Francesco Mancini, il ricordo di un grande uomo di sport

Circa mille persone hanno partecipato ai funerali di Francesco Mancini, ex portiere del “Foggia dei miracoli” di Zeman, morto la scorsa settimana a 44 anni a causa di un malore improvviso che lo ha colpito a Pescara. Nella squadra della città abruzzese, allenata dallo stesso tecnico boemo, svolgeva il ruolo di allenatore dei portieri.

 

Le esequie di Mancini sono state officiate nella cattedrale di Manfredonia dal vescovo, monsignor Michele Castoro. Tantissima la gente che non è riuscita ad accedere all’interno dell’edificio ed è rimasta a seguire il rito funebre dal maxischermo appositamente installato nella piazza antistante.

Molti gli amici presenti che hanno rincuorato, per quanto possibile, la moglie Chiara e i due figli di Mancini. Non poteva mancare Zdenek Zeman, visibilmente provato e commosso. È proprio il tecnico boemo a lanciare nel Foggia, nel 1987, un giovane Mancini, proveniente dalla squadra del suo paese natio, Matera. Con la squadra pugliese ottiene subito due promozioni consecutive, riuscendo a coronare il suo sogno di giocare in Serie A. Dopo nove stagioni con i satanelli, di cui quattro in serie A, passa al Bari, in cui gioca fino al 2000. Acquistato dal Napoli, non riesce a salvare la squadra partenopea da un’amara retrocessione, ma riesce comunque a lasciare un ottimo ricordo nei cuori dei tifosi napoletani, che lo hanno sempre incitato e sostenuto, anche durante le due successive stagioni giocate in Serie B. È con il Napoli che, nel 2003, termina la carriera ad alto livello di Mancini. Le successive esperienze sono in Serie C1, prima al Pisa, poi alla Sambenedettese, Teramo, Salernitana e Martina, fino a chiudere definitivamente la carriera da professionista nel 2008, all’età di 40 anni.

La toccante scena dell’omaggio all’ex beniamino da parte dei tantissimi tifosi del Foggia, che hanno coperto la sua bara con decine e decine di sciarpe rossonere, è la prova tangibile della grande stima e dell’immenso affetto che Mancini è riuscito a conquistare nel corso della sua carriera.

Ci lascia prematuramente un grande uomo di sport, autore di un’onorata carriera da giocatore, e già ben avviato ad un promettente futuro da preparatore e allenatore. Dispiace soprattutto perché ci saluta una gran bella persona, stimata e ben voluta da tutti coloro che lo conoscevano, capace di conquistare con la sua professionalità i tifosi di tutte le squadre di cui ha strenuamente difeso i colori.

Giuseppe Ferrara

4 aprile 2012

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