Riforma Senato, progresso o involuzione?

Riforma Senato, progresso o involuzione?

Con la discussione del disegno di legge Renzi sta giocando a fare lo statista, ma le sorti della democrazia in Italia – sull’onda di un riformismo patinato -sono messe a dura prova.

Il ddl Boschi, la riforma che cambierà le sorti del Senato, continua a tenere banco sia dentro che fuori dalle aule parlamentari. Il testo prevede “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni oltre alla soppressione del CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro n.d.r.)”. Cambiamenti epocali dunque ma non caratterizzati dalla ricerca di perfezione che richiederebbe una riforma del genere, con risvolti pratici e politici importanti che spaccano il partito del Nazareno a metà. Il Pd comincia a fare i conti con i blocchi delle minoranze interne minando fortemente alla stabilità dell’esecutivo.

Il famigerato – e povero – titolo V

A dare manforte a questo aspetto la riforma del titolo V della Costituzione per il processo di autonomia delle regioni. La precedente riforma di questo titolo attuata attraverso la legge costituzionale 3/2001, stride con quella attuale: la scomparsa delle province e della concorrenza fra Stato e regioni sono il cuore di questo disegno di legge. La riforma del 2001 dava più autonomia alle regioni sotto l’aspetto normativo, amministrativo e finanziario. Adesso invece le competenze sono state maggiorate per lo Stato centrale, il quale potrà anche commissariare regioni ed enti locali in caso di grave dissesto finanziario – ergo si possono cambiare le pedine sullo scacchiere politico del partito in carica.

Il kraut Renzi

A partire dalla discussione sull’articolo 2 in merito all’elezione dei futuri senatori, il ddl 1249 prevede variazioni che vanno a toccare la Costituzione puntando al raggiungimento di un progetto politico molto vicino al modello parlamentare tedesco. In Germania il Bundestag e il Bundesrat – rispettivamente la Camera nazionale e la Camera dei lander (le regioni teutoniche n.d.r.) – rappresentano un esempio opposto al bicameralismo perfetto, con senatori eletti dai lander tedeschi che curano gli interessi prima delle loro regioni poi dei partiti e infine della nazione. Il sistema attualmente vigente in Italia invece, quel bicameralismo per anni taciuto come freno alla corsa riformatrice nello stivale, è il più equilibrato dal punto di vista della rappresentatività e quindi del concetto di democrazia ma a Renzi non interessa. Anziché ispirarsi al bicameralismo inglese – composto anch’esso da Parlamento e Camera dei Lord – Renzi ha preferito adottare un sistema che accentri il potere delle due ali parlamentari in un solo partito, il suo, rendendo una riforma progressista un ibrido confusionario.

L’aspetto etico

Con l’approvazione del disegno di legge il Governo Renzi quindi trasformerebbe la natura del Senato senza considerare le difficoltà legate alla formazione delle future leggi. Se da un lato c’è una riduzione dei tempi per discutere e promulgare, sullo specchietto di questo vantaggioso aspetto, il Governo dimentica le problematiche legate al modus operandi dei futuri senatori col rischio di vedere una Camera vuota come un Consiglio municipale. Va aggiunto anche l’aspetto etico sul lavoro in Senato, messo in discussione da questa riforma. Attualmente infatti i senatori sono chiamati a partecipare alle sedute e alle discussioni in aula con regolare retribuzione come definito dall’articolo 69 della Costituzione ma, con l’avvento del ddl e la rimodulazione dei parametri retributivi, i nuovi senatori – relegati a un ruolo prettamente consultivo – di questo passo non parteciperanno agli iter legislativi. Alla riduzione del numero dei senatori – che da 321 passerebbe a un numero non ancora definito ma che dovrebbe ruotare intorno ai cento membri. – un eletto, per esempio, nel Consiglio regionale del Piemonte sarà disposto ad andare a Roma? E se sì quali compiti porterà avanti, i suoi o quelli di partito come accade in Germania? Le conseguenze in molti casi possiamo immaginarle.

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