Lutto nell’atletica: morto Pietro Mennea

Muore all’età di soli 61 anni l’uomo simbolo dell’atletica italiana: Pietro Mennea. La Freccia del Sud, questo il soprannome del natio di Barletta (tra l’altro laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Scienze Motorie e Lettere), lottava da tempo contro un male incurabile che alla fine ha corso più veloce di lui.

Vinse l’oro nei 200 m piani alle Olimpiadi di Mosca del 1980 con il tempo di 20”19. In quell’occasione Mennea riuscì a mettere in fila il britannico Wells (campione dei 100 m) e il jamaicano Quarrie, (campione uscente), anche grazie alla spinta della telecronaca di Paolo Rosi: “Mennea cerca di recuperare, cerca di recuperare, recupera, recupera, recupera, recupera, ha vinto!”

Il campione italiano, con un fisico incomparabile ai velocisti di oggi, ma capace di spingere come pochi con sue caviglie, in quell’edizione delle Olimpiadi era atteso da tutti gli italiani, speranzosi dopo l’exploit alle Universiadi del 1979 a Città del Messico. In quell’occasione Mennea entrò prepotentemente nella storia: corse i 200 m in 19”72, record mondiale battuto solo nel 1996 da un certo Micheal Johnson, con il tempo di 19”32. Nello stesso anno, sui 100 m, distanza che non privilegiava per la sua partenza lenta, realizzò il tempo di 10”01 che di un soffio non gli valse il pass per l’olimpo dei centometristi scesi sotto i 10”.

La camera ardente verrà allestita in questo pomeriggio presso la sede del Coni. Con Mennea se ne va, non solo un grandissimo atleta della storia, ma un attualissimo punto di riferimento, visto che il suo 19”72 è, a oggi, ancora record europeo e italiano della distanza, incubo degli atleti del vecchio continente. Il suo 10”01, invece, è ancora record italiano dei 100 m piani. Cara Freccia del Sud, ti penseremo ancora a lungo.      

Giacomo Di Valerio

21 marzo 2013

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