza hanno voluto azzardare una netta previsione. E non ci sentiamo di dar loro torto!

Massimo Pasquetto

10 giugno 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook