Referendum trivelle, iniziamo a parlarne. Seconda parte

Referendum trivelle, iniziamo a parlarne. Seconda parte

A dieci giorni dalla prima parte della nostra indagine sul referendum del 17 Aprile torniamo a parlare di trivelle. Come anticipato nell’altro articolo questa volta ci occuperemo di elencare e ‘mappare’ concettualmente le ragioni del NO. L’avvertenza è la stessa: essendo una semplice introduzione coloro che hanno una conoscenza adeguata del tema possono evitare la lettura. Ciò che è mutato invece è la ragione per intraprendere una simile indagine. Oltre allo scopo divulgativo, infatti, in questa sede vogliamo apertamente schierarci contro chi, mimetizzandosi nel fronte del NO, promuove l’astensionismo e spera nel mancato raggiungimento del quorum (cioè del numero di partecipanti necessario affinché il referendum sia valido). I promotori dell’astensionismo hanno creato addirittura il sito “Non sprecare energia”, equiparando lo spreco di energie derivante dall’interruzione delle perforazioni ai costi (in termini di fatica, tempo, ecc.) di andare a votare il 17 Aprile.

A titolo personale mi oppongo a questa visione, apparentemente rivolta al benessere del cittadino ma in realtà tesa a minare le sue libertà politiche. Che la vita politica comporti dei costi, che essere cittadini sia allo stesso tempo un diritto e un dovere, è ai più noto ma rimane un discorso che, con le parole di una famosa opera di Kant, possiamo definire “giusto in teoria, ma non vale per la pratica”. Non vale per la pratica perché si è smarrita la categoria di “felicità pubblica”, cioè l’idea che una parte più o meno rilevante della felicità di una persona consista nella partecipazione attiva alla vita pubblica. La società ha purtroppo perso questa dimensione della felicità, collegata alle virtù civili, all’impegno politico, non immediatamente riconducibile al piacere individuale e al soddisfacimento delle preferenze. Se qualcuno non riconoscesse la validità del concetto di ‘felicità pubblica’ dovrebbe comunque recarsi alle urne, se non altro per una ragione di carattere prudenziale: un sistema democratico , e i diritti e le libertà da esso derivanti, non funziona infatti senza la partecipazione dei cittadini al momento del voto.  In un evitabile canto del cigno, si potrebbe comunque obiettare che il referendum è uno spreco di denaro pubblico e che pertanto non è giusto prendervi parte. Sfortunatamente pare che siano gli stessi promotori del fronte degli astensionisti ad aver scelto la dispendiosa data del 17 Aprile piuttosto che la parsimoniosa opzione del giorno delle elezioni comunali; data questa premessa anche nella più candida delle menti potrebbe sorgere un’inquietante dubbio sulle reali intenzioni di chi lamenta sprechi di denaro. Ma, per fugare una così malevola interpretazione, basterà semplicemente andare a votare.

Avendo dimostrato abbastanza come l’astensione non sia una giusta modalità di esprimere il NO, volgiamoci alle argomentazioni dei sostenitori di questa rispettabile posizione, raccolti nella sigla ‘Ottimisti e Razionali’. Il primo gruppo di ragioni è di carattere economico: 1) l’interruzione degli impianti, derivante dalla vittoria del Si, porterebbe alla perdita di circa 10000 posti di lavoro (queste sono le stime degli occupati nelle piattaforme considerate); 2) al problema occupazionale se ne aggiungerebbe uno per le casse dello stato, venendo a mancare 800 milioni di tasse e 400 di royalties annuali; 3) la riqualificazione degli addetti al settore, considerando i mancati introiti nel bilancio statale, sarebbe difficoltosa in un periodo di stagnante ripresa.

Per i sostenitori del NO non reggono neanche le ragioni di carattere etico- ambientale. Gli impianti di trivellazione infatti 4) non danneggiano gli ambienti  marini, favorendo anzi il ripopolamento ittico, 5) sono costantemente monitorati da enti di oceanografia e geologia (oltre che dalla capitaneria di porto) e 6) non procurano danni al turismo e alla qualità del paesaggio, basti pensare al successo delle località balneari dell’adriatico dove sono presenti circa il 50% degli impianti. In quest’ottica per gli ‘Ottimisti e razionali’ non valgono 7) i dati di inquinamento proposti da Greenpeace, essendo applicabili solo a corpi idrici superficiali come laghi e fiumi.

Il punto fondamentale in ogni caso rimane il discorso di politica energetica. I sostenitori del NO possono concordare sull’importanza di un progressivo impiego delle fonti rinnovabili per l’approvvigionamento energetico del Paese. Concordano anche sulla necessità di investire nel settore della green energy, nel rispetto degli impegni presi dall’Italia nell’agenda di sostenibilità socio-ambientale globale. Allo stesso tempo, però, 8) non ritengono che ad oggi le fonti rinnovabili siano in grado di rispondere sufficientemente e stabilmente alla domanda di energia quotidiana del Paese. Un risultato positivo al referendum più che svincolarci da petrolio e gas comporterebbe un aumento delle importazioni, e quindi una maggiore dipendenza da fornitori esteri.

Alla fine di questa doppia indagine, che ci ha portato nella prima parte ad elencare le ragioni per votare SI al referendum e ora a considerare quelle del NO, non rimane che proporre un appello: votate con prudenza! Non è l’ennesimo slogan pubblicitario o hastag passeggero, bensì un preciso messaggio rivolto ai cittadini italiani. Non ci riferiamo qui alla prudenza intesa come cautela, che nell’accezione peggiore indica il ‘vivere nascosto’ e curarsi degli affari propri invocato dal fronte degli astensionisti. Nella filosofia di San Tommaso d’Aquino la virtù della prudenza, riprendendo e ampliando il concetto di phronesis aristotelico, indica invece il ragionamento pratico (la ricerca e l’approfondimento su un tema, la riflessione sui costi e benefici per sé e per gli altri, i valori in gioco) che deve precedere ogni azione di una persona libera e responsabile. Essendo poi la virtù qualcosa che si esercita nel tempo, quasi un capitale da accumulare e conservare per il futuro, strettamente connesso alla felicità e al ben-essere (che è anche ben-agire)  di un individuo, ci pare ancora più doveroso richiamarla in una delle ormai rare occasioni nella quale come cittadini siamo chiamati ad esprimerci. Non sprechiamola, votiamo con prudenza.

Per leggere la prima parte: https://www.2duerighe.com/rubriche/ragione-pubblica-approfondimenti/69354-referendum-trivelle-iniziamo-a-parlarne-prima-parte.html

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