Il primo giorno di scuola di Spalletti
Nuovo ciclo. Nuovo allenatore. Stessi problemi, almeno in parte. Spalletti inaugura questo nuovo percorso con un pareggio e con una vittoria. Rispettivamente contro la fatidica Macedonia del Nord e contro l’Ucraina. Nella prima uscita l’Italia rivive e si trascina, inevitabilmente, le note problematiche degli ultimi mesi vissuti con l’ex allenatore Mancini. Troppe disattenzioni e troppa poca fame di rivincita. Tutto ciò, in un campo a tratti impresentabile, tanto che anche il centrocampista macedone e del Napoli, Elif Elmas, si è esposto a favore delle lamentele italiane. Ovviamente, Impensabile affidare la prestazione esclusivamente al terreno di gioco. Tuttavia, si sono viste delle trame e delle idee interessanti ricorrenti dell’allenatore toscano. Elevato possesso palla e ricerca continua del pallino del gioco. Inserimenti dei centrocampisti e rapidi scambi tra le ali e i terzini. Un regista davanti alla difesa che possa dare equilibrio e un ritorno al classico 4-3-3. Elementi che, se emersi timidamente contro la formazione macedone, hanno avuto una netta evoluzione nella sfida giocata a San Siro, subito decisiva per queste qualificazioni europee. Settanta minuti di dominio assoluto e di un Frattesi in stato di grazia contrapposti, però, a venti minuti in cui sono stati rievocati alcuni fantasmi del passato e dove l’Ucraina ha potuto infierire e anche trovare, nel primo tempo, il goal del 2 a 1, con il solito Yarmolenko. Spalletti, quindi, dovrà lavorare su questi cali improvvisi di concentrazione, bisognerà ricreare un gruppo solido e unito e sarà fondamentale ridare una nuova linfa agli attaccanti che, come avvenuto già in passato, creano molto, ma non concretizzano. Dati alla mano, in queste due partite, l’Italia ha trovato la via del tiro ben trentatré volte, trovando solo in tre occasioni la rete. Troppe poche per i talenti che abbiamo e per il potenziale offensivo della squadra. Unici bocciati in questa serata sono stati il classe duemila Gnonto e il nostro numero dieci, Raspadori, entrambi troppo pigri davanti alla porta. Una vittoria, quindi, fondamentale, che riequilibra il nostro percorso europeo e pone le basi, si spera, per un nuovo inizio, su cui c’è sicuramente molto da lavorare e dove le parole chiavi sono: pazienza e fiducia. Soffermiamoci sull’abbraccio di quasi 60.000 tifosi ad aspettare quella corsa finale di ringraziamento che, purtroppo, mancava da un po’ di tempo e che può far ben sperare per il futuro azzurro.




