L’Europa al bivio: un approfondimento verso il 14 Settembre (parte 2)

L’Europa al bivio: un approfondimento verso il 14 Settembre (parte 2)

Oggi prendiamo in esame alcuni articoli del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), discendente diretto del Trattato di Roma del 1957 (Trattato che istituisce la Comunità Europea, TCE), che insieme al Trattato sull’Unione Europea viene generalmente considerato il testo normativo fondamentale dell’Unione Europea. In particolare ci riferiremo al Titolo V, significativamente denominato ‘Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia’, Capo 1 ‘Disposizioni Generali’ e capo 2 ‘Politiche Relative ai Controlli alle Frontiere, all’Asilo e all’Immigrazione’, per tentare di rispondere ad uno dei quesiti più pressanti in queste settimane: gli ingenti flussi migratori sono un problema dei singoli Stati che ne sono colpiti o riguardano tutti gli Stati membri dell’Unione? Domanda che, posta in una forma più suggestiva suona così: i confini italiani, greci, ungheresi, spagnoli ecc.. sono soltanto confini nazionali o anche europei? In quest’ultimo caso, cosa comporta concretamente una responsabilità condivisa? Vediamo se e come a questo domande viene data una risposta nel TFUE.

Prima di passare al testo una precisazione. Sicuramente non sarà sfuggito al lettore attento il mancato riferimento al Regolamento di Dublino del 2003 sul diritto di asilo le cui norme saranno materia di discussione in seno al Consiglio dell’Unione Europea il 14 Settembre. Non si tratta di una svista ma di un’attenta lettura del Regolamento stesso che, in apertura, recita quanto segue: “visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 63, primo comma, punto 1, lettera a”. Gli articoli dei primi due capi del Titolo V che ci accingiamo ad esporre sono ‘ex articolo 63 del TCE’, cioè provengono esattamente da ciò a cui il Regolamento fa riferimento in prima istanza.

Così il TFUE:

Titolo V, Capo 1, Articolo 67: (1) L’Unione realizza uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto dei diritti fondamentali nonché dei diversi ordinamenti giuridici e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri. (2) Essa garantisce che non vi siano controlli sulle persone alle frontiere interne e sviluppa una politica comune in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne, fondata sulla solidarietà tra Stati membri ed equa nei confronti dei cittadini di paesi terzi.

Titolo V, Capo 1, Articolo 72: (1) Il presente titolo non osta all’esercizio delle responsabilità incombenti degli Stati membri per il mantenimento dell’ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna.

Due punti meritano di essere sottolineati. Primo, l’articolo 67 risponde direttamente alla nostra domanda proponendo una politica comune europea basata sulla solidarietà tra Stati e sull’equità verso i cittadini di paesi non-membri; ciò assume particolare rilevanza considerando che non ci troviamo qui nel preambolo del Trattato, bensì nel suo cuore operativo. Non si tratta cioè di un auspicio, o di una speranza futura, ma della base di una precisa strategia politica comunitaria verso temi come l’immigrazione e l’asilo politico. A confermare la nostra tesi è l’articolo 72 dove viene posta come limitazione alla politica europea la responsabilità, e quindi l’autorità, che gli Stati membri hanno in materia di ordine pubblico e sicurezza interna. Il bilanciamento tra autorità statale e sovrastatale è indice del realismo con il quale si cerca di perseguire una politica comune europea ed è il secondo punto che volevamo sottolineare.

Ma quali sono le misure di questa politica comune?

Titolo V, capo 2, articolo 78: (1) L’Unione sviluppa una politica comune in materia d’asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea, volta a offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non respingimento. (2) Ai fini del paragrafo 1, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano misure relative a un sistema europeo comune di asilo che includa: a) uno status uniforme in materia di asilo a favore dei cittadini di paesi terzi, valido in tutta l’Unione; c) un sistema comune volto alla protezione temporanea degli sfollati in caso di afflusso massiccio; f) norme concernenti le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo o di protezione sussidiaria; g) il partenariato e la cooperazione con paesi terzi per gestire i flussi di richiedenti asilo o protezione sussidiaria o temporanea. (3) Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati.

Titolo V, capo 2, art. 79: (2)  Ai fini del paragrafo 1, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le misure nei seguenti settori: c) immigrazione clandestina e soggiorno irregolare, compresi l’allontanamento e il rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare; d) lotta contro la tratta degli esseri umani, in particolare donne e minori.

La normativa è chiara, non c’è bisogno di ulteriori commenti (eccetto forse la necessità di evidenziare alcune parti). L’importanza di queste parole, l’urgenza di una loro riaffermazione forte, invece, stanno davanti alle terribili immagini e storie di migliaia di persone con le quali ogni giorno ci confrontiamo.

Ps: è notizia di oggi, diffusa tramite il presidente Juncker, che la Commissione Europea stia studiando un meccanismo affinché gli Stati membri che non accettano le quote previste di migranti debbano offrire un contributo monetario aggiuntivo. A questo proposito può essere utile leggere l’articolo 80 del TFUE, Titolo V, Capo 2: “Le politiche dell’Unione di cui al presente capo e la loro attuazione sono governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario”.

a cura di Paolo Santori

4 settembre 2015

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