Analisi Barcellona-Inter: cuore e fiato per una notte da sogno
Siamo ormai a meno di una settimana dal match che vedrà, il prossimo mercoledì 30 aprile, il Camp Nou farsi teatro di un combattimento ad armi pari, dove il Barcellona accoglierà l’Inter di Simone Inzaghi. L’attesa è molta e la tensione palpabile, per una partita che promana qualità ed intensità da ogni zolla del campo. Volendo iniziare il nostro approfondimento dai padroni di casa, le parole da spendere sarebbero molte, forse troppe per un singolo intervento.
Una squadra, un club, una storia
La squadra di Hans-Dieter Flick si presenta come campione in pectore della Liga, con un vantaggio di 4 punti su un Real Madrid non all’altezza delle aspettative, pronto a coronare questa stagione con quella che sarebbe la sesta Champions League nella storia del club. Questo è un fattore che va sicuramente approfondito: il palmares della competizione annota infatti solamente due coppe di differenza rispetto alla rivale meneghina, ma la storia del Barcellona parla da sé.
Il riferimento non è tanto ai singoli interpreti, spesso giovani e all’inizio di una carriera da campioni, quanto piuttosto al clima che si respira in una società del genere; indossare la maglia blaugrana investe di una responsabilità e al tempo stesso una consapevolezza tale da poter sfruttare gli anni di storia del club, con tutta l’esperienza che la stessa porta con sé.
L’abitudine a disputare questa tipologia di partite, con il tempo sfociata in attitudine, presenta la squadra con una sicurezza tale da generare quel tipico timore reverenziale verso un nome altisonante. Il classico caso in cui buona parte della partita è giocata dalla maglia più che da calciatore, che può però diventare fianco scoperto laddove male gestito dalla squadra, ma, ancor prima, dall’allenatore. Stiamo parlando di una squadra che non ha bisogno di presentazioni, frutto del seminato degli ultimi anni, fase di transito dopo il picco toccato con Guardiola, fino all’ultima Champions del 2015 e quel 3-1 scolpito nella memoria degli juventini.
I ragazzi del Barcellona
Una squadra che ha saputo valorizzare la Cantera, come anche i più giovani interpreti scovati per i campionati di tutto il mondo, e suggellati dall’exploit di Lamine Yamal, fiore all’occhiello della società spagnola. Volendo entrare nel tecnico del club, il punto sicuramente più temibile è dato proprio dalla elevatissima qualità tecnica, che si esprime in un possesso palla ipnotico, ma al tempo stesso in gradi di concretizzarsi con repentine verticalizzazioni verso i vertici, dove in particolare Lewandowski con grande esperienza riesce a far salire la squadra e a sfruttare la rapidità dei trequartisti per superare la difesa avversaria.
L’ultraoffensività connota i blaugrana, senza paura nel far scattare la trappola del fuorigioco, anche se questo può dirsi punto debole della squadra; i difensori sulla metà campo lasciano molto spazio alle loro spalle e questo può rivelarsi fatale con attaccanti e ali astute e veloci.
Le mosse di Inzaghi
Se il Barcellona può confortarsi della grande qualità dei suoi interpreti, a testa alta si presenta l’Inter al Camp Nou, con il carisma di una squadra che sta proseguendo in un percorso importante, fatto di inciampi ma anche momenti dalla portata della finale contro il Manchester City, o i due scudetti degli ultimi quattro anni. La squadra di Mister Inzaghi regala spettacolo a chi è appassionato di calcio, mostrando una assoluta fluidità nell’arrivare a rete, con la semplicità di chi sa di essere più forte. Questa è però anche una grande debolezza dei nerazzurri, vittime di se stessi, che rischiano di compromettere il campionato proprio per scivoloni legati alla sufficienza di chi si sente più forte.
Da ultimo la sconfitta con il Bologna ha infatti portato ad un primo posto condiviso con il Napoli, in un finale di stagione terribilmente in salita. Non sarà certo la sfida con il Barcellona ha tirar fuori superficialità dall’Inter, ma molto incide sul morale l’andamento in campionato. Se dunque la squadra lascia a Milano quei difetti caratteriali che da sempre accompagnano la “pazza inter”, sicuramente nulla avrà da temere da un avversario che, nonostante tutto, non porta la vittoria da casa.
I punti di forza neroazzurri
I punti di forza sono molteplici, a partire dal quel coacervo di abilità individuali che si compattano con grande armonia, tanto in fase offensiva che difensiva. Sul primo versante, infatti, insidiose le fasce laterali, con Di Marco e Dumfries che instancabilmente vessano le difese avversarie, ma con grande dedizione sono sempre pronti ad affiancare anche i tre centrali difensivi in fase di non possesso. Certo la fascia centrale non è da meno, con interpreti dalla portata di Calhanoglu, Mkhitaryan e Barella, anello talentuoso che lega la solida difesa con la complicità di capitan Lautaro e Thuram.
Insomma, la squadra di Milano non ha nulla da temere degli avversari, potendo giocare ad armi pari, pur con manifestazioni diverse. Quella contro il Barcellona potrebbe allora essere il passepartout per tornare a calcare il campo della finale, dopo due anni da quella fatidica notte che ha infranto i sogni di Mister Inzaghi, regalando al Manchester City la sua prima Champions League. Aspettiamo allora una serata di grande calcio al Camp Nou, degno teatro di un match che ha tutte le carte per entrare nella memoria collettiva degli appassionati di Calcio.




