Il 4-3-3 di Zeman: un marchio di fabbrica

di Luca Nicosia

Di Zeman ultimamente se ne parlava più come del “grande accusatore” di un sistema-calcio malato, che delle sue doti da stratega. Quest’anno con i l suo Pescara, e grazie al suo 4-3-3, il tecnico boemo è tornato alla ribalta per quello in cui è un riconosciuto maestro: far divertire i tifosi e un po’ meno i portieri delle squadre avversarie.
La compagine abruzzese si trova inaspettatamente al terzo posto del campionato cadetto a -3 dal Torino solitario in vetta. Inaspettatamente fino a un certo punto. Gioco spumeggiante e gol a grappoli, all’Adriatico si stanno spellando le mani a forza di applausi. Cerchiamo in breve di capire come funziona la “formula  magica del  4-3-3 in salsa boema”.
Perché proprio il 4-3-3? Secondo Zdenek è lo schema che meglio di tutti consente di occupare gli spazi del campo, e permette al portatore di palla, grazie ai continui scambi di posizione e sovrapposizioni dei compagni, di avere almeno tre soluzioni di gioco, tre giocatori a cui dare il pallone. Risultato? Schemi più vari, ariosi e spettacolari.
Analizziamo la filosofia calcistica di Zeman, in base a tre aspetti chiave: i movimenti, il pressing e i calciatori.
I movimenti
L’obiettivo è la ricerca spasmodica di spazi e di campo, per giungere verso la porta avversaria, verso il gol.
Contrariamente al “giro-palla” del Barcellona di Guardiola, fatto di passaggi orizzontali e possesso di palla esasperato (il cosiddetto “tiki-taka”), il 4-3-3 del boemo prevede una manovra rapida, dinamica, con continue verticalizzazioni e passaggi in profondità.
Il gioco si sviluppa soprattutto sulle cosiddette “catene laterali”: terzino, mezzala e ala. I loro movimenti sono organizzati con lo scopo di creare spazi per tagli e sovrapposizioni al fine di portare pericolo nell’area nemica. Azione tipica: il terzino avanza palla al piede, l’attaccante esterno aggredisce lo spazio scattando in profondità, mentre la mezzala si accentra. Il portatore di palla ha così tre opzioni : lo scarico sull’ala, sul centrocampista, o il cambio di gioco verso l’altro attaccante esterno che aggredisce il lato debole della difesa avversaria. La squadra è sempre molto corta. Ridotti sono gli spazi tra i vari reparti. I terzini spingono sulle fasce, superano la mediana. Inevitabilmente l’avversario rimane schiacciato nella propria area con grandi difficoltà ad uscire.
Il pressing
E’ un’arma fondamentale negli schemi di Zeman. In fase di non possesso, l’obiettivo della squadra è la riconquista immediata della sfera, tramite una pressione organizzata ed esasperata. Il calciatore prossimo al portatore di palla avversario, lo attacca, mentre gli altri compagni si dedicano a pressare le altre possibili soluzioni di scarico. L’attività di pressione inizia dagli attaccanti, fino a coinvolgere il reparto arretrato, che scala in avanti fino alla linea mediana. Il fuorigioco è quindi solo una conseguenza di tali movimenti, non un’indicazione precisa del tecnico.
La sfiancante azione di pressing, porta spesso (soprattutto in presenza di squadre che grazie ad una buona organizzazione tattica riescono ad uscire dalla zona di pressione e a sfruttare il lato debole) alla situazione in cui i due difensori centrali si vedono costretti a rincorrere gli attaccanti avversari in fuga solitaria verso la porta. Qui sta la spiegazione delle ingenti quantità di reti subite dalle squadre di Zeman. Il dazio da pagare.
I giocatori
Importanti sono poi le caratteristiche che sono richieste ai giocatori per rendere al meglio in questo 4-3-3 .
Si inizia dal portiere. Spesso sarà costretto ad agire da “libero”, deve avere quindi piedi buoni per ricevere lo scarico del difensore centrale, e anche per far ripartire l’azione, magari smistando sul terzino. Gli si richiede anche un ottimo tempismo nelle uscite, trovandosi svariate volte da solo o quasi, in balia degli attaccanti avversari.
I terzini invece sono “fluidicanti”, stantuffano cioè ininterrottamente sulla fascia per creare occasioni di gioco. A loro è richiesta resistenza, velocità e piede “caldo” in modo da poter eseguire cross e appoggi.
Il playmaker davanti alla difesa è una figura chiave: smista sulle fasce innescando la “catena laterale”, e funge da frangiflutti a protezione dei due centrali. Quindi buona tecnica e buone capacità di interdizione sono richieste.
Alle due mezzali invece, sono necessarie doti fisiche non indifferenti: per loro è previsto un movimento perpetuo, sia per il pressing che per accompagnare l’azione.
Gli attacanti del tridente devono avere buona velocità di base per attaccare la profondità, e buona tecnica utile per il cross, gli scambi stretti, ed il cambio di gioco.
Vi chiederete come fa una squadra a reggere un tipo di gioco simile. La risposta risiede nella meticolosa e devastante preparazione atletica messa a punto direttamente da mr Zeman: è lui il preparatore atletico della squadra, oltre che l’allenatore. Nel corso degli anni, non si contano i calciatori che si sono lamentati degli sfibranti allenamenti del boemo.
La preparazione, solitamente,  si basa su “percorsi di guerra”, dove si corre per svariati chilometri in contesti spesso con forti dislivelli come boschi, parchi, e terreni adiacenti a ruscelli. Celebri anche le sfiancanti corse su e giù per i gradoni dello stadio: ormai un marchio di fabbrica di Zeman.
E la palla? Compare dopo svariati giorni, dedicati esclusivamente alla preparazione “spacca gambe”. Lavoro duro, non c’è che dire, ma i risultati e soprattutto gli applausi dei tifosi sono i premi e i ringraziamenti ad un grande gioco di un grande tecnico.

18 gennaio 2012

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