Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III al Piccolo Teatro
Gabriel Calderón, regista uruguayano classe 1982, cofondatore in Uruguay nel 2005 della compagnia Complot, ha portato al Piccolo di Milano la sua Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III. Shakespeare fa infatti da sottofondo con la sua tragedia omonima e con il suo (di Riccardo) breve regno durato solo 2 anni, dal 1483 al 1485 che conclude la guerra delle due Rose.
Riccardo III appartenente al ramo di York della dinastia dei Plantageneti, riesce a mettere con astuzia, forza, violenza, fratelli contro fratelli, sangue contro sangue per diventare re d’Inghilterra.
Lui, nato storpio e gobbo, escluso da qualsiasi linea ereditaria, è mosso da una smodata volontà di rivincita, ambizione, annientamento. Porta la ferita dei non amati e con essa un carico di necrofilia che sfocerà anche nell’estinzione dei due rami reali, gli York e i Lancaster.
Utilizzando maschere diverse, riduce infatti all’impotenza e alla morte i diversi pretendenti al trono e i loro figli ancora fanciulli. É falso, manipolatore, lusinghiero, istrionico, violento.
Riccardo III: tante identità per raggiungere l’unica da lui bramata, quella di re onnipotente per vendicare così la sua difformità. Per ironia della sorte, appena la conquista, comincia a perderla.
Riccardo III, secondo il regista, assomiglia pertanto al teatro. Una macchina che costruisce scenari, li modifica, li cambia, li distrugge. Un inventore di realtà fittizie apparentemente veritiere, animato da una forza animale, fisica, predatrice, divoratrice. È un cinghiale affamato, violento ma anche goffo!!
Gabriel Calderon vede inoltre in Riccardo III qualcosa di profondamente umano che alberga in ognuno di noi. È quella parte da sempre mortificata perché considerata non adeguata, non pronta per il ruolo desiderato, sognato, agognato. Ma cosa si diventa quando finalmente si ottiene?
Francesco Montanari da solo sul palco ci offre una prova attoriale vitale. Dà corpo e voce ad un attore che ha sempre desiderato il ruolo di Riccardo III e finalmente, dopo velenosi giochi di potere all’interno della compagnia, lo ottiene. Si muove su un palco di un piccolo teatrino di legno, teatrale e fragile al contempo.
Ne vediamo il ventre, tra corde, tende, carrucole, trucchi e parrucchi.
La linea tra Riccardo III, l’attore e il teatro si confonde. Tutti e tre sono accomunati da destini precari e effimeri dove spesso l’apparenza regna sulla sostanza.
Riccardo III e l’attore poi, condividono la solitudine estrema.
Tutto questo finisce però in un vortice verbale roteante e violento, una cascata selvaggia di parole che investe il pubblico lasciandolo un po’ smarrito. Le critiche al sistema teatrale che terminano nella parafrasi “ il mio regno per uno spettatore intelligente” sembrano estendersi anche agli spettatori, vittime inconsapevoli del sistema culturale. L’ambientazione metateatrale suggerisce spunti che talvolta si perdono nella valanga verbale.
Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 14 marzo al 6 aprile 2025
Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III
liberamente ispirato a Riccardo III di
scritto e diretto da Gabriel Calderón
traduzione Teresa Vila
scene Paolo Di Benedetto
costumi Gianluca Sbicca
luci Manuel Frenda
con Francesco Montanari
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Carnezzeria
foto di scena Masiar Pasquali
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica ore 16.00.
Le recite dal 4 al 6 aprile sono sovratitolate in italiano e inglese.
Durata: 75 minuti
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org




