Palla al centro

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L’editoriale di Jacopo Trevisani

Nell’ultima domenica di ottobre, quando ovunque (tranne in Turchia, per altre ragioni) le lancette degli orologi vengono spostate di un’ora indietro, la Roma torna a guardare tutti dall’alto. La squadra di Garcia è prima in classifica, dopo aver scavalcato nello scontro diretto – se così vogliamo chiamarlo, dopo circa un quarto di campionato – proprio la ex capolista Fiorentina. Ad inseguirla a breve distanza, oltre alla Viola, ci sono Napoli, Lazio e Inter. Tutti in appena due punti. C’è tutto il tempo per allungare, per accorciare, per far diventare questa classifica una sorta di molla che mischia in continuazione le carte. Perché se la Roma è prima lo è per pieno merito, ma fra tre giorni si torna in campo e tutto potrebbe cambiare o restare immutato. Potenzialmente il Sassuolo potrebbe diventare un’altra pretendente per lo scudetto nel caso mercoledì vincesse al Mapei Stadium contro la Juventus. Così come potrebbe tornare a respirare aria freschissima la Sampdoria, qualora superasse a Marassi il bel Napoli di Sarri. Tutte partite complicate, come Bologna – Inter, Atalanta – Lazio, Verona – Fiorentina e Roma – Udinese. Partite ancor più insidiose se si pensa che le appena citate squadre d’alta classifica giocheranno tutte in trasferta, tranne la Roma. Ma la Roma è una squadra pazza, e contro un Udinese tutt’altro che irresistibile potrebbe fare l’ennesimo scherzetto di cattivo gusto ai propri tifosi.

Ma la giornata appena conclusa parla chiaro. La Roma è prima, da sola; è a quattro vittorie consecutive in campionato e ieri è riuscita ad espugnare uno stadio indiavolato anche grazie all’uomo copertina: Mohamed Salah. L’egiziano ha fatto ingoiare i fischietti ai tifosi viola dopo soli 6 minuti. La squadra giallorossa non ha fatto la partita ma l’ha vinta, ha sofferto – forse ancora troppo – ma si è trovata di fronte una signora squadra allenata da un Signore. Paulo Sosa allenatore si è affacciato nel calcio italiano in punta di piedi, ha costruito con fatica una squadra che sul mercato estivo sembrava immobile ma che poi si è rivelata abile nello scegliere con cura i suoi interpreti. Il direttore sportivo Pradè, come spesso ha fatto anche e soprattutto nella sua esperienza giallorossa, è riuscito ad utilizzare pochi fondi in modo egregio. Tante note positive, su tutte Kalinic e Błaszczykowski; altre ancora grigie, forse a tempo determinato, come Mario Suarez. L’acquisto più costoso del mercato viola anche ieri è rimasto in panchina 90 minuti ma c’è ancora tempo, per lui e per la società. Probabilmente, e su questo ci sono pochi dubbi, la Fiorentina non sarà in grado di competere alla lunga per la conquista del campionato, ma i dubbi spariscono se si pensa in ottica europea, verso quella Champions League che a Firenze manca dal 2009/2010. Il braccio c’è e la mente pure, a Firenze possono sognare.

E se a Firenze si viaggia col pensiero, a Napoli i cuori sono in fibrillazione. La squadra di Sarri sembra aver ingranato la quinta all’inseguimento della Roma capolista. Ora come ora la formazione azzurra sembra aver addirittura qualcosina in più dei giallorossi sotto il piano del gioco e della gestione dei risultati. Higuain va ancora a segno e la difesa sembra addirittura migliorata, nonostante l’organico sia quasi lo stesso dello scorso anno e, con tutto il rispetto, non di alto livello. Fatto sta che quel geniaccio di Sarri ha dato un’identità ad una squadra che negli ultimi due anni con Benitez si scioglieva come neve al sole alle prime difficoltà, nonostante il potenziale offensivo enorme.

Fuori dai radar mediatici, immeritatamente, la Lazio. I biancoazzurri si pongono più o meno le stesse prospettive della Fiorentina, hanno i medesimi punti ma una considerazione da parte della stampa pari quasi a zero. Nonostante qualche tifoso possa risentirsi di questo atteggiamento, l’indifferenza dei media potrebbe giovare ai ragazzi di Pioli. Oltretutto è risbucato fuori Felipe Anderson, calciatore tanto forte tecnicamente quanto ancora fragile psicologicamente. Se il brasiliano trovasse continuità potrebbe diventare un vero crack del calcio europeo, anche se per ora suoi alti e bassi stanno andando di pari passo.

Nella piccola, piccolissima domenica calcistica delle ore 15.00 si sono giocate Milan – Sassuolo, Juventus – Atalanta e Udinese – Frosinone. La squadra di Mihajilovic soffre tremendamente contro quella di Di Francesco, per di più in dieci uomini dalla mezzora del primo tempo. Inutile raccontare il pessimo stato d’animo di Galliani (di cui vi risparmiamo la descrizione del cupo volto). Sarà l’allenatore il problema? magari dalle parti di Milanello qualche domanda bisognerebbe cominciare a farsela.

E la Juventus? Ha suscitato più commenti Pogba per il rigore sbagliato e quel ‘+75’ sulla sua maglia che la buona prestazione della sua squadra. La formazione bianconera sta ricominciando pian piano a camminare, potendo ora contare anche sulle reti di Dybala e Mandzukic. E’ lontana dalla vetta (-8 punti) ma chi conosce il calcio italiano non può non sapere che la Juventus, per mentalità e carisma, non mollerà l’idea del quinto scudetto consecutivo almeno fino all’imporsi della matematica. Sottolineiamo ‘almeno’.

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