Schäuble e Zenone di Elea. Il paradosso di un’Europa a più velocità

Schäuble e Zenone di Elea. Il paradosso di un’Europa a più velocità

europa_unitaIl terzo accordo tra Grecia e creditori internazionali, conclusosi al termine di un Eurosummit della durata storica di 17 ore consecutive, ribadisce in maniera equivocabile che la linea politica ed economica adottata dall’Eurozona è quella a più  velocità. Sotto una cornice quasi metafisica di austerity, sintetizzata nei principi cardine del pacta sunt servanda e del contenimento a tutti i costi del debito pubblico, i differenti paesi dell’UE viaggiano a diverse velocità in termini di crescita, occupazione e altri elementi rilevanti, nella convinzione che il successo dei più avanzati riesca a trascinare quelli più ‘indietro’. Il modello venne significativamente esposto da uno dei protagonisti dell’accordo odierno, il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, in un rapporto alla Cdu tedesca dal titolo Riflessioni sulla politica europea. Lì la tesi era che un’Europa a più velocità a livello economico fosse condizione preliminare per un’unione successiva a livello politico, con la Germania a guidare il processo.

Per una strana coincidenza la tesi sostenuta dal ministro Schäuble lo collega a un personaggio temporalmente lontano, il filosofo greco Zenone di Elea. Nel suo secondo paradosso, proposto per difendere la tesi del maestro Parmenide dell’immobilità e immutabilità dell’Essere, Zenone racconta della gara apparentemente impari tra Achille e la tartaruga dove quest’ultima, partendo da una posizione di vantaggio, pur essendo molto più lenta risulta irraggiungibile. Ancora una volta, quindi, Schäuble sembra non riuscire a trovarsi d’accordo con i greci. Per non essere ingenerosi diciamo che il ministro tedesco più facilmente si sarebbe trovato d’accordo con un altro greco, Diogene di Sinope detto il Cinico, che confutò il paradosso di Zenone semplicemente camminando. Il modello a due o più velocità quindi è salvo, Achille riuscirà a raggiungere la tartaruga o viceversa, per avvicinarci di più al quadro europeo, la lenta tartaruga raggiungerà Achille.

Fuori di metafora, il modello a due o più velocità come garante di una diffusa prosperità e di una conseguente unione politica sembra alquanto problematico. Per mostrarlo prendiamo in esame le analisi di un filosofo cronologicamente più vicino, John Rawls, su un principio economico simile a quello delle due velocità, chiamato il principio di differenza. Il principio di differenza, nella formulazione rawlsiana, prevede che all’interno di uno stato le disuguaglianze sociali ed economiche siano tollerate nella misura in cui garantiscano il massimo beneficio ai membri meno avvantaggiati.

Rawls, tuttavia, è scettico sulla possibilità dell’estensione sovranazionale di un tale principio tanto da escluderla esplicitamente nella sua ultima opera, Il diritto dei popoli. Come ha più volte spiegato in Liberalismo politico un criterio di efficienza e giustizia economica come il principio di differenza ha possibilità di riuscita soltanto in un paese con una determinata cultura politica pubblica: “tale cultura pubblica comprende le istituzioni politiche di un regime costituzionale e le loro interpretazioni pubbliche e tradizionali (comprese quelle dell’autorità giudiziaria), nonché certi testi e documenti storici generalmente conosciuti” e, allo stesso tempo, “la cultura della vita di ogni ogni giorno e delle sue numerose associazioni, chiese e università, associazioni di studio e scientifiche, circoli e società sportive, per citarne solo alcune”. In quest’ottica il principio di differenza, tenendo insieme i criteri di efficienza liberista con dei criteri di giustizia economica, viene formulato appositamente per la società statunitense. La cultura politica pubblica, e la fedeltà dei cittadini e dei rappresentati alle istituzioni, si fa  garante del rispetto dei principi di giustizia economica.

È qui, nella mancanza di una cultura politica pubblica europea, che sorge l’insufficienza del modello a due o più velocità. In quest’ottica il processo di integrazione europea diventa condizione necessaria al modello economico e non effetto consequenziale così come pensano Schäuble e molti altri. Tutti sembrano condividere la tesi che l’unione politica sia il problema profondo dell’Unione Europea; molto meno numerosi invece, eccettuando i sostenitori della via economica, sono coloro che immaginano strade alternative affinché questa possa venire. Una cultura politica pubblica transnazionale si forma a diversi livelli. A livello istituzionale un passo significativo sarebbe la convocazione di una nuova costituente per la redazione di una costituzione che racchiuda le diverse anime della storia europea, dalle radici cristiane a quelle illuministe, dalla tradizione liberale a quella socialista. Allo stesso tempo andrebbe cercata una linea di risposta comune ai problemi di politica estera, dall’immigrazione clandestina al terrorismo, dalle guerre internazionali alle alleanze geopolitiche. Queste iniziative, tuttavia, sarebbero insufficienti se non accompagnate da un grande lavoro culturale. A questo livello affinché possa nascere un’opinione pubblica europea e i cittadini possano iniziare a conoscere ed apprezzare le istituzioni che sostengono andrebbero favoriti momenti di deliberazione pubblica su temi di politica interna ed estera, corsi di storia e cultura dell’Unione Europea ad ogni livello di istruzione, incontri tra i cittadini dei diversi stati, come l’erasmus, e così via.

Anche a livello economico l’Unione Europea dovrebbe assumere un ruolo significativo, essendo portatrice di una terza via tra il modello ultra-liberista e quello statalista, caratterizzata sì dall’efficienza dei mercati ma anche da un funzionante welfare state. Ciò che tuttavia l’accordo greco porta in auge, dopo l’incoraggiante segnale del Quantitative easing, è un modello a più velocità che in realtà è una copertura ideologica per un ben preciso modello liberista, teso sempre più a erodere i diritti dei lavoratori e a far pagare ai popoli prezzi estremamente alti. Seguendo questa via non solo non è sicuro che gli stati più indietro riusciranno a raggiungere quelli più avanzati, ma c’è anche il rischio che il raggiungimento comporti sacrifici e perdite tali da far rimpiangere il modello stesso. Ancora più preoccupante è il fatto che senza una cultura politica condivisa potrebbe non essere nelle vere intenzioni dei sostenitori del modello a più velocità la riuscita del progetto.

Tutti speriamo, insomma, che la tartaruga infine raggiunga Achille ma allo stesso ci auguriamo che, sul giusto terreno, la tartaruga riesca ad arrivare viva alla fine della corsa.

di Paolo Santori

14 luglio 2015

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