Quarto episodio: Roma-Feyenoord, i giallorossi colpiscono ancora
La Roma sì e il Feye no. Ancora una volta. Quarto episodio della ormai celebre saga tra queste due squadre. La formazione giallorossa si aggiudica anche quest’ultima puntata e guadagna gli ottavi di finale di Europa League. La squadra olandese torna in patria sconfitta, come lo scorso anno, come a Tirana. Una vera e propria maledizione da cui Slot, allenatore del Feyenoord, non riesce ad uscire nonostante Josè Mourinho non sia più sulla panchina giallorossa. Partita equilibrata e faticosa da cui sia tifosi che giocatori ne escono provati, fisicamente ed emotivamente. Inizio in salita per gli uomini di casa. Vantaggio olandese immediato con il messicano Jimenez, goal, forse, viziato da un tocco di mano. L’arbitro spagnolo Manzano non è della stessa idea e convalida la rete. Direttore di gara che non concederà un rigore plateale su El Shaarawy portando a casa una grave insufficienza nei voti finali. Riparte il gioco e dopo pochi attimi arriva l’immediato pareggio con Lorenzo Pellegrini, quarto goal sotto la nuova gestione e fiducia ritrovata dopo un inizio di stagione difficile. Poca concretezza da parte di entrambe le squadre, un Lukaku fisicamente provato, stanchezza subentrata nei minuti finali e timore di scivolare su una disattenzione portano, inevitabilmente, la sfida ai tempi supplementari. Mezz’ora che non regala nessuna emozione se non il fischio finale. Saranno i calci di rigore, quindi, a decidere il match. Qui, la sorte della Roma sembra segnata. Ultimo incontro vinto dagli undici metri con la Triestina, nel lontano 2002. Eppure, il destino favorisce chi osa. De Rossi cambia le gerarchie in porta proprio nella partita di andata, poi riconferma a Frosinone e ieri, come nelle migliori storie, il serbo Svilar diventa l’eroe della serata. Para due rigori consecutivi per poi correre, un po’ alla Mazzone, sotto la Curva Sud. Il rigore decisivo, l’ultimo, viene affidato a Nicola Zelewsky. Ritorno al suo ruolo d’origine e diverse difficoltà nel ritrovare cattiveria e lucidità sotto porta, spaventano il pubblico, che tace, speranzoso. Il polacco posa la palla sul dischetto, rincorsa, tiro quasi sotto al sette, rumore del pallone che gonfia la rete. Rigore perfetto. Lo stadio, mai in silenzio per quasi 130 minuti di partita, esplode di gioia intonando a squarciagola, ancora una volta, la Roma sì e il Feye no.




