Da Bombolo a Scorsese: Calcata torna a vivere il suo piccolo scisma

Calcata, in provincia di Viterbo, è uno di quei borghi medievali in tufo che da decenni affascinano il mondo del cinema romano per una “gita fuori porta”. Le case di questo borgo della Tuscia, un tempo abitate da appena un centinaio di residenti, sono state progressivamente acquistate negli anni per cifre irrisorie da intellettuali e artisti che – spesso dopo essersi riempiti la bocca di belle parole sul recupero di una vita lenta e contro il turbocapitalismo che fa lievitare i prezzi del mercato immobiliare globalizzando tutte le città – hanno trasformato il paese in una piccola enclave culturale.
In forza di questa “migrazione artistica” proprio a Calcata, nel 1978, fu girato “Scherzi da prete”, con protagonista il mitico Franco Lechner, in arte “Bombolo”. A dispetto del luogo, la pellicola immagina una scena ambientata in Ciociaria, nella quale il parroco locale, don Tarquinio Buttafava (interpretato da Pippo Franco), si oppone con fermezza all’introduzione della liturgia in lingua italiana, forte di un’antica concessione papale che permetteva di celebrare messa nel dialetto ciociaro, attraverso una resistenza tale che Papa Paolo VI dovette intervenire personalmente, chiedendo al cardinale Crescenti di riportare la parrocchia ribelle all’italiano. Da quello scontro nacque uno scisma, ricordato ancora oggi con il nome ironico di Democrazia Ciociara.
Tuttavia in questo modo il borgo del viterbese, oltre a strappare sempre un sorriso sul volto di chi ne ricorda la scena, custodisce anche un precedente storico che oggi suona quasi profetico, in quanto una vicenda molto simile a quella diretta da Pier Francesco Pingitore sembra oggi ripetersi in chiave farsesca. Infatti gli intellettuali che popolano la Calcata contemporanea si sono mobilitati con veemenza contro un nuovo progetto cinematografico legato al borgo, concernente un film sui Santi Cattolici firmato da Martin Scorsese, poiché il regista viene bollato dai residenti con toni durissimi e accusato pubblicamente di essere un simpatizzante di Israele e di ricevere finanziamenti dal Paese: davvero troppo per poter mettere piede nella provincia di Viterbo.
Dunque viene da sorridere nel notare come, a distanza di quasi cinquant’anni da quella “Democrazia Ciociara” nata per difendere un dialetto contro la lingua di Roma, Calcata sappia ancora regalarci uno scisma, stavolta non liturgico ma ideologico. C’è una certa ironia, del resto, nel vedere intellettuali che hanno fatto della libertà creativa la propria bandiera issare oggi lo stendardo dell’ostracismo contro un collega regista, ma la storia, si sa, insegna poco a chi preferisce riscriverla che approfondirla e parlare seriamente di un dramma scendendo nel merito di una situazione tanto grave quanto complessa, perché questo richiederebbe uno sforzo intellettuale troppo più complesso degli slogan.




