Palla al Centro

Palla al Centro

Editoriale di Jacopo Trevisani

Nel martedì di Champions, quando tutti i riflettori sono puntati verso gli stadi più importanti di mezza Europa, qui si preferisce concentrarsi sulla nostra Serie A, dal punto di vista di chi guarda sempre tutti dal basso verso l’alto, di chi festeggerà la salvezza come uno scudetto che manca da decenni, di chi in ogni partita nelle curve di metallo e seggiolini scoloriti soffia quel poco in più che basta per far entrare il pallone in rete, per un punto che può voler dire “rimaniamo in A”.

Nel martedì di Champions “Palla al centro” si dedica alle tre neopromosse: Bologna, Carpi e Frosinone. Rigorosamente in ordine alfabetico.

Se c’è una delle tre squadre che sognava l’exploit nella massima serie, nonostante le ultime avessero detto tutto il contrario, questa è sicuramente il Bologna. Società nuova, soldi da investire e tanti buoni propositi: nulla di questo, per ora, ha portato grandi risultati. Dopo 11 partite sono già due gli allenatori che si sono alternati in panchina, prima Delio Rossi (ennesimo fallimento) poi Donadoni, quest’ultimo al rilancio in terra emiliana dopo la difficile, a dir poco, stagione al Parma. L’investimento grande è stato fatto, caricando la maglia numero 10 sulle spalle di un Mattia Destro che forse ancora non è nemmeno un 9. Sono arrivati altri buoni calciatori come Giaccherini e Mounier, ma il Bologna per ora rimane estremamente fragile nel suo complesso, a cominciare dall’aspetto psicologico oltre che realizzativo. L’arrivo di Donadoni nell’ultima giornata sembra aver dato una buona scossa a tutti, all’ambiente e a Destro che ritrova la rete dopo una vita. Tecnicamente, delle tre neopromosse i rossoblu sono verosimilmente (e auspicabilmente, vista la storia di questa società e di questa tifoseria) la squadra più attrezzata per rimanere in A, anche se per ora chi è stato meglio in campo è senza dubbio il Frosinone.

Giunto in A tra lo stupore di Lotito e la gioia di tutta la Ciociaria, la squadra allenata da Stellone è sembrata quella dall’identità più definita: consapevolezza dei propri non eccellenti mezzi, sopperiti da una buona, buonissima organizzazione tattica. Fino alla debacle contro la Fiorentina il Frosinone aveva subito ‘solamente’ 12 reti. Non sono molti, visto che la Roma prima della sconfitta contro l’Inter ne aveva subiti lo stesso numero. Calciatori al posto giusto e mentalità da provinciale: mai quest’ultimo termine ha posseduto significato più positivo. Sì, perché il Frosinone sembra quella che, dopo 11 giornate e un quartultimo posto in classifica, sembra essere la compagine che meglio si è calata in una realtà a lei sconosciuta, contro squadre di categoria superiore dal punto di vista economico e tecnico. Staremo a vedere, ma in Ciociaria possono convincersi di potercela fare.

Discorso a parte per il Carpi. Esordiente in Serie A come il Frosinone, la squadra biancorossa paga e non poco gli sbagli estivi di una società probabilmente ancora non pronta a certi palcoscenici. Sono stati fatti investimenti a basso costo mantenendo l’ossatura della squadra che lo scorso anno in B fece scalpore. Il fatto è che tra la A e la serie cadetta c’è di mezzo almeno un’altra categoria immaginaria. Ad oggi il Carpi è l’unica squadra ad aver cambiato allenatore praticamente due volte. Qualcuno avrebbe scommesso la propria casa sul ritorno di Castori dopo l’esonero, e così è stato. La meteora di Sannino è durata una manciata di urli all’interno di partite in cui forse la dirigenza si è resa conto che il capitale umano a disposizione dell’allenatore non è all’altezza della situazione. Tanto meglio ritornare all’amato mister che in 3 anni ha portato questa squadra a calcare manti erbosi di stadi che nemmeno la miglior fiaba avrebbe partorito. Un’ammissione di colpa? Non si sa, fatto sta che Castori da oggi è di nuovo l’allenatore del Carpi, chissà per quanto ancora.

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