Hausbrandt, una storia italiana lunga più di un secolo

Alla fine dell’Ottocento Trieste era una città in continuo movimento. Porto dell’Impero austro-ungarico, vedeva arrivare sulle sue banchine merci provenienti da ogni parte del mondo, insieme a commercianti, marinai e viaggiatori. Tra i prodotti che attraversavano il suo porto c’era il caffè, destinato a diventare uno dei simboli della città. Proprio qui, nel 1892, Hermann Hausbrandt, ex comandante della marina mercantile austriaca, fondò quella che sarebbe diventata una delle più antiche torrefazioni italiane.
Hausbrandt conosceva bene i lunghi viaggi delle merci e intuì uno dei principali problemi del commercio del caffè, cioè conservarne aroma e qualità dopo la tostatura. Cominciò quindi a proporre miscele lavorate e confezionate nello stabilimento all’interno di contenitori metallici sigillati, capaci di proteggerle durante il trasporto. Nel 1900 arrivò un’altra innovazione, il sistema brevettato Grevenbroich, che utilizzava un motore elettrico e un particolare procedimento di raffreddamento per preservare le caratteristiche del prodotto appena tostato. L’innovazione, però, non riguardò soltanto ciò che finiva nella tazzina perché Hausbrandt comprese molto presto anche il valore della comunicazione. Lo slogan “Specialità Caffè Hausbrandt” comparve sulle confezioni e sui mezzi utilizzati per le consegne, trasformandoli in una forma pionieristica di pubblicità itinerante, ritenendo che il nome dovesse essere ricordato tanto quanto il sapore.
Nei primi decenni del Novecento questa intuizione divenne una vera identità visiva. Hausbrandt collaborò con alcuni protagonisti del cartellonismo italiano, tra cui Marcello Dudovich e Leopoldo Metlicovitz. Le loro illustrazioni, legate all’eleganza del Liberty e della Belle Époque, raccontavano un prodotto che non era più soltanto una merce proveniente da terre lontane, ma un piacere moderno, quotidiano e riconoscibile. Nel 1926 comparvero anche le prime tazzine personalizzate con il logo aziendale: il marchio entrava così direttamente nel rituale del consumo. La Seconda guerra mondiale segnò inevitabilmente anche la storia dell’azienda, che riuscì però a riprendere il proprio percorso nel dopoguerra. Negli anni Sessanta nacque una delle immagini più riconoscibili di Hausbrandt: la Moka antropomorfa disegnata da Luciano Biban, accompagnata dallo slogan “Che piacere un buon caffè”. Ancora una volta, prodotto e comunicazione procedevano insieme.
Una nuova fase si aprì negli anni Ottanta, quando l’imprenditore Martino Zanetti acquisì lo storico marchio triestino. La produzione venne successivamente trasferita a Nervesa della Battaglia, nel Trevigiano, mentre l’azienda ampliava progressivamente la propria presenza internazionale senza abbandonare il legame con le origini, custodito anche nel nome Hausbrandt Trieste 1892. Nel 2022 l’azienda ha celebrato i suoi 130 anni recuperando per la storica Moka il rosso delle origini. Nel 2025, poi, Martino Zanetti ha passato il testimone alla figlia Arianna, diventata presidente e CEO.
Oggi Hausbrandt è presente in oltre 90 Paesi, ma la sua storia continua a riportare a quella Trieste di fine Ottocento, quando un ex comandante comprese che dietro una tazzina di caffè potevano esserci innovazione, immagine e, soprattutto, un racconto capace di attraversare le generazioni.




