Mettici La Mano, colori, calore e tanta umanità
É una bella storia, Mettici La Mano di Maurizio De Giovanni diretta da Alessandro D’Alatri che il Teatro Manzoni di Milano ha presentato il 20 e 21 novembre 2024.
Una commedia colorita dalla presenza di Bambinella e colorata dal dialetto partenopeo. Che si fà impasto sonoro e musicale nel femminiello, Adriano Falivene, lingua più aspra in Melina, Elisabetta Mirra e voce “piazzata” nel brigadiere Maione, Antonio Milo.
Sono questi i personaggi che incontriamo sulla bella scena di Toni di Pace che ricorda la grotta di un presepe.
In realtà è uno scantinato, un rifugio temporaneo che i tre hanno trovato per caso per ripararsi dalle bombe alleate durante l’ultimo periodo dell’occupazione nazifascista a Napoli. Mentre si vanno affievolendo parole e note di Vado a Zonzo, la bella canzone scritta nel 1942 in pieno conflitto.
C’è poi, per la verità, anche un quarto personaggio che per quanto muto e immobile, è capace di disegnare i confini del mondo. Di tracciare cioè quella linea sottile tra umano e non.
È la statua di gesso della Madonna Immacolata, rimasta miracolosamente intonsa malgrado il crollo della chiesa omonima bombardata pochi giorni prima.
Se il femminiello Bambinella la prega per aver salva la vita, Melina la offende, provocando, sembra, l’intensificarsi dei bombardamenti.
Melina è una giovane ragazza di circa venti anni, appena arrestata dal brigadiere Maione, perché rea confessa dell’omicidio di Antonio Romualdo Marchese di Roccafusco. Ha le manette e se non fosse stato per quelle sirene minacciose e i bombardamenti che ne sono seguiti, sarebbe già in cella.
Il brigadiere è infatti rimasto molto colpito dall’efferatezza della scena di morte cui poco prima ha assistito e non ha dubbi sulla colpevolezza e violenza della ragazza che, secondo lui, ha agito per rubare soldi.
Ma la verità si sa, non è come appare. E l’ombra lunga del patriarcato, della violenza sulla donna e dell’omertà che la offusca, si staglia sulla figura apparentemente irreprensibile del notabile del paese.
La sensibilità del femminiello, di questa creatura che sfugge alle rigide e pericolose categorie perché non è né donna né uomo, si muoverà sinuosa e materna verso la verità nascosta dalle convenzioni, dalle apparenze e dalle pieghe della legge che talvolta si allontana dalla giustizia.
Ne risulta un affresco di grande umanità, dove perfino Gesù diventa napoletano e parla a sua madre, la Madonna, in dialetto stretto. Il brigadiere, combattuto tra senso del dovere e libero arbitrio, non si piegherà alla “banalità del male”. E la giovane donna cambierà il suo sguardo cinico sul mondo.
Mettici La Mano regala momenti di ilarità grazie anche alla grande complicità tra gli attori.
Mettici La Mano
Di Maurizio De Giovanni
Regia Alessandro D’Alatri
Antonio Milo, Adriano Falivene, Elisabetta Mirra
Scene Toni di Pace
Costumi Alessandra Torella
Musiche originali Marco Zurzolo
Disegno Luci Davide Sondelli




