Teatro Sala Umberto: Romeo e Giulietta, l’amore è saltimbanco
Al Teatro Sala Umberto di Roma, si è tenuta ieri la seconda replica dello spettacolo “Romeo e Giulietta, l’amore è saltimbanco”, una produzione di StivalaccioTeatro, regia di Marco Zoppello.
Mescolando dialetti, improvvisazioni, suoni e pantomime, la più grande tragedia e storia d’amore di Shakespeare è diventata una commedia, “materia viva”, grazie alla forza coinvolgente del teatro popolare.
Romeo e Giulietta: una “prova aperta”
Siamo a Venezia, nel 1574, quando giunge la notizia della visita del principe Enrico III di Valois. I due saltimbanco Giulio Pasquati (Marco Zoppello) e Girolamo Salimbeni (Michele Mori) vengono incaricati di mettere in scena la storia di Romeo e Giulietta, per 10.000 ducati.
Hanno solo due ore di tempo per preparare lo spettacolo e, soprattutto, trovare la Giulietta perfetta. È qui che entra in gioco la non proprio perfetta e “honorata cortigiana” Veronica Franco (Anna De Franceschi), con cui i due attori si contendono il posto in piazza e soprattutto i guadagni.
Inizia così una caotica e imprevedibile “prova aperta” dello spettacolo, in cui le parole di Shakespeare appaiono e scompaiono, mentre ci si avvicina e allontana dalla storia come noi la conosciamo.
Uno spettacolo interattivo
La forza di StivalaccioTeatro è stata evidente dai primi minuti, quando i tre attori si sono fatti strada in mezzo alla platea.
Sfruttando vari piani della recitazione, con un atteggiamento spesso meta-teatrale e prendendo a calci la quarta parete, gli artisti hanno regalato uno spettacolo che sembrava sempre nuovo.
La loro comicità si è espressa in una pluralità di modi: dialogando in dialetti diversi (veneto, toscano, campano), trasformando la parola, portando in scena canzoni, utilizzando battute semplici da cogliere e che hanno catturato la simpatia del pubblico sin da subito.
L’asso nella manica è stato però il modo in cui la compagnia ha saputo coinvolgere gli spettatori, specialmente nelle parti improvvisate, rendendoli co-creatori dello spettacolo.
Tutti hanno potuto fare teatro, in una maniera più evidente nella lingua inglese, in cui recitare si dice to play: l’origine del teatro è infatti, da sempre, il gioco.




