Lavia, Lear, Shakespeare: un terzetto vincente
Il 27 maggio presso il teatro Argentina abbiamo potuto assistere ad una performance intima ironica carica di aneddoti personali e coinvolgente per regalare al pubblico un viaggio nel profondo e perenne confronto con William Shakespeare, perché che Shakespeare vive tra noi ogni giorno è ormai una consolidata e paranormale normalità.
Solo in scena, Gabriele Lavia, diventa protagonista della narrazione, della recitazione, della riflessione profonda raccontandoci la tragedia di Re Lear.
Un racconto ininterrotto della partitura shakespeariana da oltre quattrocento anni custode su carta delle molteplici sfaccettature di un tempo ancora incredibilmente attuale. Così, Lavia trasforma la parola in teatro interpretando da solo, perché egli ne è in grado, senza mai annoiare il pubblico, tutti i personaggi. Come sfondo una tenda rossa fiammante, il pavimento palco calcato da migliaia di spettacoli. E ora Lavia che umile e audace crea un intimo , ironico ma dotto rapporto col pubblico portando il teatro nel teatro. Parlando di uno spettacolo tanto vecchio quanto attuale , perché lo ripetiamo, siamo consapevoli che i fantasmi non esistono, ma il caso di Shakespeare è ben diverso .
Re Lear ha come intento di morale quello della comprensione di fare uscire la nobiltà dal suo agio, e imparare cosa significa essere un “disgraziato” e quindi condividere la propria ricchezza per creare un mondo più giusto. Il testo originale della tragedia presenta 337, Gabriele Lavia, ironizzandoci spesso, ricorda allo spettatore che il copione è stato accorciato affinché lo spettatore non abbandoni la propria seduta. Prima di entrare nel vero clima del regno del Re Tempesta, in maniera magistrale Gabriele Lavia cattura con empatia ironia e verve la fiducia dello spettatore. In modo tale che anche se le pagine fossero veramente state quelle 337 scritte dall’onnipresente William Shakespeare, lo spettatore non avrebbe abbandonato la sala la fiducia è consolidata, il feeling ha creato il grosso è fatto. Voto 10 al carisma di Gabriele Lavia. Sacrilegio sarebbe solo tentare di dare un voto a Shakespeare, l’inglese potrebbe apparirti di notte e cercare un confronto è un’esperienza per cuori forti, e noi ancora non ce la sentiamo.




