Worst tricks – Prodezze da dimenticare (maggio)

Worst tricks – Prodezze da dimenticare (maggio)

Chiamateli come volete: ultrà “a la page”, guerrieri del look, teppisti stilisti… La nuova frontiera del tifo organizzato è qui. Una premessa sembra doverosa, poiché a molti non andrà giù che l’assoluto favorito al Worst tricks del mese, Jerome Boateng, rimanga a mani vuote. Ebbene, la verità è che quanto capitato al difensore dei bavaresi, parodiato in tutte le salse per la caduta a corpo morto sulla finta di Messi, oltre a non costituire un “unicum” caratteristico dello scorso Barcellona-Bayern, è già storia. Boateng in un cratere, Boateng su uno scivolo, Boateng che gioca a Twister, Boateng in una piscina, Boateng nel mirino di un cecchino o a tappeto in un incontro di wrestling. Insomma, se ve lo siete perso, probabilmente non state neanche leggendo questo pezzo. Ma, al contrario, quanto avvenuto al “Miramare” di Manfredonia, “Camp Nou” della Barcellona pugliese, segna il punto di svolta nella concezione della tifoseria italiana, la rivoluzione cognitiva che non svanirà nel giro di qualche post su Facebook. Ultras 2.0, direbbero alcuni. Che il Belpaese sia da sempre considerato patria dell’alta moda è arcinoto, così come il fatto che il matrimonio tra professionisti del taglia-e-cuci e atleti del pallone sia stato celebrato da tempo. Tuttavia, che potesse divenire il vestiario materia di dibattito per gli stessi supporters (al di là di opinioni tra amici), in pochi lo avrebbero creduto. Ma rompiamo ogni indugio. L’episodio è il seguente: in trasferta nella vicina Manfredonia per il 38esimo turno di serie D (girone H), il Taranto, con poche centinaia di tifosi al seguito, sfida l’omonima squadra di casa nell’incontro che chiude una stagione decisamente positiva per gli ospiti (secondo posto a 69 punti e play off per il sogno promozione). Occasione per fare festa? Macché. Dal primo tempo prende il via l’accesa contestazione che non darà tregua al presidente Domenico Campitiello, costretto ad abbandonare lo stadio all’intervallo. Cessioni illustri in vista? Sovvenzioni negate? Niente di tutto ciò. La nuova maglia azzurra, pensata per essere la terza e indossata nella circostanza, non è gradita. Anzi, la divisa è disdegnata a tal punto che, su esplicita richiesta del settore, il Taranto si reca al confronto con i propri tifosi, per poi riuscire dagli spogliatoi e affrontare il secondo tempo con una tenuta di gioco differente, la classica rossoblù. All’indomani del 10 maggio, la vicenda fa il giro d’Italia, provocando lo sdegno di chi lamenta la patologia di un calcio alla mercé degli ultras e l’amarezza di tutti i “colleghi” che tollerarono e tollerano maglie di gran lunga più bizzarre di quella incriminata. Da Campitiello, prima il silenzio stampa, poi il comunicato di condanna per la sterile protesta, con l’apertura a un progetto condiviso che dia risalto alle vere priorità. Apertura accolta dalla curva nord tarantina, che spiega in un comunicato di risposta le perplessità derivate da promesse e garanzie non rispettate su quella maglia azzurra tanto odiata perché così distante dai quei colori, invece, tanto amati. Nel frattempo, apprezzato o meno, noi assegniamo a quei sostenitori protagonisti dell’accaduto l’edizione corrente del Worst tricks, espediente per sdrammatizzare una situazione che, senza voler scontentare nessuno, ha innegabilmente oltrepassato ogni limite. Un conto è “tifare solo la maglia”, un altro è tifarne solamente una.

Mattia Coletti
15 maggio 2015

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