Quando Risiko diventa realtà

Quando Risiko diventa realtà
Infografica sugli aerei russi intercettati dalla NATO in Europa. Fonte: La Stampa

 

Era tempo che l’intera platea internazionale non assisteva, come in questi giorni, a un’atmosfera di tensione bellica. Fra eventi nel mondo e militari nelle città, le generazioni di oggi sembrano vivere momenti di intorbidita paura. Partendo dal Vietnam passando per le guerre del Golfo, fino alle invasioni di Afghanistan e Iraq nel post 11 settembre, la sensazione attraverso questi conflitti è quella di vivere costantemente nella consapevolezza di essere meri spettatori (e con chissà quali verità proclamate). Attraverso questi eventi bellici si arriva presto  all’escalation in Libia: Gheddafi è deposto e trucidato e lo spalancarsi in occidente di quel condotto mediterraneo macchiato di sangue e cupidigia si concretizza come non accadeva da tempo. La generazione di oggi si appresta, forse più di quelle passate a fare i conti oltre che con un nemico fumoso e poco individuabile, con nuove forme di terrorismo, relegato nella sua gravità a strumento più che a finalità. Le guerre che noi tutti conosciamo sin da bambini, risultato di quella osmosi passiva su certi fatti, fa parte anche di una società bisognosa costantemente di spettacolo. Uno show fatto di soldati sul campo, contingenti itineranti e video tristemente virali.

Il ruolo della NATO nella stasi normativa – Ciò che appare sconcertante è il panorama politico internazionale di oggi, cosi poco concreto, sempre perbenista, e volto alla condivisione di dati, di idee e di schemi anacronistici. Prendiamo in considerazione la NATO, l’organizzazione internazionale dove fanno parte 28 stati del mondo. L’ impegno supremo della NATO è quello della collaborazione nella difesa fra gli stati membri; concetto sancito dal Patto Atlantico del 1949, dopo l’uscita dal conflitto peggiore della storia dell’ uomo in cui cadevano la maggior parte delle dittature in favore del costituzionalismo e della democrazia. Proprio la NATO in questi giorni sta dimostrando inerzia nell’agire nei confronti della gestione e risoluzione di nuovi conflitti. Senza attribuire ruoli giurisdizionali a se stessa né a coalizione serie e precise si assiste a una vera e propria stasi normativa e politica.

Il diritto internazionale e gli spazi aerei – L’ intero diritto internazionale è consuetudinario, si basa cioè su delle consuetudini che vengono di volta in volta rafforzate da trattati stipulati tra gli stati vista l’impossibilita di impiegare i normali canoni normativi appartenenti agli stati sovrani. E sulla stessa base consuetudinaria si muove il discorso di spazio aereo. Il concetto di spazio aereo si è costruito sul più antico diritto del mare confluendo in due accezioni: spazio aereo territoriale e internazionale, il primo soggetto alla sovranità territoriale dello stato e il secondo non appropriabile e libero. Da qui si puo’ capire perché la Turchia il 24 novembre scorso abbia abbattuto un f16 dell’aviazione russa. Bisogna subito dire che abbattere un veivolo militare nel proprio territorio non è la mossa migliore dal punto di vista diplomatico, a maggior ragione se poi si tratta di un paese sulla carta non ostile. In questo particolare momento la Russia sullo scacchiere internazionale ha intrapreso un’offensiva sul territorio siriano nei confronti dei ribelli anti-Assad a differenza della Turchia, che propenderebbe verso un sostegno ai ribelli stessi, complice l’eterno problema con i curdi i quali invece sono in prima linea nella lotta dell’Isis. Per capire i motivi per cui la Turchia abbia deciso di colpire l’aereo russo bisogna fare riferimento alle regole di ingaggio. Attraverso tali regole uno Stato decide come dove e quando impiegare le proprie forze militari. Gli alti comandi applicano quanto deciso a livello politico da un governo e – dove previsto – dal rispettivo parlamento. L’autorità militare traduce queste decisioni in direttive che vengono diffuse alle forze operative insieme, appunto, a delle regole di ingaggio. Sono quindi metodi pensati per gli operatori militari, i quali dovrebbero sapere come impiegare i mezzi di difesa e di attacco in caso di necessità.

Il trauma turco – Si può ricercare la motivazione di tale condotta nel fatto che la Turchia in passato ha subito, proprio in territorio siriano, l’abbattimento di un suo aereo militare in fase pattugliamento. Quell’episodio indurrebbe a pensare che la Turchia stessa possa essere rimasta scottata da un evento del genere avvenuto in una situazione di “pace”. Si tenga presente che l’aereo potrebbe essere finito in territorio siriano per un errore di lettura di strumenti del velivolo. I precedenti tuttavia parlano chiaro: la Russia non è ultima a episodi di sconfinamento. Fra questi episodi spicca il leggero ma significativo scontro diplomatico dell’anno scorso fra il Cremlino e Washington, quando in Alaska un caccia russo aveva sconfinato sui cieli statunitensi. Un altro caso è l’intenso traffico da parte degli aerei militari russi nei cieli scandinavi  e baltici in regime di mancata comunicazione del piano di volo, rendendosi quindi pericolosi per il  traffico aereo civile. Guardare anche allo sconfinamento di un drone, poi abbattuto dall’ aviazione turca, nel mese di ottobre. Avanzare la scusa dell’ errore quindi non puo’ più rendere immune la Russia dalle proprie scelte. Nell’ultimo caso, prima dell’ abbattimento, ci sono stati dieci avvertimenti in cinque minuti da parte dell’ aviazione turca ai piloti del caccia russo. Resta l’incognita del poco tempo impiegato dai vertici militari turchi nel rilevare, avvertire e infine abbattere l’aereo, cosa che puo’ far pensare a una decisione immediata e a un impiego rigido delle regole di ingaggio.

Infografica sugli aerei russi intercettati dalla NATO in Europa. Fonte: La Stampa
Infografica sugli aerei russi intercettati dalla NATO in Europa. Fonte: La Stampa

Russia “a spalle larghe” – Come detto, la Russia non è ultima a sconfinamenti con i propri velivoli militari. Le motivazioni di tali condotte sono riconducibili al voler mostrare i muscoli. Dimostrazione che stavolta è finita male. La Russia per quanto possa essere un gigante del mondo non ha una forza militare imponente da poter sovrastare i 28 paesi della NATO e quindi i suoi dispetti possono essere visti come avvertimenti non chiaramente figli di una volontà precisa di intraprendere una guerra, sciocchi in un certo senso e importanti nel mantenere costante il ruolo di presenza russo sul piano internazionale. Dall’ altro lato la NATO ha comunque dato risposte morbide, sulla difensiva, intercettando gli aerei russi e inducendoli a non commettere più situazioni di sconfinamento. Allo stesso tempo si cerca di coinvolgere però la stessa Russia nel combattere lo Stato Islamico, il quale resta un nemico da abbattere ora più che mai.

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