Disastro Samp, Europa indigesta. Il Vojvodina ne fa 4 e Zenga già rischia.

Disastro Samp, Europa indigesta. Il Vojvodina ne fa 4 e Zenga già rischia.

Un segno del destino, s’era detto. Il Vojvodina di Vujadin Boskov e pure del fresco ex Mihajlovic, il primo impegno europeo della Samp di Ferrero intriso di romanticismo e ricorsi storici. Al netto delle pur dovute reminiscenze e dichiarazioni di facciata, la squadra di Novi Sad rappresentava un avversario più che abbordabile per la Samp, la classica pratica di mezz’estate da sbrigare per accedere ai play off di Europa League. Invece no, ieri all’Olimpico di Torino – Marassi è interessato dal rifacimento del prato – è successo l’incredibile. I serbi ne hanno fatti 4, più che il Vojvodina sembrava la grande Stella Rossa del 90-91. Più avanti nella preparazione, certo, ma è un attenuante che non può bastare per giustificare il tonfo blucerchiato. Zenga schiera i migliori 11 a disposizione, dentro Cassani, Zukanovic, Barreto e Fernando, buona parte del mercato estivo targato Osti e Ferrero. Davanti tridente con Muriel, Eder e il rientrante Krsticic, a centrocampo Barreto e Soriano si muovono ai lati del brasiliano Fernando. Davanti a Viviano la linea a 4 è formata da Cassani, Palombo, Silvestre e Zukanovic. Nelle intenzioni un 4-3-3, di fatto un 4-3-1-2 con Krstcic che si abbassa centralmente dietro a Muriel e Eder. I serbi si schierano a specchio. Il risultato cambia subito: dopo 4’ il Vojvodina è avanti con Ivanic. La Samp va subito in affanno, la manovra è lenta e prevedibile, la squadra lunghissima.

I serbi sfiorano il raddoppio più volte, prendono pure una traversa con Stanisavljevic, poi reazione d’orgoglio blucerchiata con due occasioni sciupate da Eder e Soriano. Nel secondo tempo tracollo totale. Al 49’ lo scatenato Stanisavljevic firma il raddoppio, al 58’ Ozegovic fa tris e al 91’ cala il poker. Della Samp non c’è traccia, buio totale. A fine partita Zenga ci mette la faccia e va a prendersi i meritati fischi dei tifosi blucerchiati arrivati a Torino. E’ quasi fuori dall’Europa League, la sua panchina già balla. “Aspettiamo. C’è un progetto, un percorso da seguire, abbiamo giocato solo una partita. Non trovo una giustificazione a quello che è accaduto, ma chissà che Boskov ci faccia un miracolo…” queste le parole di Ferrero nel post partita. Altre dichiarazioni di facciata: subito dopo il fischio finale è partito un mini-vertice con il diesse Osti e il legale Romei, alcune considerazioni sono state fatte. In mattinata poi il numero uno blucerchiato, sulle frequenze dell’emittente ligure Primocanale, ha usato toni decisamente più accesi:” Ora basta seghe, devono giocare a pallone. Se ci sarà bisogno di innesti li farò, perché io sono qui per vincere. Ma voglio che questi ragazzi cambino mentalità. Ieri l’unico nemico vero della Samp è stata la Samp”. L’impressione è che eventuali decisioni verranno prese fra una settimana, dopo il ritorno in terra serba. Alla Samp servirà un miracolo, probabilmente pure a Zenga. Va detto che è stato lo stesso Ferrero a scegliere Zenga, giudicato l’ideale per dare continuità al percorso tracciato da Mihajlovic; sanguigno sì come il serbo ma tatticamente meno preparato, va detto pure questo. Scegliere l’Uomo Ragno, che ha costruito la sua carriera fra Romania ed Emirati, era un azzardo dal principio, Ferrero doveva rendersene conto. Una prima crepa l’aveva lasciata la querelle Cassano, con Ferrero che in questi mesi non ha mai nascosto la volontà di riportate Fantantonio a Marassi salvo poi adeguarsi a quella di Zenga, che non vede il fantasista di Bari adeguato al progetto Samp. Il tonfo di Torino ridimensiona la figura e le pretese del tecnico, che potrebbe chiudere la sua avventura alla Samp ancor prima dell’inizio del campionato.

di Redazione

31 luglio 2015

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