L’Europa al bivio: un approfondimento verso il 14 Settembre (parte 1)

L’Europa al bivio: un approfondimento verso il 14 Settembre (parte 1)

Come recita il titolo di questa serie di articoli, l’Europa è al bivio. Le due alternative, aldilà delle facili generalizzazioni, sono rappresentate da un lato dai valori e dai diritti costitutivi dell’Unione Europea, parzialmente espressi dai testi che la costituiscono, e dall’altro dai muri, dai fili spinati e dai confini militarmente protetti di singoli Stati che, anche volendo, da soli sono incapaci di gestire ampi flussi migratori. Il 14 settembre nella riunione del Consiglio dell’Unione Europea convocato con urgenza dai ministri degli interni di Gran Bretagna, Francia e Germania si discuteranno misure riguardanti la questione dell’immigrazione in toto, dalla creazione di nuovi centri di accoglienza ad eventuali rimpatri in paesi considerati ‘sicuri’, a quote distributive tra i paesi dell’Unione adeguate al gran numero di persone che ogni giorno chiedono di entrare in Europa. Ci sembra pertanto opportuno avvicinarci al 14 riportando, senza pretesa di completezza, gli articoli della triade TUE-TFUE- Carta di Nizza rilevanti in materia e commentandoli qualora fosse necessario.

europa-al-bivioNel 2003, anno della redazione della Costituzione Europea, il giurista ebreo Joseph H.H. Weiler pubblicò un interessante volume dedicato al ruolo che il cristianesimo avrebbe dovuto avere all’interno del nuovo documento costituzionale. A prescindere dal successivo fallimento del progetto –  con i decisivi referendum in Francia e Paesi Bassi –  le tesi di Weiler rimangono di grande interesse e merita particolare attenzione il suo riferimento alle tre funzioni caratterizzanti un testo costituzionale. Oltre all’organizzazione dei poteri dello Stato e alla qualificazione normativa dei rapporti tra gli individui e l’autorità pubblica, espressi nei diritti e nei doveri del cittadino, ogni costituzione secondo Weiler deve essere considerata come “una sorta di deposito che riflette e custodisce valori, ideali e simboli condivisi in una determinata società”. Spesso la terza funzione è implicita, rintracciabile dagli articoli concernenti le prime due, ma non è raro trovare maestosi preamboli nei quali le assemblee costituenti offrono un metro di lettura valoriale del testo in questione. Anche la mai ratificata Costituzione Europea aveva un ampio preambolo, peraltro reso più complesso dal rispetto della sovranità e della cultura di ognuno dei paesi membri: possiamo pertanto dedurre che il fallimento del progetto sia indice di un vuoto valoriale nelle normative e nelle istituzioni europee?

Veniamo ad oggi. Di fronte ad un’emergenza come quella dei grandi flussi migratori provenienti dall’Africa verso l’Unione Europea il monito più ricorrente è che quest’ultima manchi di un’azione politica esterna comune e che, al contrario, la gestione della crisi sia lasciata alle singole sovranità nazionali o ad accordi tra gli stati più influenti. La critica, tuttavia, sembra non considerare l’ampia produzione normativa europea a riguardo. Non ci riferiamo soltanto ai noti accordi di Schengen – è evidente che una riconsiderazione delle frontiere esterne tirasse in ballo anche quello delle frontiere interne all’Unione – ma anche e soprattutto al Trattato dell’Unione Europea (TUE), al Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (Carta di Nizza). Stiamo quindi sostenendo che la normativa riguardante l’azione esterna dell’Unione Europea sia espressione diretta della sua politica estera? Assolutamente no.

La nostra tesi è che i trattati sopracitati esprimano i valori dell’Unione Europea, assolvendo così implicitamente alla terza funzione menzionata da Weiler, ma che lo facciano in una maniera che in questa sede definiremo ‘dialettica’.  Attualizziamo così la lezione del sociologo e filosofo tedesco Julien Freund che in un saggio del 1971 parla del diritto come il prodotto della ‘dialettica tra la politica e l’etica’, intendendo con questa formula il carattere mobile del sistema giuridico nel definire, ed essere definito, dai valori di una comunità e dalle azioni politiche intraprese dai suoi rappresentanti. Date queste premesse un’analisi delle norme dei trattati sopramenzionati in materia di politica estera diventa indispensabile per capire quali sono i valori che finora hanno caratterizzato l’Unione Europea e come e in che misura, a fronte di una crisi di livello internazionale, questi vengono applicati o riconsiderati nell’azione effettiva degli organismi europei.

È fondamentale che il lettore abbia un quadro completo del contesto normativo così che possa giudicare anche autonomamente se le misure adottate porteranno verso un’Unione Europea totalmente foriera di integrazione e accoglienza, verso un’Europa dei muri e del filo spinato o, più realisticamente, verso una soluzione intermedia che comunque ponga la vita e la dignità delle persone come preoccupazione prioritaria. Per questa ragione, dal prossimo articolo ci soffermeremo sul commento diretto ai testi e alle normative europee.

a cura di Paolo Santori

1 settembre 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook