Palla al Centro

Palla al Centro

 

L’editoriale di Jacopo Trevisani

Il sole tramonta sull’ottava giornata di Serie A, e le gerarchie per le corse ai vari traguardi ancora faticano a delinearsi. La Fiorentina rimane capolista ma perde il suo secondo scontro diretto, il Napoli, invece, lo vince rischiando di contagiare di una pericolosa euforia una città intera. E’ lì anche la Roma, quasi sorniona, così come l’Inter, che deve però cominciare a farsi qualche domanda. Le questioni sicuramente non mancano a Vinovo e a Milanello, ‘case’ rispettivamente di Juventus e Milan. Manca qualcuno? Sì, mancano Lazio e Sassuolo, ancora ovviamente in corsa e alla rincorsa di tutto. Ma facciamo un po’ d’ordine e ripercorriamo quest’ultima giornata, portando la palla al centro del campo e facendo il punto della situazione su cosa è andato e su cosa invece non ha funzionato all’interno delle varie orchestre scese sul terreno di gioco in questo weekend.

Partiamo, doverosamente, dalla Fiorentina. La squadra di Paulo Sosa fallisce il suo secondo grande impegno dopo la gloria ottenuta tra gli spalti del Meazza. Merito del Napoli o demerito Viola? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo, e dopo 6 vittorie consecutive una sconfitta contro la squadra (probabilmente) più in palla del campionato può starci, soprattutto per come è maturata: la Fiorentina è andata sotto dopo nemmeno un giro d’orologio del secondo tempo ma ha saputo reagire alla grande in uno stadio che, quando nell’aere si respira euforia, diventa un catino infuocato. I ragazzi di Sosa hanno anche sbagliato, forse proprio per il troppo voler fare, il voler uscire col fraseggio contro una squadra che, se possibile, pressa anche di più della Fiorentina stessa. Chi sbaglia paga, soprattutto se chi riscuote risponde al nome di Gonzalo Higuain. Dal nominare centravanti argentino al passare a parlare del Napoli il salto è minuscolo. Higuain è ‘solo’ la bocca di fuoco di un centrocampo che, ora come ora (perché il calcio è in continuo mutamento), combatte e resiste anche sopperendo alle evidenti carenze difensive. Sarri sta lavorando con un gruppo dal potenziale offensivo altissimo, potendo contare sull’esplosione di Insigne e sul ritrovato Hamsik. Sembra lontano il pareggio a reti bianche di Carpi, quando invece era il vicino 23 settembre. Non è passato nemmeno un mese ma a Napoli sembra trascorsa una vita.

Tra Fiorentina e Napoli si infila la Roma, che inanella la terza vittoria consecutiva contro avversari tutt’altro che irresistibili: Carpi, Palermo, Empoli. C’è da dire, però, che in passati più o meno recenti la Roma queste partite le ha sbagliate, anche quando si giocava decisamente meglio. Sì, perché i giallorossi segnano (e pure tanto, 12 reti in 3 gare) ma la sensazione è sempre che manchi qualcosa per il raggiungimento dell’obiettivo che la gran parte di Roma attende da 14 anni. Garcia per ora si affida alle qualità dei singoli, potendo contare su un organico dal potenziale tecnico probabilmente superiore a tutta la serie A. Continua a ballare la difesa, punto forte del primo anno del tecnico francese, ma si ricomincia a segnare su calcio d’angolo. Aspettando il ritorno di Dzeko, sicuramente il più atteso degli infortunati a breve termine, la Roma si gode la verve realizzativa di Miralem Pjanic che, senza cantare vittoria troppo presto, sembra giunto alla definitiva esplosione. Il centrocampista bosniaco, nonostante un primo tempo contro l’Empoli da assente ingiustificato, sembra essere sempre più presente non tanto nelle manovre della squadra (lo era già da tempo), quanto nella presenza caratteriale che ogni giocatore di centrocampo deve avere per essere un leader. Insomma, la Roma sembra essere il caso tipico del “c’è ma non si vede”, però è lì ad un punto dalla vetta. Ed è quello che conta.

Menzione sul ‘caso’ Curva Sud: anche contro l’Empoli il cuore, i polmoni e l’anima del tifo romanista non è entrato allo stadio, continuando la protesta (legittima e civilissima) contro provvedimenti della Prefettura capitolina che vanno contro a qualsiasi concezione moderna di stadio.  Ed è curioso come, nonostante tantissimi attestati di solidarietà giunti dall’esterno, proprio dalla restante totalità del tifo giallorosso si fatichi a comprendere la necessità di una decisione simile, tanto sofferta quanto giusta.

E le milanesi? Inter e Milan insieme, nelle ultime tre giornate, hanno raccolto 3 punti. E non è un caso. Non casualità se l’Inter cominci ad arrancare quando lì davanti non si segna. Chi fa più goal spesso vince, così come è vero che spesso a vincere è chi ne subisce meno. I nerazzurri hanno sì il miglior rendimento difensivo, ma con 8 reti fatte in altrettante gare si va poco lontano. Manca Icardi a questa squadra ma manca anche un esterno di livello, cosa che per ora (sempre perché il calcio è in continuo mutamento) Perisic non è.

Il Milan…Beh, sul Milan di questo periodo ce ne sarebbero di cose da dire, e probabilmente il miglior sunto lo ha fornito chi è all’interno, anche se da poco tempo, ovvero Keisuke Honda. Il trequartista giapponese ha espresso concetti chiari e condivisibili, ovviamente controversi se ad esternarli è un dipendente della società. “Non ha senso dare la colpa ai giocatori. Negli ultimi anni il Milan ha mandato in campo tanti uomini, come mai non rendono? Per cambiare questo club occorre cambiare totalmente i criteri di valutazione da parte di tutti: dirigenza, tecnico, tifosi e media”, ha detto il calciatore. Come dargli torto.

Passiamo infine a Lazio e Sassuolo, che proprio ieri si sono affrontate al Mapei Stadium. La squadra di Pioli è ancora alla ricerca del definitivo salto di qualità, che ritarda probabilmente a causa dei mancati investimenti di una società quasi masochista. La mancanza di costanza nei risultati si ripercuote nell’ambiente interno ed esterno allo spogliatoio laziale, oltretutto alle prese con problemi di infortuni e squalifiche (ultima l’espulsione di Cataldi proprio ieri).

Il Sassuolo vive, invece, in una sorta di bolla magica: si investe bene, si investe tanto, si gioca meglio e si vince di più. Rispetto alla prima stagione di due anni addietro sono queste le sostanziali differenze che vedono oggi i neroverdi alla stessa quota di Napoli e Lazio, non di certo due provinciali.

Ma siamo solo all’ottava giornata, ed il Calcio è talmente bello e misterioso da poter cambiare tutto nel giro di una settimana e, già dalla prossima tornata, potrebbero verificarsi delle importanti novità.

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