Morire di calcio

Antonio Cassano è solamente l’ultimo calciatore professionista che rischia la carriera per un’improvviso malore.
Il barese secondo quanto diffuso dall’Ansa,appena sceso dall’aereo che riportava la sua squadra, il Milan, a casa dopo la trasferta dell’Olimpico contro la Roma è stato colpito da ischemia, cioè una tipologia di infarto dovuto al blocco del flusso sanguigno per un occlusione temporanea di un vaso arterioso che porta per l’appunto il sangue al cervello. Cassano adesso rischia davvero di chiudere anticipatamente la sua carriera.

La vicenda che ha colpito Antonio Cassano riporta alla luce i tragici avvenimenti che si sono succeduti negli anni e che hanno avuto come protagonisti per l’appunto diversi professionisti del calcio giocato.
Il periodò più buio del calcio internazionale coincide con l’ultimo decennio. Sono diversi i calciatori professionisti deceduti in campo, durante le normali fasi di gioco o che sono stati costretti a ritirarsi dal calcio giocato per improvvisi malori. Sembrano dei film drammatici che vengono proposti a un pubblico attonito che durante una partita di calcio si aspetterebbe di tutto ma mai di vedere uno dei protagonisti in campo morire in diretta, ma in questo caso non c’è nessuna finzione, il giocatore si accascia improvvisamente a terra,immobile,i compagni corrono verso di lui, inermi provano a rianimarlo, lo strattonano, impotenti di fronte alla più tragica  delle costatazioni, il cuore ha smesso di battere.
Il 26 giugno 2003 Marc Vivien Foè, centrocampista della nazionale del Camerun si accascia a terra durante la semifinale di Confederation Cup e muore per arresto cardiaco a 28 anni. L’anno successivo le vittime sono due: Paulo Segio Oliveira difensore brasiliano di 30 anni del Sao Caetano che muore per insufficenza cardiaca e Miklos Feher giocatore ungherese del Benfica (Portogallo) che  dopo un collasso in diretta tv perde la vita anch’esso per insufficienza cardiaca. A perdere la vita per arresto cardiaco in campo nel 2005 è David Di Tommaso, giocatore francese che militava nella squadra olandese del FC Utrecht. Nel 2007 oltre a Chaswe Nsofwa, calciatore zambiano che militava nel serie B israeliana perdono la vita Phil O’Donnel, giocatore scozzese del Motherwell che dopo essersi accasciato in campo per un arresto cardiaco venne inutilmente trasportato in ospedale dove non riprese conoscenza e Antonio Puerta, difensore spagnolo del Siviglia deceduto per arresto cardiaco a soli 22 anni. Il 2008 è l’anno di due ritiri. Il nome più illustre è quello di Ruben de la Red giocatore spagnolo del Real Madrid che dopo essere svenuto colpito da sincope durante un match di coppa del Re è costretto al ritiro dopo una diagnosi che non ammette repliche, problemi cardiaci. Nello stesso anno dicevamo, attacca gli scarpini al chiodo anche Umit Ozat giocatore turco del Colonia, anche lui colto da malore in campo con conseguente svenimento improvviso causato da problemi cardiaci
Il 2009 viene ricordato per la morte in ritiro a Coverciano vicino Firenze di Daniel Jarque, giocatore spagnolo del Espanyol a causa di un’asistolia che gli causarono il blocco della circolazione del sangue. Il 2010 viene annotato per un’altra vittima. Endurance Idahor giocatore nigeriano che muore per infarto fulminante durante una partita del campionato nazionale del Sudan. Una storia con un finale diverso è quella di Miguel Garcia che durante il match di serie B spagnola tra la sua squadra, il Racing Santander e il Betis Siviglia, si accasciò a terra per un improvviso arresto respiratorio. Garcia incredibilmente si “rialzò” dopo venti lunghi interminabili secondi dove il suo cuore aveva smesso di battere. Quei venti secondi furono gli ultimi su un campo di calcio poiché fu costretto al ritiro da ogni attività agonistica. Oltre a Garcia ci sono le storie belle di chi, nonostante grossi problemi cardiaci, i campi di calcio li ha continuati a calpestare. Nwankwo Kanu è l’esempio emblematico, diagnosticatagli una disfunzione cardiaca nel 1996 quando era appena approdato all’Inter, il nigeriano dopo un intervento negli Stati Uniti nonostante la carriera sembrasse ormai finita riuscì a tornare sui campi di calcio ad alti livelli.
Ad ogni avvenimento del genere ci si chiede come sia possibile che dei professionisti, abituati ad allenarsi giornalmente, e continuamente sottoposti a controlli medici possano andare incontro ad un destino così tragico. Purtroppo nessuno riesce a fornire una risposta, nonostante ciò si ripetono i casi,con la Spagna e le nazioni africane a detenere un sospettoso primato E’ davvero possibile che nessuna equipe medica dei club riesca a prevenire e accertare eventuali disfunzioni oppure si tratta davvero di tragiche fatalità ? Una cosa è certa, in troppi ci hanno rimesso la vita.

 

 

di Dario De Luca

 

2 novembre 2011

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