Worst tricks – Prodezze da dimenticare (gennaio)

Worst tricks – Prodezze da dimenticare (gennaio)
Worst tricks gennaio 2015

Worst tricks gennaio 2015
Worst tricks gennaio 2015

Esiste un tipo di personaggio, tra i più stereotipati, frequentemente riproposto da film e serie tv di ogni tempo e genere. È l’uomo provato dalla vita, segnato da periodi particolarmente avversi che lo conducono sulla strada dell’alcolismo e della trascuratezza personale. Folte barbe accompagnano occhi vitrei e la propensione a commenti salaci e pungenti, il tutto sotto lo sguardo sdegnoso o compassionevole di conoscenti e non. Non si tratta dello stile hipster oggi tanto in voga per moda misteriosa, prima causa dei numerosi hamish spuntati qua e là perfino nella penisola italica. Il riferimento è alle barbe “vere”. Le barbe che compaiono quasi per scelta autonoma, e si piantano lì, come icone di un temperamento divenuto indifferente, trasandato, ostentatamente atarassico. Le barbe che valgono più di mille parole. Parole tremendamente sbiascicate e il più delle volte incomprensibili. Talvolta, tuttavia, di solare comprensione.

Come per il primo vincitore del Worst tricks 2015, quello di gennaio, vecchia conoscenza del calcio internazionale e nostrano. Sfoggiando un look da fare invidia al Tom Hanks versione Cast away, è un campione del mondo e d’Europa in divisa transalpina e campione d’Italia coi colori giallorossi della Roma a sbaragliare la concorrenza e assicurarsi il titolo del mese. È Vincent Candela, il terzino francese accasatosi in Serie A dal 1997 al 2007, tra gli ospiti di spicco della trasmissione Goal di Notte, edizione post derby. Sfoderando un worst trick forse non inedito, ma sicuramente ben interpretato, l’ex numero 5 della formazione capitolina irrompe in studio in evidente stato di ubriachezza, donando, così, al programma condotto da Michele Plastino, una briosità che probabilmente, in sua assenza, non avrebbe mai avuto luogo. Vincent è un fiume in piena che nessuno può arginare, men che meno “Rambo” Rambaudi, storica bandiera laziale, travolto e dribblato dall’ebbrezza del talento gallico nello svolgersi della diretta. Ricordando la classica scenetta da bar, dove i due amici, di opposta fede calcistica, si incontrano a stracittadina conclusa, abbandonandosi alla disamina del match tra commenti triviali e copiose sorsate di birra, questo il botta e risposta più eclatante andato in onda: “Mi è piaciuta più la Lazio”, afferma il primo, “Grazie al c****”, chiosa il secondo, suscitando le risa incontrollate di tutti gli astanti. Plastino invoca un caffè per riportare il francese alla lucidità. Più tardi, nel mezzo di una nottata insonne (a sua detta), il conduttore si scuserà via Facebook per l’accaduto, spiegando le difficoltà incontrate nel contenere il turbolento avvinazzato e rivendicando la bontà del suo agire e dei suoi valori morali, materializzatisi nella preoccupazione per un’eventuale cacciata dell’ex calciatore, sia per le ripercussioni sulla sua immagine, sia per i rischi connessi alla guida in quelle condizioni. Meriti, a dirla tutta, spesso dal retrogusto stucchevole quando sbandierati dall’autore piuttosto che riconosciuti dai testimoni. Ma questo è un altro paio di maniche.

Il finale di rubrica non può discostarsi dal protagonista principale. Ora, bisogna concedere una riflessione al buon Vincent: se Rambaudi e Candela fossero stati i due amici intorno al tavolo del bar ipotizzato precedentemente, l’uscita del secondo avrebbe avuto, per certi versi, una qualche dose di puntualità e pertinenza, oltre che di comicità. Ma non biasimare il comportamento di uno degli artefici dei successi della Roma negli anni 2000, specie se contestualizzato nella situazione di una diretta televisiva, sarebbe quantomeno politicamente scorretto. E irresponsabile. Giustissimo e lapalissiano. Tuttavia, premesso ciò, con indulgenza sia consentito, vista l’eco di sentenze che la maggioranza sa pronunciare e ripetere notoriamente bene, di cedere l’onore del giudizio a coloro i quali, sovente, a stento trattengono l’ansia di esprimerlo.

Mattia Coletti
23 gennaio 2015

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