Ecco perché Eminem è un’icona (inter)culturale per molte generazioni

Ecco perché Eminem è un’icona (inter)culturale per molte generazioni
Fonte: RollingStone

Che fine hanno fatto i giovani di grandi speranze che sognavano prospettive di riscatto personale e affermazione della libertà individuale? Travolti dalla routine frenetica del lavoro, oggi hanno spesso dimenticato i sogni e le ambizioni dell’età adolescenziale, riposti per bene sotto il tappeto.

Ma un tempo hanno vissuto anche loro il proprio momento di ribellione, un periodo in cui ci si sente come divinità indistruttibili, capaci di bypassare filtri affettivi e ostacoli socioeconomici per far sentire la propria voce.

Ogni generazione, però, si divide in due categorie: da una parte, i figli della comodità che si ribellano con un sessantottino e sterile senso di rivalsa mentre il mondo gli si spalanca gratuitamente davanti; dall’altra, i figli della strada, cresciuti a pane e precariato, che tentano di rialzarsi da terra. I secondi non sono migliori dei primi, ma di certo più credibili.

You only get one shot, do not miss your chance to blow
This opportunity comes once in a lifetime
(Eminem, Lose Yourself)

Un figlio nato dall’incertezza

Eminem è un figlio dell’incertezza. Ce lo dicono le sue canzoni, ce lo mostra 8 Mile, ce lo rappresenta la sua vita. Nato nel Missouri e cresciuto a Detroit, Marshall Mathers non ha mai conosciuto il padre e, tra le difficoltà economiche e i problemi di droga della madre, ha vissuto un’adolescenza sotto il segno della precarietà.

8 Mile ci racconta verosimilmente la sua vita, romanzata, diretta nel 2002 da Curtis Hanson. Giovane bianco con il sogno dell’hip hop in un quartiere nero che si nutre di freestyle, Eminem è vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei, ma anche della dispersione scolastica.

Cosa c’è di tanto diverso tra lui e i giovani adolescenti di ieri e di oggi? La sua vita è uno specchio di tante altre realtà distanti anche migliaia di chilometri da Detroit. Sognatori senza guida o scansafatiche incurabili, ragazzi con un ego smisurato o semplicemente assuefatti dal mondo che li circonda, possono essere tanti i motivi dell’abbandono degli studi, tanti i motivi della voglia di trasgredire le regole, ma quasi tutti si riconducono un unico obiettivo: lottare contro l’omologazione.

La difesa della propria identità porta a tuffarsi negli eccessi, per denunciare una società che opprime e che reprime l’io, imponendo una libertà vincolata che non permette scardinamenti. Eminem ha lottato contro una vita di rinunce forzate e contro un sistema che lo riteneva diverso e sbagliato, facendosi strada con le unghie e con i denti per l’affermazione di sé.

‘Cause sometimes you just feel tired, feel weak
And when you feel weak, you feel like you wanna just give up
But you got to search within you, and try to find that inner strength
And just pull that shit out of you
And get that motivation to not give up, and not be a quitter
No matter how bad you wanna just fall flat on your face and collapse
(Eminem, ‘Till I Collapse)

Il volto demoniaco che influenza la cultura

Gli anni Novanta e Duemila hanno dipinto il giovane di Detroit come una figura demoniaca, criticata dai genitori e amata dai ragazzi, un brutto esempio per le nuove generazioni. Eminem era dissacrante e viveva nello scandalo continuo. Certo, ha commesso senza dubbio i suoi sbagli.

Accusato spesso nei propri testi di omofobia, di violenza, di razzismo e di misoginia, ha dovuto più volte fare i conti con le proprie colpe. I ragazzi di ieri hanno visto in lui però il volto della ribellione, il giovane che dice no al politicamente corretto e che sbaglia perché non vuole essere conformato al sistema. I giovani di oggi vedono in lui un’icona già cristallizzata, innalzata nell’Olimpo del rap.

Se Eminem fosse stato solo fuffa, se avesse fatto parlare di sé soltanto per il disordine della propria vita, oggi non avremmo un artista eterno a soli 48 anni. Eminem è entrato a gamba tesa nella cultura di massa, conquistandola con la sua voce nasale, il suo flow e i suoi testi. Ha ispirato anche fumettisti e illustratori, diventando per esempio il volto protagonista di Wanted e anche Ener di One Piece.

L’angry blonde ce l’ha fatta, nonostante le difficoltà e le incertezze. Non riesce a stare zitto e questo gli causa problemi, ovvio, ma dalle cadute si rialza sempre a testa alta. Ce l’ha fatta anche a Hollywood, nel 2003, quando ha vinto il Premio Oscar per la miglior canzone (Lose Yourself) per 8 Mile.

Look
If you had
One shot
Or one opportunity
To seize everything you ever wanted
In one moment
Would you capture it
Or just let it slip?
(Eminem, Lose Yourself)

Eminem è pertanto un’icona (inter)culturale per molte generazioni, la sua musica è già cult e la sua personalità permette l’identificazione con tanti giovani di ieri e di oggi. Attenzione, però, a non confondere icona con modello.

Eminem non è un modello generazionale, un esempio da seguire pedissequamente a testa bassa, ma un’icona, un elemento rappresentativo di un’intera cultura, anzi un ponte tra culture, un ragazzo che ha rappresentato il disagio esistenziale della propria epoca e che continua a farlo (da uomo) ancora oggi.

Il valore iconico di Eminem è saltato agli occhi anche alcuni giorni fa, il 25 aprile, con la decisione del rapper statunitense di entrare nel mondo dei NFT (non-fungible tokens) con la linea Shady Con, rendendo uniche le proprie opere così da trasformarle in pezzi da collezione. Slim Shady è, quindi, ufficialmente parte della Hall of fame. Che dire? Chi non vorrebbe aggiudicarsi subito una sua action figure?

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