Operación Puerto: possibile svolta

“Se me lo chiedono sono pronto a dare una lista di nomi dei miei clienti alla WADA (Agenzia Mondiale Antidoping)” (ciclo-news.com). Con queste parole Eufemiano Fuentes, medico al centro dell’Operación Puerto, si dichiara pronto a fare i nomi di tutti quegli sportivi che gli avrebbero richiesto una consulenza dopante. Dopo gli italiani Basso e Scarponi, già squalificati, l’ultimo a cadere nella trama dell’inchiesta è stato Mario Cipollini.

L’ex Re Leone delle volate si è dichiarato estraneo alla vicenda, disponibile a qualunque verifica ematologica di confronto con le 99 sacche ancora da identificare in possesso dell’autorità giudiziaria spagnola” (comunicato dell’avvocato di Cipollini, Giuseppe Napoleone).

La questione del doping, purtroppo, è sempre di attualità. Dal passato emergono continuamente spettri inquietanti, ma sempre e solo il ciclismo finisce nell’occhio del ciclone. Questo suona strano, soprattutto perché era stato lo stesso Fuentes a tuonare sulla nazionale iberica di calcio: “Se parlo io non ci sono né Mondiali, né Europei” (Gazzetta.it).Davide Cassani, ex corridore e attualmente commentatore Rai, ha sbottato sulla sua pagina Facebook, stufo di chi usa due pesi e due misure per tutelare gli interessi dei più forti: “Ormai siamo per tutti lo sport dei drogati, la feccia di questa società. Su un numero imprecisato di sacche c’era scritto ‘campionato d’Europa’ e da quel che so io nel ciclismo non c’è tale manifestazione, nel calcio si. Fuentes dice di aver curato anche tennisti, calciatori, atleti dell’atletica leggera ecc. ecc., ma i nomi che vengono fuori di chi sono? Solo ciclisti. La WADA si è presentata ai mondiali di calcio del 2006 ma sono stati rimandati a casa e nessuno ha mai detto nulla. Facile essere forti con i deboli e deboli con i forti.”

Luca Scinto, team manager della Fantini – Selle Italia, nell’intervista rilasciata a Spaziociclismo.it cerca, invece, di focalizzare l’attenzione sul futuro: “Sbagli ne son stati fatti, ma bisogna metterci una pietra sopra. I giovani hanno capito tante cose e il ciclismo è andato avanti. Siamo in una galleria di cui si vede la fine. Voglio guardare al futuro e non più al passato“. Non guardare al passato non significa certo dimenticarlo, ma mostrare come sugli errori commessi si stia cercando di rimediare: la sua squadra, come le altre professional per esempio, versa 80.000 euro all’anno all’UCI per il passaporto biologico, per far controllare i propri atleti.

Il processo che vede coinvolto Fuentes potrebbe terminare a breve, nel mese di Aprile. Si aspettano, dunque, importanti passi avanti affinché giustizia sia fatta veramente e per tutti, se come dice il medico esperto in autoemotrasfusioni ci sono molti altri nomi in ballo di diverse discipline. Il Ciclismo non deve essere strumentalizzato come sinonimo di doping: “I corridori? Delle merde di uomini che son capaci solo di doparsi. Che poi siano capaci di correre sotto la neve o con 40 gradi nessuno lo dice. Che il 50% di loro guadagni 40.000 lordi cioè 1 euro a km (un prof. può arrivare a percorrere 40.000 km in un anno) non frega niente a nessuno e che l’unico loro pensiero sia quello di aiutare un proprio compagno di squadra dimostrando una generosità che non è più di questo mondo, una dote che mai viene sottolineata. No, siamo un branco di drogati. Punto e basta. Poi viene fuori l’operacion Puerto. 500 sportivi coinvolti, 250 sacche di sangue in frigorifero. Dal 2006 solo il nome di qualche ciclista è saltato fuori. Italiani, tedeschi, colombiani ma soprattutto solo ciclisti. Fuentes dice che è disposto a collegare i codici ai nomi ma nessuno gli chiede nulla. Il file del pc non viene toccato per il diritto alla privacy. Ma davvero pensate che il doping sia un problema solo del ciclismo? Ma se sono tra i pochi che accettano passaporto biologico, esami del sangue, reperibilità obbligatoria, perchè gli altri rifiutano tutto questo?” (Davide Cassani sulla sua pagina Facebook).

 

Giacomo Di Valerio

27 marzo 2013

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