Brasile 2014: le pagelle del Mondiale

Brasile 2014: le pagelle del Mondiale

Italia-Inghilterra-calendario-Mondiali-2014-esordio-in-Brasile-il-14-Giugno-per-la-NazionaleGermania, voto 10: una generazione di grandi giocatori orchestrati da un autentico maestro. Nessun Messi o Neymar, ma un insieme di uomini di altissima qualità (uno tra tutti Muller, vice capocannoniere del Mondiale con cinque reti) che badano all’essenziale, che nel calcio vuol dire vittoria. Particolare menzione per Neuer, che ha inciso a fuoco il suo nome nella storia come uno dei più grandi numeri uno di sempre; e tutti noi sappiamo cosa significhi avere il portiere più forte ad un Mondiale.

Argentina, voto 9: è riuscita a portare la corazzata tedesca ai supplementari e ha avuto le occasioni migliori per vincere la Coppa. Con il Messi ammirato nelle partite del girone probabilmente la storia sarebbe stata diversa. Il giocatore del Barcellona, sulle cui spalle pesava la sorte di un’intera Nazionale, non è riuscito a giocare come sa, distratto forse dalla pressione mediatica e dai, ormai usuali, conati di vomito.

Olanda, voto 8: tanti giovani talenti dietro ai campioni. Robben, Snejder e Van Persie sono i veterani di una squadra che ha messo in mostra i giocatori (in prospettiva) più interessanti. I rigori l’hanno costretta a giocarsi la “finalina”, ma le colpe non sono tutte della sfortuna: con un baricentro più spostato in avanti, la semifinale contro l’Argentina avrebbe potuto avere un esito diverso.

Colombia, Cile, Costa Rica, voto 7: le vere rivelazioni del Mondiale. Il Cile, trascinato dalla stella Sanchez, vede infrangere i propri sogni di gloria contro la traversa all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare dell’ottavo di finale contro il Brasile, la Colombia, invece, illuminata dal capocannoniere del Mondiale (James Rodriguez) si arrende ai padroni di casa forse più per timore reverenziale che per altro. Resta un Mondiale giocato ad alto livello e la palma (condivisa con la Costa Rica, devastante nelle partite del Girone D, ma più opaca nelle altre gare) di autentiche sorprese della competizione.

Brasile, voto 4: le aspettative erano sì troppo alte per la rosa a disposizione di Scolari, ma le dieci reti subite nelle ultime due gare rasentano il dramma sportivo. Senza idee, classe, organizzazione. L’unico “fenomeno” è Neymar: con lui in campo i verdeoro segnano e vincono, ma quando “O Ney” si fa male la squadra cade in un oblio da cui ne esce con le ossa rotte e il morale a pezzi.

Italia, voto 3: la partita di esordio contro l’Inghilterra aveva illuso un po’ tutti. Nelle due partite successive sono emersi i limiti di una squadra priva di classe (Pirlo a parte) e inventiva. Difesa da regolare, centrocampo confusionario e attacco senza mordente sono gli ingredienti di un’avventura mondiale da dimenticare in fretta.

Spagna, voto 2: il 5-1 all’esordio scotta ancora come un fuoco vivo nell’orgoglio degli spagnoli. I campioni del Mondo uscenti sembrano i cugini lontani di quella generazione di fenomeni capace di vincere tutto. Una filosofia, il tiki taka, trita e ritrita, che ormai non riesce più a incantare come ha fatto per un lustro abbondante.

Giuseppe Ferrara
15 luglio 2014

 

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