Cuore contro ragione: quando Fiat e Volkswagen facevano sognare i giovani degli anni ’80
Negli anni Ottanta, magari mentre si ascoltava Moonlight shadow di ritorno dalla visione del primo storico Vacanze di Natale, non servivano centinaia di cavalli elettrici, schermi digitali o sofisticati sistemi elettronici per far battere il cuore degli appassionati, ma bastavano due compatte sportive, una strada ricca di curve e una buona dose di coraggio. In quel decennio, il confronto tra Fiat Ritmo 130 Abarth e Volkswagen Golf GTI rappresentava una delle rivalità più accese del panorama automobilistico europeo.
Entrambe le vetture appartenevano alla categoria delle cosiddette “hot hatch”, vale a dire quelle berline compatte ad alte prestazioni che riuscivano a coniugare praticità quotidiana e piacere di guida, ma dietro una filosofia apparentemente simile si nascondevano due interpretazioni profondamente diverse della sportività.
La Golf GTI era già diventata un punto di riferimento per i vaggari di ogni dove: solida, equilibrata e ben costruita, incarnava la precisione tipica dell’industria tedesca. Era l’auto che molti desideravano perché capace di offrire prestazioni brillanti senza rinunciare a comfort e affidabilità, sintetizzata in un modello talmente iconico che contribuì a definire un’intera categoria e che ancora oggi viene considerato uno dei simboli dell’automobilismo europeo.
La risposta italiana – che incredibilmente non solo esisteva, ma era anche di livello – arrivava dalla Fiat Ritmo 130 Abarth. Più aggressiva nell’aspetto e nel comportamento, era equipaggiata con il celebre motore bialbero progettato da Aurelio Lampredi, una delle unità più apprezzate della produzione italiana dell’epoca, e, con una potenza addirittura superiore rispetto alla rivale tedesca, la Ritmo offriva una guida più impegnativa ma anche più coinvolgente, premiando chi era disposto a mettersi realmente alla prova al volante.
La differenza tra le due emergeva soprattutto nella dinamica di guida, infatti se la Golf da buona tedesca privilegiava l’efficacia e la precisione, la Ritmo, in un impeto tricolore, faceva leva su un carattere più irruento e passionale.
Se osservate con gli occhi di oggi entrambe queste auto raccontano un’epoca in cui il conducente era al centro dell’esperienza, senza controlli elettronici di stabilità, assistente alla guida o reti di protezione digitale: solo meccanica, sensibilità e capacità di interpretare le reazioni della vettura, e proprio per questo motivo molti le ricordano come auto impegnative, talvolta persino difficili da gestire al limite, ma tanto autentiche da essere ancora affascinanti nonostante il passare degli anni.
Così, a distanza di oltre quarant’anni, il confronto tra Fiat Ritmo 130 Abarth e Volkswagen Golf GTI continua a dividere gli appassionati tra la razionalità e l’equilibrio della scuola tedesca da una parte e il temperamento e la passione della tradizione italiana dall’altra.




