Calcio violento… Ciro, purtroppo, non è l’unico della lista…

Calcio violento… Ciro, purtroppo, non è l’unico della lista…

29878238_il-vero-fallimento-0No, non si può morire per una partita. Le componenti del calcio e i tifosi tutti devono farsi un’esame di coscienza. La morte di Ciro Esposito, giovane tifoso napoletano, vittima della stupidità assassina di uomini senza cuore e cervello, lascia addolorati tutti, senza distinzione di bandiere.  Le vendette non servono. Occorre far prevalere la ragione. Non possiamo più assistere allo spettacolo desolante con le mamme che piangono i loro figli per la stupidità di gente che in occasione di partite di calcio sfoga la sua ira funesta, portando morte e tristezza infinita.

Lo sport, dai tempi del barone francese De Coubertin e dalle prime Olimpiadi greche, non ha mai accettato ogni forma di violenza.Occorrerebbe rispetto tra avversari e tifoserie opposte, ma spesso gli appelli si perdono nel buio. Ecco quindi, che in più occasioni, una semplice partita di calcio si trasforma in  guerra, con l’uomo – tifoso che in varie occasioni diventa di ghiaccio e uccide. Obiettivo strategico per molti delinquenti da stadio è colpire nella mischia.  Ma per che cosa? Per nulla, perchè l’unico bene prezioso su questa terra è la vita.  La violenza purtroppo è ancora una radice marcia di  questa società che da tempo ha perso ogni valore positivo.  Odio, vendette e rancori, le pagine triste del calcio sono tante. La morte di Ciro Esposito  putroppo non è l’unica. Nel lontano 1963, in occasione della  sfida promozione tra Salernitane e Potenza in serie B, un colpo sparato in aria da un poliziotto raggiunge accidentalmente sugli spalti un tifoso della Salernitana che muore poco dopo. Nell’Ottobre del ’79, agghiacciante episodio all’ Olimpico di Roma: dalla curva Sud, covo di sostenitore della Roma, parte un razzo che colpisce nella curva opposta, Vincenzo Paparelli, tifoso laziale.

Cinque anni dopo, alla fine di Triestina – Udinese, un tifoso della Triestina muore dopo le percosse subite dai poliziotti. Nel 1984 un tifoso del Milan, scambiato a termine  della sfida con la Cremonese, per un tifoso della Cremonese, viene accoltellato  da un supporter della stessa squadra.  Quattro anni dopo, ad Ascoli, a termine della sfida campionato tra Ascoli ed Inter, un giovane ascolano, Nazareno Filippini, viene ucciso da ultras nerazzurri. Il bollettino di guerra nel corso degli anni non si arresta.  Nel 1989 perde la vita  il tifoso della Roma, Antonio De Falchi,  stroncato, per la paura, da un infarto. Quasi la stessa sorte tocca, negli anni ’90, a  Celestino Colombi, simpatizzante atalantino. Un anno dopo, viene aggredito da alcuni tifosi del Genoa, il 22enne Salvatore Moschella, sostenitore del Messina che dalla paura, cade da un treno. Altre vittime del calcio violento sono poi:  Vincenzo Spagnolo, tifoso genoano, accoltellato da alcuni supporter milanisti, Fabio Di Maio, Antonio Currò, romanista, colpito da una bomba carta a termine di Messina Roma, l’ispettore di polizia, Filippo Raciti, morto a termine della gara tra  Catania – Palermo e  Gabriele Sandri,  colpito in una stazione di servizio dell’autostrada da un colpo di pistola sparato da lontano da alcuni poliziotti, durante un tentativo di sedare una rissa tra tifosi laziali e juventini.

Luigi Rubino
27 giugno 2014

 

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