La Ciociara di Alberto Moravia al Teatro di Ghione di Roma
Il sipario si apre con una canzone che risuona allegra. E’ estate, siamo negli anni sessanta, ormai la guerra è passata da un pezzo.
La scontrosa e irriverente Rosetta (Flavia De Stefano), ora diventata donna, accusa la madre di egoismo solo perché non vuole acconsentire ai suoi capricci.
Cesira, presa da un attimo di sconforto, inizia a ricordare e torna indietro nella memoria, ai fatti brutali della guerra che, in un primo momento, a lei sembrava potesse finire presto.
Bottegaia vedova, per sfuggire ai bombardamenti su Roma, Cesira decide di tornare alla sua terra di origine in Ciociaria, decisione infausta per quello che accadrà.
Cesira e Rosetta iniziano il viaggio verso un incubo per loro ancora sconosciuto.
Il paese di Cesira è stato sgomberato, non c’è più un posto sicuro dove andare, insieme a Rosetta si deve adattare in casa di Concetta, contadina furba e voltagabbana, ma si sa in guerra ci si deve adattare.
Le due donne entrano in contatto con un mondo fino ad allora sconosciuto pieno di male e di cattiveria e trovano in Michele, un faro, un bagliore di luce nell’oscurità, ma tutto questo dura poco. Michele verrà trascinato via dai tedeschi in ritirata e poi ucciso nei boschi.
Mentre Cesira e Rosetta stanno tornando indietro subiscono lo stupro da parte dei goumier in una chiesa sconsacrata. E’ qui che si rompe qualcosa tra madre e figlia.
Tutte le emozioni, le sensazioni sono palpabili, dalla frustrazione alla speranza fino al momento dello stupro ed alla morte di Michele. La consapevolezza del dramma della guerra ed il decadimento dei rapporti umani distruggono l’innocenza di Rosetta e inquinano i rapporti umani con un senso di ingiustizia che rimarrà per sempre nell’animo di Cesira.
Caterina Costantini si concede al pubblico presente ricordando lo scomparso Aldo Reggiani, il grandissimo attore e regista che ideò la rappresentazione teatrale di cui vogliamo ricordare le sue parole.
“La Ciociara, un romanzo, un film: la madre, la figlia, lo stupro. Tutto questo è diventato memoria collettiva. Riproporre oggi la Ciociara in teatro per me significa ripercorrere la memoria di un incubo che al risveglio lascia l’amaro in bocca, una sensazione di solitudine. Dopo, quando l’acutezza delle sensazioni che si provano durante l’emergenza finisce e la piccola vita di tutti i giorni frantuma l’esistenza in mille piccoli fastidi, chi ha come Cesira vissuto un ritorno alle origini solide e contadine della propria cultura, non potrà più adattarsi e sarà condannata alla solitudine”.
Ed è proprio questo messaggio che Caterina Costantini esprime al pubblico con una magnifica recitazione, non ce ne vogliano gli attori del cast, come satelliti intorno ad una stella che brilla.
La Ciociara di Alberto Moravia
Adattamento teatrale di Annibale Ruccello
Regia di Aldo Reggiani
Messa in scena di Caterina Costantini
Interpreti
Caterina Costantini Cesira
Flavia De Stefano Rosetta
Lorenza Guerrieri Concetta
Vincenzo Bocciarelli Michele
Armando De Ceccon Filippo
Vincenzo Pellicanò Tommasino
Marco Bianchi tedesco e Scimmiozzo
Musiche di Eugenio Tassitano
Scene e costumi G.P.
Aiuto regia Laura Mazzon
Coordinatrice compagnia Manuela Barzagli
Organizzazione Gabriele Pianese




